Fabregas è più di un sogno: ecco perché. Hamsik non è l'alternativa

Fabregas è più di un sogno: ecco perché. Hamsik non è l'alternativa
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venerdì 24 giugno 2011, 00:00Editoriale
di Luca Serafini

Quando in estate Adriano Galliani “scompare”, è perché sta lavorando a qualcosa. In queste ore non potrà sottrarsi all’assedio del workshop di Livorno, ma ci è abituato: smentirà, butterà lì mezze frasi e farà battute per spiazzare la stampa. E’ un esercizio che lo diverte da quando il Milan non è più in grado, come fino a pochi anni fa, di chiudere il mercato in primavera. Non è colpa del Milan né dei club italiani: non sono più, come una volta, i più ricchi o semplicemente i più spregiudicati, devono accodarsi alle spalle di emiri, magnati, petrolieri, americani che hanno invaso Russia e Inghilterra e di Reale Barcellona, un mondo a parte persino in Spagna, che godono di privilegi fiscali e introiti televisivi incomparabili con quelli del resto d’Europa e del mondo.
Qualche volta ci era capitato, in passato, di rimproverare Galliani per non lasciare spazio in estate, con il logico anticipo delle sue scelte, alla fantasia dei tifosi. Aveva risposto con Nesta, Rui Costa, Rivaldo, Kakà e ultimamente Ronaldinho e Ibrhaimovic (e Robinho…) giunti in rossonero in pieno agosto o addirittura alla fine. Questo è anche lo scenario attuale del mercato italiano e internazionale, una regola cui improvvisamente è costretta a sottrarsi l’Inter – non per sua colpa – condannata alla frenesia nella ricerca di un allenatore, col quale programmare poi il mercato. Un vantaggio non da poco per le rivali. Pazienza e fiducia sono le parole d’ordine in via Turati.

Massimiliano Allegri ha guadagnato una credibilità, una sintonia nelle scelte di mercato, che nei lustri più recenti non aveva ottenuto nemmeno Ancelotti. Carletto è stato fino all’ultimo un convinto aziendalista, un tenace alleato di Galliani del quale si è fidato sempre incondizionatamente accettando qualsiasi scelta. Riuscendo a costruire capolavori come nella Champions del 2003, schierando contemporaneamente Pirlo, Seedorf, Rui Costa, Rivaldo e regalando al Milan partite indimenticabili. Allegri ha giubilato prima Ronaldinho poi Pirlo, virando su una soluzione di uomini, formula e tattica diverse. Per vincere lo scudetto. Ora vuole alzare l’asticella per provare a puntare alla Champions e in cima alla lista del suo taccuino c’erano due nomi, Fabregas e Hamsik. Uno non esclude(rebbe) l’altro, ma è evidente che lo sforzo economico sarebbe insopportabile. L’indicazione è chiara: l’idea di Allegri è quella di un centrocampo con Boateng, Ambrosini (o Van Bommel) e Fabregas, con Hamsik dietro alle punte. Fabregas può giocare indifferentemente là dove Allegri avrebbe voluto schierare Pirlo – terzo centrocampista di sinistra – o trequartista, Hamsik ha cominciato la sua carriera in quella posizione per poi avanzare, ma nel caso potrebbe a sua volta sdoppiarsi. Come Boateng. Senza dimenticarsi che in rosa ci sono Seedorf, Robinho ed Emanuelson per i due posti oggi vacanti. La duttilità dev’essere la prima caratteristica di un centrocampo “europeo” oltre ala fisicità e alla qualità tecnica. Senza dimenticare che su Ganso c’è qualcosa di più di una semplice opzione e, guarda caso, il brasiliano è un altro in grado di coprire i due ruoli, anche se nel suo caso subentrano lo status e la fragilità fisica.

Illudersi che il Milan possa portare a casa sia Fabregas che Hamsik non costa nulla, avere fiducia che uno dei due vestirà la maglia rossonera (non al raduno del 12 luglio, probabilmente) insieme con altri arrivi importanti dopo Mexes, Taiwo e El Shaarawy è lecito. Continuare a tormentarsi su chi sia Mister X, invece, è la cosa che ha meno senso di tutte.