Una sconfitta meritata

Una sconfitta meritataMilanNews.it
© foto di Tiziano Crudeli
martedì 2 novembre 2010, 00:00Editoriale
di Tiziano Crudeli

A seconda dei risultati noi tifosi passiamo spesso dalla delusione all'esaltazione. La vittoria di stretta misura maschera qualsiasi difetto e induce all'ottimismo. Così come, la sconfitta anche quella immeritata, ci fa sprofondare nel pessimismo più nero. Quando entrano in ballo i sentimenti è difficile essere obiettivi. Al di là della mia dichiarata fede calcistica nel momento in cui sono chiamato ad analizzare le prestazioni della mia squadra del cuore mi sforzo di esprimere dei giudizi che non siano condizionati dal mio stato d'animo. Dopo aver visto il Milan vincere col Chievo e col Napoli non mi ero entusiasmato più di tanto, anzi avevo evidenziato alcune preoccupanti disfunzioni in parte cancellate dalle performances del miracoloso Abbiati. Troppo facile, invece, mettere sul banco degli imputati il Milan bastonato dallo stratosferico Real Madrid. In quella circostanza i pareri negativi sono stati unanimi. Anche se gli inguaribili aficionados hanno timidamente sostenuto: “è sola una partita storta. Punto e basta.” Poi al San Paolo la squadra riveduta e corretta, più muscolare, più tonica sembrava avviata a recitare un ruolo da protagonista, almeno in campionato. Il match casalingo con la Juventus doveva stabilire l'eventuale crescita dei rossoneri reduci in campionato da un filotto di quattro vittorie consecutive. Una Juve per di più senza Krasic, Chiellini, Buffon, Iaquinta e con De Ceglie e Martinez infortunati durante il match. C'erano quindi i presupposti per avere ulteriori conferme positive. Dopo i primi 20 minuti quella speranza prendeva sempre più corpo anche se l'incrocio dei pali colpito da Ibra era un segnale per nulla positivo. E invece al termine dei 90 minuti, più i 5 di recupero, mi sono ritrovato a commentare la prima sconfitta casalinga stagionale proprio contro Del Piero e compagni che non prevalevano a San Siro da 5 anni. Una sconfitta meritata. Il maggior possesso palla (58% Milan contro 42% Juventus ) il maggior numero di conclusioni a rete (17 Milan, di cui 8 nello specchio e 9 fuori, contro le 8 (6 in porta e 2 fuori) della Juventus evidenziano una supremazia sterile che non ha prodotto risultati concreti. I bianconeri, più cinici e più pratici, hanno sfruttato gli errori del Milan. In fondo ciò che conta è aggiudicarsi la posta in palio, non importa come. Tutto il resto rientra in un discorso puramente accademico. L'Inter, pur non disputando un gran match, ha superato il Genoa grazie ad una papera del portiere Eduardo. I nerazzurri ( e i tifosi) alla forma preferiscono la sostanza e quindi gioiscono. Nel calcio chi sbaglia paga. E' una legge scritta. Perchè non solo là davanti Ibra (comunque il migliore della truppa milanista) e soci, hanno dilapidato una fortuna , ma per completare l'opera ci si sono messi pure Antonini e Sokratis colpevoli di imperdonabili leggerezze dalle quali sono scaturiti i due gol che hanno uccellato il povero diavolo.

Aggiungiamoci pure Boateng confusionario, Pato, dopo un avvio discreto, s'è perso per strada braccato da avversari arcigni e grintosi che lo hanno annullato. Robinho appena volonteroso si è spento alla distanza. In casa milanista si rimpiange l' assenza di Thiago Silva. Sicuramente la difesa del Milan senza il brasiliano perde efficacia e sicurezza. Non è però concepibile che l' intero impianto arretrato vada in affanno solo perchè un grande giocatore è fermo ai box. La Juve con Krasic squalificato e Chiellini, infortunatosi nel riscaldamento pregara, ha retto alla grande supplendo alle defezioni con la compattezza, la grinta di tutti e l'abnegazione di coloro che si sono avvicendati in campo. Il gol di Ibra ( a quota 4 in campionato e 3 in Champions) è arrivato troppo tardi, forse se non avesse sprecato quanto gli era capitato a tiro in precedenza probabilmente sarei qui a glorificarlo. Stringi stringi una partita che il Milan poteva anche vincere. Inutile però piangere sul latte versato. Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Siccome gli errori (individuali e non ) si ripetono con una certa frequenza non sono più episodi sfortunati ma testimonianza degli attuali limiti. Capitolo Allegri. Nessuno è immune da peccati, neppure lui. Il gioco c'è a tratti. Il dinamismo latita, le verticalizzazioni sono imprecise e prevedibili. La manovra si dipana per vie orizzontali ed è sempre troppo lenta, quindi la squadra è soggetta a subire le ripartenze degli avversari che spesso si rivelano devastanti. Le scelte non sono state indovinate. La difesa, se presa in velocità, sovente è una gruviera, il centrocampo manca di lucidità e l'attacco è impreciso. Le sostituzioni non sempre arrivano al momento giusto. Bocciatura totale? No. Diamogli ancora tempo e fiducia. Ad accrescere i timori dietro l'angolo c'è lo spauracchio Real Madrid, 25 gol segnati e 5 subiti nelle 9 partite disputate nella Liga ai quali vanno aggiunte le 5 reti realizzate e 0 subite in Champions. Un totale di 30 gol all'attivo e 5 al passivo in 12 partite. Impressionante.