Metti un giorno a forte dei Marmi con il nuovo eroe (e mister) dei giovani rossoneri...

Metti un giorno a forte dei Marmi con il nuovo eroe (e mister) dei giovani rossoneri...MilanNews.it
mercoledì 1 agosto 2012, 13:00Editoriale
di Tiziano Crudeli

Forte dei Marmi, Bagno Annetta. Filippo Inzaghi,  sdraiato sul lettino a bordo piscina è alle prese col telefonino. Appena mi vede si alza e mi saluta con la cordialità di sempre. Giusto il tempo per i convenevoli di rito e poi iniziamo una piacevole chiacchierata. Non è un intervista ma un incontro tra due amici. Così ognuno di noi parla a ruota libera senza false ipocrisie. Le confidenze che fanno parte della stretta sfera personale però non vanno rese pubbliche, ma certe sue osservazioni meritano spazio  perché contengono pillole di saggezza.
Per Pippo  passare di punto in bianco da calciatore  ad allenatore del settore giovanile  non è stato facile.    Nel momento in cui ha dovuto effettuare la  scelta definitiva  è stato tormentato  da ansie e  mille dubbi. “Da non dormire di notte- confessa-  volevo continuare a giocare anche perché in Italia e all’estero le offerte non mancavano. Dentro di me ho pensato: rischio, però, di rovinare un’immagine con prestazioni magari non esaltanti. Il mio passo d’addio è stato indimenticabile. Il gol  realizzato nell’ultima giornata di campionato  contro il Novara mi ha procurato delle emozioni fortissime. Mi sono commosso a sentire il boato e l’affetto  del pubblico. Una sensazione che non dimenticherò mai. Ho chiuso la mia carriera con una rete meravigliosa e con i tifosi rossoneri che mi osannavano. Come potevo allora pensare di ritornare a San Siro con un’altra maglia? Ho allora optato per mettere a disposizione dei giovani le mie esperienze. Il Signor Galliani mi ha offerto questa opportunità.  Dopo attenta  riflessione  ho accettato la proposta pur  consapevole che i regolamenti in vigore in Italia non ti consentono di tornare indietro. Al contrario di altri Paesi, dove ad esempio in Inghilterra,   Scholes,  dopo aver allenato per alcuni mesi nel vivaio del Manchester United quando Ferguson lo ha richiamato in prima squadra, è ritornato a giocare. 
A partire dal 16 agosto prossimo a Pinzolo, sede  del raduno, sarò alla guida degli Allievi Nazionale del Milan. Ho chiesto e ottenuto di avere come assistente Stefano Nava che mi aiuterà a  trovare i meccanismi più idonei per il  reparto arretrato, mentre per ciò che riguarda  la fase offensiva credo, anzi sono sicuro, di avere le capacità per fornire ai ragazzi appropriati suggerimenti.

Potrò poi contare sulla competenza di Fulvio Fiorin, un tecnico molto esperto nel settore giovanile. Insieme vogliamo costruire una squadra che possa essere una sorta di trampolino di lancio per i giovani.  Mi accingo a vivere la seconda fase della mia vita  sportiva con  senso di responsabilità. Un gruppo ha bisogno di essere guidato da un capo carismatico,  ma sono altresì indispensabili collaboratori competenti e di spiccata personalità. E’ quindi importante l’intero staff.
Il calcio giocato mi ha dato tanto. Sacrifici e  rinunce sono stati utili  per crescere come uomo e come professionista. Ho subito  diversi infortuni, ma ogni volta  ho sempre trovato la forza per risalire la china. Ho conosciuto persone straordinarie e altre  che non si sono comportate  lealmente. Non è scontato che   un ex grande giocatore  sia  un ottimo allenatore  o sia in grado di  ricoprire da subito ruoli dirigenziali di alto livello. In tutti settori ci vuole  un minimo di apprendistato.  Quando  ho deciso di fare l’allenatore ho ritenuto giusto iniziare dai giovani per misurare la mia adattabilità. Pretendere tutto e subito era sbagliato. Poi se dimostrerò a me stesso e agli altri di essere portato per questo tipo di lavoro mi cimenterò in  contesti più importanti. Magari fra tra due  arriverò in prima squadra. E’ naturalmente un sogno che dovrà trovare riscontro nei risultati. Nella  mia lunga carriera agonistica  ho constatato l’importanza  dei rapporti umani che devono intercorrere tra gli addetti ai lavori anche  quando i responsabili  sono  chiamati ad assumere decisioni  poco gradite ai diretti interessati. La correttezza è un principio irrinunciabile. Così come disciplina e rispetto delle regole sono basilari. Sbagliato  nascondersi dietro la cortina del silenzio.”