Kakà, Ibrahimovic (e la pubalgia), Pato: tre ritorni che fanno discutere
Questa settimana ravaniamo tra i post su Facebook e testi volanti. Il primo che vi proponiamo è un pensiero su Riky Kakà. L’idea del suo ritorno è del presidente Berlusconi e riguarda solo e soltanto l’immagine. alla riapertura del mercato, in gennaio, mancheranno 2 mesi alle elezioni ipotizzate ed eventualmente anticipate. Il ritorno di Kakà all’ovile serebbe, esattamente come accadde per Shevchenko, ESCLUSIVAMENTE un discorso di immagine. Dimostrare al mondo che chi se ne va sta male e ha voglia di tornare. Un’esternazione che Berlusconi avrebbe fatto eccome al suo entourage politico, all’interno del quale qualcuno ha mosso esattamente tutte le eccezioni di questo editoriale: “ma c’è già Dinho, e poi Ibra, Pato, Robinho”, “ma quanto costa? allora è meglio un terzino…”, “dove lo metteremmo?”, partendo naturalmente da “sono 2 anni e mezzo che non gioca in maniera decente ed è finito”. Tutti argomenti che a Berlusconi (tanto paga lui, gli sfizi se li può togliere tutti) non interessano: “Torni pure anche a fare le sabbiature, i fanghi e le saune, l’importante sarebbe che torni e basta”. Questioni di politica, non tecnico-calcistiche. Quindi, se vorrà togliersi lo sfizio, Berlusconi se lo toglierà eccome. Il resto saranno problemi di Allegri. Certo quei tifosi che alla notizia si sono risentiti, scandalizzati, irritati, bisogna dare atto che il giorno della cessione di Kakà si mimetizzarono molto bene.
Il secondo testo è una doppia “risposta”: una alla pubalgia di Ibrahimovic, notizia messa in giro da un blog interista. Balla. Ibra è un po’ affaticato, ma gode di salute di ferro. L’altra, assolutamente amichevole, a un bell’articolo che compare su “Forza Milan!” in edicola in questi giorni, a firma Mauro Suma, sulla simpatia di Ibra, tornato giù di morale dalla gara contro l’Olanda che la sua Svezia ha perso 4-1. Abbiamo chiamato Stefano Melegari per anticipargli le nostre osservazioni sul tema, quindi vi invitiamo a leggere anche “Forza Milan!”.
L’antipatia e la simpatia sono sensazioni soggettive, a volte chimiche (a pelle), altre volte cerebrali. Una persona ci può essere simpatica per l’espressione del volto, antipatica perché osserva usi, modi, linguaggio diversi dai nostri. Resta sempre e comunque un fatto personale. Il guaio spesso sta proprio qui: i personaggi pubblici non suscitano sentimenti per quello che sono, quindi a livello personale, ma per come appaiono. Per quello che fanno davanti a migliaia, milioni di spettatori.
Ibrahimovic ha già dei connotati particolari fisicamente: i piedi grandissimi, la mole, il volto allungato con una bocca e un sorriso famelici, al cinema sarebbe un cattivo perfetto. Come Fabio Capello, come Arrigo Sacchi: lo vedete il primo come un boss di una gang spietata e il secondo come un chimico spiritato? Mentre Carlo Ancelotti è naturalmente un buono, un pacioccone. Eppure ci sono eccezioni straordinarie a questi concetti filosofici: Josè Mourinho è simpatico a chi è schierato dalla sua parte, alle donne, a chi ama gli uomini risoluti, sprezzanti, arroganti. Esistono i satanismi, dunque non è difficile capire come possano esistere quelli che apprezzano gli odiosi.
Ibrahimovic non fa molto per cambiare l’orientamento di chi lo detesta: ha tradito gli juventini, è stato offensivo nei confronti degli interisti, non ha accettato l’integrazione a Barcellona e al Barcellona. Ora nel Milan continua a mandare a quel paese i compagni di squadra se non lo servono come dice lui e non c’è partita in cui non attacchi briga con qualche avversario. Fa l’espressione truce, le sue esultanze sono pompose, davanti ai microfoni della tv minaccia sfidandolo a un confronto fisico una icona rossonera come Arrigo Sacchi. Bacia e ama maglie come i fiori sui cui svolazzano le api. Non riesce a darsi un contegno, a controllare le sue maniere egoiste e sfacciate. Non può pretendere che venga amato soltanto per i suoi gol, per i quali certamente oggi i tifosi del Milan lo amano e quelli delle squadre in cui ha giocato hanno ripreso a detestarlo. Come accadde, per citarne uno famoso, a Eric Cantona.
Eppure Zlatan è un ottimo padre di famiglia, un professionista nella vita privata nel senso che non ha mai dato adito a sussurri e pettegolezzi, si allena con serietà e impegno. A voler ben guardare, ha mutato sensibilmente – nel Milan – il suo modo di giocare cercando di mettersi maggiormente al servizio della squadra e studiando dove e come stare per non pestare i piedi a chi è allineato nel suo reparto. A Milanello non lo descrivono come un mattacchione, la mossa di taekwondo a Strasser rubata dalle telecamere e finita su youtube lo descrivono come un provocatore al dettaglio. A noi simpatici e antipatici restano infine indifferenti se il loro rendimento sul campo non presta il fianco a critiche. Lo hanno accusato di essere un giocatore poco incisivo in Champions eppure nel Milan ha già segnato 3 gol in 2 partite, le prime. Non vi è dubbio che tra Kakà e Ibra, o lo stesso Ronaldinho, il modo di calcare le scene sia profondamente diverso e la partita dei sorrisi paurosamente squilibrata. Ma senza necessariamente raggiungere alcuni picchi caratteriali dello svedese, non pensiamo che – a chi non ha a cuore le sorti del Milan – sia stato simpatico per esempio Sebastiano Rossi (un ragazzo buono come il pane nella vita privata) che pure la maglia non l’ha mai cambiata. De gustibus. Che per i latini non hanno disputa di sorta.
Il terzo testo volante è su Pato. Rientra col Chievo dopo le prodezze con il Brasile, che seguono l’assenza per un mese col Milan. Con la maglia verdeoro si è visto il Pato che sognano tutti i milanisti e non il Pato che sogna – un giorno – il Barcellona. C’è voglia, e c’è bisogno, del Pato brasiliano. Per quello catalano, o londinese, c’è tempo. Molto o poco tempo, dipende da lui.
L’ultimo testo è un copia-incolla da un servizio che andrà in onda domani sera alle 00.30 su Italia 1 nel corso di “Studiosport XXL”.
CITAZIONE, UNA CITAZIONE SI', PERCHE' XXL E' LA TOP TEN DELLA SETTIMANA E QUESTA SETTIMANA E' SUCCESSA QUESTA ROBA QUI, ITALIA-SERBIA 7' POI TUTTI A CASA PERCHE' SOTTO SCACCO DI QUESTA GENTAGLIA QUI. NIENTE DI NUOVO, SE NON LO SFORZO DEGLI ESTREMISTI ULTRA' DI SERBIA: BASTAVA ISPIRARSI A QUESTO QUI, CHE NEL 2004 SENZA NEMMENO LA FATICA DI SPRANGHE, MOLOTOV, RAZZI, FUMOGENI, PASSAMONTAGNA, SCESE IN CAMPO TUTTO TRANQUILLO PER DIRE A ROMA E LAZIO: TUTTI A CASA, NON SI GIOCA, NIENTE DERBY. PERCHE'? PERCHE' MI GIRA COSI'. CITAZIONE, UNA CITAZIONE SOLTANTO PER ITALIA-SERBIA CANCELLATA DAI CALENDARI DEL PIANETA, PERCHE' FINO A PROVA CONTRARIA I GIORNALISTI FANNO CRONACA, MA DI QUESTE VICENDE CI SIAMO ROTTI LE SCATOLE, NON NE POSSIAMO PIU', E SICCOME NON CI SFIORA L'IDEA CHE NON PARLARNE SOTTINTENDA LA RESA, NON NE PARLIAMO PIU' DAVVERO. BASTA. TANTO COSA VUOI DIRE? COSA VUOI CHE CAPISCA, CHI HA ORGANIZZATO ITALIA-SERBIA IN UNO STADIO SOFFOCATO IN MEZZO AI VICOLI? A CHI NON SA CHE ARRIVANO IN ITALIA UNA VENTINA DI PULLMAN ZEPPI DI CRIMINALI SERBI COMANDATI DA UN DELINQUENTE INTERNAZIONALE? A CHI NON TI AVVISA CHE TE LI STA MANDANDO? E COSA VUOI SPIEGARE, A TUTTI QUEGLI ALTRI CHE ERANO LI' A MARASSI PER VEDERE UNA PARTITA DI CALCIO E SONO DOVUTI TORNARE A CASA?
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