Ronaldinho fuori squadra non è la soluzione dei problemi

Ronaldinho fuori squadra non è la soluzione dei problemiMilanNews.it
© foto di tv
venerdì 1 ottobre 2010, 00:00Editoriale
di Luca Serafini

Nei giornali in gergo si dice “al momento di andare in macchina”, per chiarire che si sta scrivendo – appena prima della stampa – una cosa che potrebbe modificarsi subito dopo. Quindi, “al momento di andare on-line”, cioè alla mezzanotte di giovedì, Pato a Parma torna disponibile. Se è così, speriamo che rimanga disponibile a lungo. La soluzione è semplice: lavorare bene a Milanello, riposare meglio a casa. A 21 anni gli atleti sradicano le sequoie, non si toccano la coscina ogni momento. Hanno una forza un’esplosività che, se accompagnate da una vita sana, ti consentono di fare come Del Piero, Inzaghi, Maldini, Costacurta, gente che a parte infortuni da trauma, le coscettine le hanno sane e curate come vanno curate, con l’allenamento e il riposo. Alcune chiacchierate “fuori onda” a Yokohama, a Dubai, qualche volta anche in compagnia di Kakà, ci hanno reso del Papero l’idea di un ragazzo per bene, con una coscienza e con la testa a posto. Quelle chiacchierate sono un po’ datate, l’impressione però non è mutata. Non si può non voler bene a un ragazzo così, che ispira dolcezza e simpatia. Volendogli bene e convintissimi che si tratti di un futuro Pallone d’oro, la preghiera, la lettera aperta, è quella di mettere in cantina debolezze e ipocondrie. Il Milan ha bisogno di lui. Sano.
L’assenza di Pato, in battuta insieme con quella di Robinho all’inizio del campionato, hanno portato a valutazioni di un certo tipo sul modulo. Sembrava che quel 4-3-3 fosse un dogma. Balle.

Il 4-3-3 è il sistema di gioco che prevede Pato-Ibrahimovic- Ronaldinho o Robinho al posto di uno dei 2 laterali o Inzaghi al posto di Ibra, punto e basta. Ma se, appunto, mancano Pato e Robinho, non è Boateng la soluzione (altrimenti si ricade negli errori della passata stagione con Mancini, Beckham, Abate, Huntelaar, Seedorf – proprio a Parma – a turno relegati all’ala destra). La soluzione senza un paio di quegli interpreti è, appunto, cambiare la formula. In queste settimane contraddittorie della squadra, Allegri si sta dimostrando intelligente, reattivo, deciso. Questi discorsi li ha intesi alla svelta, ha cambiato, si è adattato, ha adattato la squadra. L’ha sistemata in difesa, sta cercando di quadrare il cerchio a centrocampo, in attacco è sufficiente che ciascuno rispetti il proprio ruolo e le proprie consegne. E Allegri costruirà un centrocampo su questa teoria: a Ronaldinho, Ibra e Pato chiederà certamente di dare una mano, ma di sicuro non chiederà mai loro di correre avanti e indietro. Spiegateglielo a Chivu, che forse è meglio che Eto’o stia là… La squadra ballerà un po’ – certamente mai più come contro Cesena, Auxerre e Catania – ma finalmente avrà la possibilità di crescere e diventare irresistibile in attacco.
In questo senso, la panchina di Ronaldinho ad Amsterdam va considerata nel contesto di un normalissimo turn-over dopo una sfilza di “semprepresente”. Fa un po’ sorridere come molta gente di fede rossonera abbia esultato per Ronaldinho in panchina. Noi abbiamo esultato per il cambio di modulo, quello sì, perché una grande squadra dev’essere duttile, camaleontica. Anche nei 90’. Ma riposato in Champions, Ronaldinho tornerà titolare e con lui il 4-3-3 e su quello Allegri continuerà a lavorare.