Nessuno stravolgimento ma dubbi infiniti

Nessuno stravolgimento ma dubbi infinitiMilanNews.it
© foto di Giulia Polloli
lunedì 25 ottobre 2010, 12:45Milanello in rosa
di Giulia Polloli

Lo ha scritto anche Gianni Brera, il calcio è “Il più bel gioco del mondo”. E chissà se il famoso cronista rubato alla letteratura avrebbe scritto la stessa cosa del calcio più moderno, quello del nuovo millennio, tutto tv e velocità, tutto gossip e sensazione, tutto legato soprattutto alla chiacchiera da bar e al rubarsi le notizie l’uno con l’altro consapevoli, nell’era di internet, di non poter fare più neppure uno scoop.
Perché a volte è difficile scrivere ancora qualche riga dopo due giorni dall’evento, a volte è difficile distinguersi dai fiumi di parole che invadono le nostre menti e che vediamo in più modi impresse, nero su bianco, su bianchi fogli, di carta o virtuali.
Scrivere oggi di quanto ci ha fatto soffrire questo Milan in Europa contro Mourinho è una abominevole ripetizione, scrivere di chi dovrà schierare Allegri nella prossima gara è semplicemente opinabile, si può ipotizzare qualsiasi formazione perché tanto il dito rimane puntato sull’attacco, su chi i gol deve farli, possibilmente rendendoli spettacolari e immortali, pronti da essere riutilizzati per esser visti su youtube, per essere usati come post sui social network.
Perché è difficile trovare qualcosa che riguardi una prodigiosa azione difensiva. Già, la difesa.
Che sia questo il vero problema del Milan di Allegri? Forse, siccome interessano a pochi i dribbling difensivi, vuoi che si pensi di poter giocare solo all’attacco, impostando la tattica dal centrocampo in poi?
Perché questo, a mio modesto parere è ciò che sta succedendo a questo Milan, da ormai una stagione e oltre.
Leonardo con il suo 4-2 e fantasia, Allegri con le cervellotiche ipotesi su chi far giocare tra Dinho, Binho e Boa, Ibra, Pippo o Pato, quasi noncurante che chiunque di loro non potrà mai sostituire il “catenaccio”, inteso latu sensu, che Nesta e Thiago Silva tendono agli avversari quando giocano insieme, quando possono giocare insieme, oserei dire.
Tutti a puntare il dito su Seedorf o Ronaldinho perché han corso poco. Ma Pato? Ibra? Quando rientrano a dar man forte al reparto difensivo?
Senza Thiago Silva, non me ne voglia Bonera che tra l’altro stimo, il Milan zoppica. Nell’era del dopo Maldini sono tanti i nomi che potrebbero posizionarsi in quel ruolo, ma sembra che il nostro amato patron non abbia grandi jolly nel taschino da proporre per tamponare la falla che sta erodendo dalle fondamenta il suo stesso palazzo.
Inutile dare la colpa alla barriera che si sfalda, alla deviazione fortuita che scombina i piani di Amelia sul secondo gol dei blancos. Certo, come si sta in barriera lo insegnano ai pulcini, forse è troppo il tempo che separa la scuola calcio dall’immensa carriera di Seedorf e compagni o semplicemente quella di martedì scorso è stata una giornata storta.
Lo special-one ha dimostrato ancora una volta di poter impostare il suo gioco anche su queste piccole debolezze, il Milan ha prestato il fianco all’avversario rimanendo imbambolato dopo il gol del vantaggio madridista e il Real ne ha approfittato, conficcando nel cuore della difesa le azioni più pericolose, dalle quali sono nate i gol.


Che sia questo il vero Milan, quello rinunciatario di Madrid, come qualcuno ha scritto, non voglio e non posso crederci.
Infatti si parla di cambiamenti in vista della delicata partita del S.Paolo.
Se il Bernabeu è il tempio del calcio europeo, per certi versi nello stadio di Napoli si sono giocati minuti e minuti di storia italiana.
Le sfide degli anni ’80 con il Napoli di Maradona, scudetti giocati sul filo di lana, un pubblico che difficilmente delude, ma che illude di giocare in vantaggio già dal primo minuto.
Questa è l’aria che si respira a Napoli, città che ospita una delle classiche del nostro calcio.
Due tridenti, o un tridente e un forcone spuntato se si pensa all’idea di Allegri di posizionare Robinho dietro le punte, o Seedorf in alternativa. Quell’Ibra ipersfruttato (non foss’altro che per la media gol/minuti giocati) e forse Pato, che dopo martedì è ritornato ad essere il paperottolo che ancora sembra dover dimostrare il suo valore.
Ma forse sarebbe meglio concentrarsi sul prossimo rientro di Ambrosini, sul possibile utilizzo di uomini che riescono ad ergere un muro difensivo davanti al rientrante Abbiati, anche se Amelia non ha certo demeritato.
Forse rientreranno Papastathopoulos e Yepes nei piani di Allegri, perché la battuta di Berlusconi sulla bellezza del difensore non poteva certo motivare il suo acquisto estivo. Ci sarà Gattuso, redivivo e grintoso come sempre, nonostante la diffida che potrebbe costargli la gara con i bianconeri di sabato.
Un Milan che Allegri descrive senza grandi stravolgimenti, ma che a conti fatti potrebbe non assomigliare molto a quello di Champions e neppure a quello che ha battuto il Chievo creando inutili entusiasmi.
Allora speriamo che anche in questo possa venirci in aiuto uno degli aforismi di Brera: “Una buona digestione si avvicina ai misteri dell'infinito”, che il Milan possa aver metabolizzato la sconfitta di Madrid e ne abbia ricavato energie preziose da utilizzare nella prossima di campionato, contro quel Napoli che, di Maradona ha solo il ricordo, ma che in serata di grazia potrebbe tornare ad essere, ovviamente,infinitamente indigesto.