Salvate Ibra. Il Mondo senza Ganso. Ricky e Mario: pensiero stupendo. Ed a sinistra...
Il Soldato Zlatan Ibrahimovic ha dato di tutto ed anche di più: ha trascinato in alto con i suoi miracoli una squadra che, farà strano, non vince lo scudetto dal 2004. Lo ha fatto con naturalezza, perchè è quello che sa fare: poi la lucidità fa posto alla stanchezza, un arbitraggio “discutibile” condisce il tutto col nervosismo e finisce con la frittata. Meno male che non è arrivato lo sconto salva Derby: il calcio italiano mai avrebbe avuto bisogno di altro veleno come quello che sarebbe colato dalla bocca di alcuni dirigenti nerazzurri, che hanno recentemente dimostrato di non conoscere diplomazia, per usare un eufemismo. Qualcuno aveva deciso che Ibra avrebbe dovuto saltare tre partite, davanti ai microfoni, ergendosi ad inflessibile giudice morale: ciò nonostante, la Giustizia – quella ufficiale – Sportiva non ha potuto fare a meno di ridurre una sanzione sproporzionata. L'unica richiesta di Ibra ai suoi compagni è più che legittima: ritrovarsi, al suo ritorno a Firenze, ancora lì, dove lui ha faticato tanto per essere. Chi identifica in Ibrahimovic i mali del Milan (anche all'interno del tifo rossonero), forse si lascia guidare dall'antipatia del passato o da una visione mediatica distorta del numero 11 rossonero: si parla del giocatore più decisivo del Campionato. Peccato che, complice la partenza dell'ultima ora di Borriello e l'infortunio di Inzaghi, si sia deciso dovesse giocare 60 partite all'anno. Fenomeno sì, ma Robocop no.
Per chi ha amato alla follia Rivaldo, leggere del “Nuovo” Rivaldo lascia un gusto agrodolce: a leggere quotidiani, siti, forum, sembra che non si possa più vivere senza Ganso, dipinto come un fenomeno incondizionatamente, addirittura accostato al mostro sacro Vitor Borba Ferreira. Raro sentir parlare delle condizioni fisiche precarie del Santista: ginocchia fragilissime già a 22 anni. Poi, la lingua lunga: oggi vuole andare al Milan, domani all'Inter, dopodomani al Chelsea, senza dimenticare il Barcellona e forse il Real, ripetendo a pappagallo le imbeccate della finanziaria che ne gestisce il cartellino. Last but not least, i ritmi non esattamente altissimi del suo gioco. Sembrava si parlasse di un giocatore di un altro Pianeta, giusto riportarlo sulla Terra: che vada al Milan, all'Inter o ovunque, Ganso ad oggi non è il giocatore che cambia faccia alla squadra. Ed a voler essere pignoli, quel Neymar al suo fianco... Lui sì, che ci fa sognare di più.
Mario Balotelli e Ricardo Kakà, così diversi ma così vicino: entrambi, con una sola squadra possibile nel destino. Per Mario, il divorzio con il City è ogni giorno che passa più indispensabile, almeno quanto per Ricky quello con il Real Madrid: Adriano Galliani li attende a braccia aperte entrambi e per il Milan sarebbero delle addizioni clamorose, a patto di non svenarsi troppo in termini economici, specie per il secondo, ormai prossimo ai 29 anni (ma non per questo vecchio e finito). Il Milan di Balotelli e Kakà sarà pur sempre il Milan di Ibrahimovic, perchè è fantamercato immaginare un addio dello svedese, ed anche di Pato, che non può essere sacrificato se l'obiettivo è quello di migliorarsi. Intanto per la fascia sinistra difensiva, l'ultima candidatura (by Zaccardo) è quella di Balzaretti e, sinceramente, mi scappa un sorriso: se innesto dev'essere, che sia una scommessa di prospettiva, un potenziale crack per gli anni a venire dopo un anno di ambientamento. Il presente si chiama Luca Antonini, che ogni partita scende in campo con un valore aggiunto rispetto agli altri: lui sì, sa cosa vuol dire indossare la maglia del Milan ed in uno spogliatoio che in estate potrebbe perdere qualche senatore importante, è un dettaglio da non sottovalutare. Poi, il valore puramente calcistico: non basta una buona stampa, o la considerazione del CT (tuttaltro che infallibile), per essere davvero un innesto che migliora. Giusta la concorrenza e l'abbondanza, in una squadra che il prossimo anno non vuol più fallire in Champions, ma se la filosofia è quella di spendere milioni per un giocatore assolutamente non superiore (addirittura più vecchio di qualche mese!) a quello che già si ha in rosa... Si parte col piede sbagliato. L'estate scorsa, in attacco, dovrebbe aver insegnato. O crack, o nulla: meglio un Antonini oggi ed un Bale dopodomani, che intasare tutto con scelte insensate.
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