Lettera aperta a Ibrahimovic: “Il Milan è stato prima snobbato, ora hanno capito che fa sul serio: non cadere nelle provocazioni”

28.01.2021 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Lettera aperta a Ibrahimovic: “Il Milan è stato prima snobbato, ora hanno capito che fa sul serio: non cadere nelle provocazioni”

Questa settimana la mia rubrica viene sostituita da una lettera aperta indirizzata a Zlatan Ibrahimovic

Caro Ibra,

mi prendo la briga di scriverti dalla home page di milannews perché so che ti arriverà l’eco e so che qualcuno te ne sintetizzerà il contenuto. Ho fatto questa scelta dopo aver assistito, non certo inerme perché ho rintuzzato tweet dopo tweet, al volgare dibattito che si è prodotto, sconfinando nel razzismo addirittura, alla fine del derby di coppa Italia. Cominciamo da te: hai sbagliato, hai sbagliato tanto e hai chiesto scusa a fine partita ai tuoi sodali oltre che a società e allenatore e questo, per le abitudini del calcio, ha sanato il tuo grave errore. Primo punto: non c’era bisogno del messaggio pubblico (“nel mondo di Zlatan il razzismo non esiste, siamo tutti uguali”) perché chi ti conosce e conosce le tue idee oltre che le tue frequentazioni, lo sa perfettamente. Può accadere solo in Italia purtroppo dove il politicamente corretto è diventato una sorta di virus ancora più pericoloso del covid-19, capace di infettare intere generazioni persino di tifosi. Come ti definì un tuo antico compagno di squadra ai tempi, Hernan Crespo (“Ibra è un calciatore di strada”), la gazzarra tra te e Lukaku è stata degna di una litigata tra ragazzacci che giocano a calcio in un campetto di periferia.

       Adesso vengo al motivo della lettera aperta. Da martedì notte, è cominciato il periodo più delicato e decisivo della stagione calcistica. Nelle settimane precedenti tutti hanno apprezzato con simpatia le imprese del Milan, le hanno accompagnate con giudizi stregati, nessuno si aspettava da uno di quasi 40 anni, che incidesse così in serie A, tanto meno si aspettavano il primato da uno come Pioli e da una squadra che al massimo veniva accreditata di un 5-6°posto. Adesso che il primato del Milan ha cominciato a resistere alle assenze tue, agli infortuni a catena, alla gioventù di molti suoi esponenti, regalando calcio di qualità, è nato un altro clima nel campionato. Hanno cominciato a dire: eh no, questi non sono un bluff, questi non si fermano per strada come pensavamo, questi non sono una bolla. Di qui prima le polemiche sui rigori ricevuti a favore tacendo di espulsioni e gialli che nemmeno la banda Bassotti, poi le provocazioni. Zapata è stato il primo sotto il cielo di San Siro, De Roon il giorno dopo sui social, Lukaku non sarà l’ultimo della serie A. Il Milan è entrato nel mirino della concorrenza e soprattutto di chi sa benissimo che basta una scintilla per darti fuoco. Nell’anno dello scudetto con Allegri accadde lo stesso, te lo ricorderai sicuramente. E saltasti 3 turni. Questa volta non devi cadere nel trappolone e non solo perché hai 40 anni quasi suonati ma perché sarà decisiva la tua presenza nelle prossime cadenze del torneo. Ti dirò anzi che l’uscita dalla coppa Italia non è stata un cattivo affare. Due turni con la Juve tra il 2 e il 9 di febbraio non sono una passeggiata di salute: faranno perdere energie, giocatori e punti in campionato.

Da quando sei ritornato nel calcio italiano, si è alzato il livello tecnico. Quindi le tue responsabilità che erano enormi, si sono moltiplicate. Devi aspettarti oltre che falli, spinte e contrasti feroci che fanno parte del mestiere, anche sottili provocazioni. Cadere nella trappola significherebbe tradire la missione che ti sei dato tornando per la seconda volta a Milanello. Apri gli occhi, metti la museruola al tuo istinto da strada, e concentrati solo sul calcio e sulle cose buone che fin qui ha realizzato.