Qualcosa è cambiato
Dopo più di tre mesi al Milan, Allegri ha capito una cosa fondamentale: per vincere bisogna rischiare. Lo sanno bene i tecnici passati da Milanello, lo ha intuito lui stesso in questo primo scorcio di campionato. Le scelte, dolorose ma soprattutto rischiose, alla fine pagano, e i fatti stanno dando ragione al tecnico di Livorno, che è tornato da Bari con i tre punti e con qualche certezza in più. Scelte impopolari? Non proprio, ed è per questo che l’ex allenatore del Cagliari si sta guadagnando pian piano la fiducia del popolo rossonero, storicamente molto esigente con chi si siede sulla panchina del Milan. Diciamolo chiaramente: non tutti avrebbero avuto il coraggio di togliere Ronaldinho, pupillo presidenziale, nel big match contro il Real Madrid e addirittura non schierarlo nella trasferta del San Nicola. Stessa situazione nella gestione di due campioni come Seedorf e Inzaghi: utilizzati a piccole dosi, come se fossero importanti ma non fondamentali. Difficile farlo capire a gente che ha vinto e stravinto più dell’allenatore stesso, che però anche in questo frangente, ha dimostrato carattere. I risultati sino ad ora lo hanno premiato, ecco perché Berlusconi non può fare altro che osservare con occhio critico, senza intervenire come fece alla fine dell’era ancelottiana e lo scorso anno con il volenteroso Leonardo. Qualcosa sembra essere cambiato grazie ad Allegri, tecnico italiano che alla prima stagione in rossonero spera di ripetere quello che fecero i suoi predecessori connazionali: Sacchi, Capello, Zaccheroni e Ancelotti alla prima stagione al Milan vinsero qualcosa, scudetto o Champions League. Lui spera di non smentire questa statistica, affidandosi a quei giocatori che difficilmente lo deluderanno: Gattuso, rigenerato da quando il suo ex compagno di squadra del Perugia lo allena, Thiago Silva, ormai consacrato come uno dei migliori difensori del mondo, Ibrahimovic, complicato da gestire ma tremendamente importante per il reparto offensivo.
Qualcosa è cambiato dicevamo, soprattutto a Milanello, non più luogo ovattato irreale, ma un normale centro sportivo dove filtrano sentimenti e umori, positivi e non, di vita quotidiana. Poco importa se ogni tanto ci scappa una rissa in allenamento e Milanello diventa zona ad alto rischio sismico: a volte scosse del genere possono essere salutari, come lo furono nell’Inter di Mourinho dello scorso anno. Tutto dipende dalla bravura dell’allenatore, e anche in questo caso Allegri si è districato egregiamente. Ecco perché i tanti allenamenti fatti svolgere sul campo esterno, e quindi visibili ai tifosi, devono essere un segnale importante: il Milan è un bene che tutti i tifosi devono godersi, e non importa se a volte succede qualcosa che nessuno dovrebbe sapere. Una sorta di padre di famiglia, che a volte deve essere in grado di usare il bastone e non la carota, come nel caso di Pato, tornato al gol proprio nel match iniziato dalla panchina. Che qualcosa fosse cambiato lo avevamo capito a fine settembre, quando Galliani, prima di partire per la trasferta di Amsterdam, disse che il Milan deve vincere e non è un parco di divertimenti. I fatti e le scelte del tecnico rossonero dimostrano che Allegri e Galliani hanno preso la stessa strada. Ora all’appello manca la persona più importante, Silvio Berlusconi, ancora convinto che con tanta fantasia in campo si possa vincere e divertire. Allegri spera con i fatti di poter far ricredere il numero uno del Milan: in quel caso potremmo dire che qualcosa, anzi molto, sia cambiato.
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