Nè Ibra, nè Donnarumma: parliamo finalmente d'altro

17.04.2021 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Nè Ibra, nè Donnarumma: parliamo finalmente d'altro
MilanNews.it

Proprio così, qui oggi non si parla nè di Ibra, nè di Donnarumma. Mi rifiuto di parlare di leoni di undici anni fa, di virologi-detective o di detective-virologi, di yacht e di altre sciocchezze del genere. Potrei parlare di razzismo, questo sì, lo merita sempre. Ma dovrei parlare non delle 10 giornate di squalifica che invocava qualche giornale a febbraio, e quindi non farei notizia. Il razzismo di Ibra infatti, è di quelli all'incontrario, che non fanno notizia. Il razzismo del perdono non piace.  E visto che Ibra ha "perdonato" la Stella Rossa e ha pensato che non dovesse essere il club a pagare per l'idiozia di quattro fanatici, il suo è un atteggiamento che non tira, che non interessa, che non fa click. Niente, quindi. E niente nemmeno su Donnarumma, perchè prima della fine del campionato nessun club italiano può fare operazioni da 100 milioni complessivi tra ingaggio e commissione per un portiere, o di 120/140 milioni come si profetizza potrebbero fare altri. Anche perchè se non si spinge oltre il Milan, che non ha problemi di eccessi di plusvalenze o di eccessi di debiti pregressi non ripianati, come farebbero altri a superare l'offerta rossonera in maniera chiara e immediatamente comprensibile?

Parliamo d'altro allora. Facciamo una breve rassegna stampa, in stile Radio Londra. A inizio settimana Dagospia, non Suma, Dagospia, ha scritto: "Come mai gli advisor fanno fatica a cercare un partner industriale a Zhang? Non sarà che i pretendenti siano disorientati dalla complessa contabilità nerazzurra? Ah, saperlo". Sempre Dagospia, non Suma, Dagospia, giovedì ha scritto: "La Covisoc indaga sulle plusvalenze della Juve, mentre i conti dell'Inter sono sotto il faro Uefa". Il Milan è il grande assente dal chiacchiericcio. E immagino allora i tifosi rossoneri protestare: perchè allora attaccano solo noi? Perchè non ci facciamo rispettare? Due risposte brevi brevi. La prima, questo è un Paese che si innamora di più dei temi nazional-popolari che di quelli seri, e certamente Ibra e Donnarumma appartengono al primo filone. La seconda, il Milan non ha bisogno di tener buono nessuno e rispetta il lavoro mediatico di tutti, ma quando paghi tutti i mesi, non hai esposizioni finanziarie debitorie di un qualche rilievo e non eserciti la plusvalenza come filosofia, tiri dritto e non fai l'occhiolino a nessuno per evitare magari che si alluda un po' troppo sulle tue zone d'ombra. Ai cultori invece del massimo della pena per il dieci per cento di una partecipazione societaria, ricordo invece che per un Suarez o per un tampone il massimo della pena sarebbe l'esclusione dal campionato. E che in tema di controlli antidoping controversi il massimo della pena sarebbero sei mesi. Ma il massimo della pena di solito non diventa la pena. A meno che non si faccia il titolo nazional-popolare di pancia. Con tanta pancia.