Meno male che Ibra c'è
“Meno male che Ibra c’è”, è questo il nuovo ritornello che da giorni risuona nella mente di chi ha il Milan nel cuore. Dopo la trasferta olandese i punti che portano la griffe di Zlatan Ibrahimovic non si contano più: 5 gol in 6 partite per lui, concreto e decisivo come non mai anche in Champions League. E’ un Milan Ibra-dipendente, che non può fare a meno del suo 47 di piede e ringrazia sentitamente i genitori per non essersi opposti anni fa alla passione del figlio per il taekwondo e le arti marziali. Questa dipendenza per molti è una risorsa, per altri una malattia: è critico Clarence Seedorf che abituato ad anni di fraseggi e ricami nel gioco non gradisce il nuovo trend fatto di lanci lunghi, per la serie “tanto poi ci pensa lo svedese”.
Quella intrapresa da Allegri sembra però finalmente la strada giusta: la squadra è più equilibrata e senza Ronaldinho gioca meglio. Il brasiliano rischia di diventare un problema: sta ora al tecnico smarcarsi dai desideri presidenziali e lasciare fuori un giocatore evidentemente fuori forma, grazie anche magari all’avvallo di Galliani. Meglio di lui ha fatto Robinho, ma dall’ex Manchester City Allegri si aspetta di più e soprattutto maggior concretezza, che già da sabato magari potrebbe essere garantita da Pato. Potrebbe essere insomma questione di giorni per togliere, finalmente, dopo un mese, il cartello ‘Lavori in corso’ dal cantiere Milan.
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