Il dominio nerazzurro: le sorprese continuano... La Curva Sud e la parola fine sul turco (esempio negativo per lo sport). Pioli un mix di Rocco, Sacchi e Ancelotti. Non sparate su Touré

12.11.2021 00:00 di Luca Serafini Twitter:    vedi letture
Il dominio nerazzurro: le sorprese continuano... La Curva Sud e la parola fine sul turco (esempio negativo per lo sport). Pioli un mix di Rocco, Sacchi e Ancelotti. Non sparate su Touré
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A parte l'autorevole, rispettabile opinione - un po' di parte - dell'amico Sandro Mazzola ("Nel derby meritava l'Inter, per la corsa scudetto ci sono solo nerazzurri con il Napoli, ma alla fine la spunteranno i primi"), che stimo da sempre e al quale voglio molto bene dalle lunghe frequentazioni televisive, qua e là abbiamo letto e ascoltato altri pareri sulla partita di domenica sera in cui ci sarebbe stata una netta supermazia della squadra di Simone Inzaghi. Lasciando perdere le statistiche, sebbene dicano come siano andate realmente le cose, l'analisi è molto chiara: nei prini 40' l'Inter ha tirato in porta solo in occasione dei 2 rigori, il primo dei quali inventato di sana pianta e non rivisto al VAR secondo canoni e protocolli che vengono sistematicamente trasgrediti e disattesi. Nei 5' finali 2 occasioni clamorose sui piedi di Barella (salvataggio sulla linea di Ballo Tourè) e Lautaro (fuori di un niente). Nel mezzo, molto Milan. Primi 25' della ripresa con i rossoneri in difficoltà quasi all'apnea, poi i cambi di Pioli ribaltano gli equilibri e il finale è tutto di marca milanista con le occasioni di Kalulu, Ibra (2), Rebic, Saelemakers e Kessie. Come detto nel postpartita, personalmente ritengo sia stato il derby più bello degli ultimi anni dove solo l'assenza di Hernandez e la scarsa condizione di Diaz - invenzione strategica di Pioli che ha tatticamente ha incartato Brozovic - hanno fatto piegare la barca per mezz'ora, per il resto la battaglia è stata assolutamente ad armi pari e il risultato non è solo giusto: è giustissimo. 

A proposito di Touré. Non linciatelo. Le difficoltà al primo anno, quando si indossa questa maglia, le hanno incontrate in molti, da sempre e anche di recente: Leao, Rebic, Kessie, Tonali, lo stesso Diaz. Succede. Se si hanno personalità e bagaglio, se ne può venire fuori: le sue prestazioni precedenti non erano state così negative, ma l'Inter ha spinto molto dalla sua parte proprio conoscendone il disagio attuale. Aspetterei, come sempre, ad emettere verdetti. Mi tengo le risorse, nel frattempo, senza dimenticare l'omaggio fatto da Maresca con l'espulsione di Theo all'Olimpico. Acqua passata.  

In settimana Stefano Pioli ha ritirato il premio "Liedholm" istituito da Carlo, figlio dell'indimenticato svedese, campione in campo e in panchina. L'attuale allenatore rossonero è stato accostato in questi ultimi in tempi, in cui finalmente si cominciano a riconoscere i meriti, a Sacchi e Ancelotti. Del primo ha eguagliato l'ossessione per la prestazione, con il secondo condivide umanità e capacità di gestione delle primedonne, nonché il coraggio di dare spazio ai giovani. A me piace accostarlo anche a Nereo Rocco, nato dalla provincia e approdato a Milano per diventare grande, per diventare una leggenda. Pioli non ha ancora vinto, ma ha già triturato moltissimi record: un titolo servirebbe ad inserirlo nella storia milanista, per tutti quei numeri sbriciolati in questi ultimi 2 incredibili anni di decollo e volo ad alta quota. 

Nel frattempo, a Casa Milan preparano il suo rinnovo, quello di alcuni giocatori e si fregano le mani per la crescita della passione dei tifosi: nel giorno del derby le visite in sede, al museo e le vendite delle magliette sono aumentate con percentuali impressionanti, relativamente a un match-day. I prodotti totali venduti sono maggiorati del 92%: la gente ci crede. La squadra ci crede. La società ci crede. Gli altri se ne convincerannio a maggio, basta solo saper aspettare.

A proposito di aspettare, è arrivato il giorno che ha incrociato nuovamente le strade del Milan e del turco transfugo. L'interista di Mannheim è avvezzo ai salti della quaglia, lo aveva già fatto 2 volte in carriera prima di sparire dai radar di Paolo Maldini e riapparire su quelli di Marotta. Forse succederà anche alla prossima scadenza: è pieno il mondo di personggi che dicono di andare a comprare le sigarette e poi non tornano più. L'accoglienza che gli è stata riservata a San Siro è stata assordante, globale e indolore. La Curva Sud si è distinta in particolare per una coreografia ad alto contenuto che ha giustamente fatto il giro del mondo, e poi per il saluto alla figlia di un ultrà nerazzurro che lotta tra la vita e la morte. Lo striscione del giorno dopo con riferimento al privato del turco me lo sarei risparmiato, resta comunque l'immagine di quel tributo spontaneo e sentito nei confronti di medici, infermieri, volontari e operatori della sanità, così come resta la reazione umana e comprensibile nei confronti di qualcuno che si è preso gioco del club, della maglia, della bandiera, dei tifosi e di Paolo Maldini, sbattendo la porta senza salutare, solo per qualche dollaro in più. Se adesso ti insultano, consolati con gli estratti conto mensili e pazienza se magari, per 2 anni consecutivi, ti sarai trovato sulla sponda sbagliata dello scudetto... 

Adesso però basta: certi cattivi esempi per lo sport non meritano né attenzione né memoria.