Scambio Ibra-Balotelli? Raiola dice no, ma ha pronto il nuovo van Bommel

Giulia Polloli inizia a seguire il Milan per Varesenotizie.it, voce del commento tecnico su Radio RVL, collabora con Vco Azzurra Tv, Tribuna Novarese e Il Biancorosso.
16.05.2012 00:00 di Giulia Polloli   vedi letture
Giulia Polloli
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© foto di Milan news

Il Milan ha salutato un altro corposo pezzo della sua storia. Lo ha fatto di fronte ai propri tifosi, in uno stadio che però non ha registrato il tutto esaurito. Forse colpa della giornata che ci ha dato l’illusione di essere ripiombati nel lungo inverno. Un vento gelido ha sferzato S.Siro, mettendo alla prova la resistenza degli spettatori sugli spalti. Il primo raggio di sole è comparso dopo il gol di Pippo Inzaghi: da quel momento ogni singolo filo d’erba è stato illuminato da raggi di un sole brillante, ultimi raggi anche per il problematico fondo dello stadio storico dei rossoneri. Si volta pagina. Ma non si deve dimenticare la storia. I nostri campioni si sono presi l’abbraccio della curva, rimarranno indelebili le loro prodezze sugli almanacchi e anche nei nostri cuori. Ognuno di loro ci ha salutato mettendo in luce il suo aspetto pregnante. Gattuso in mezzo al campo, da guerriero, incita la curva: “Forza Milan fino alla morte - e poi si rivolge verso i suoi tifosi - questo stadio deve essere sempre una bolgia”. Pippo Inzaghi, premiato da Galliani sul campo, si stringe ai suoi affetti, riceve l’abbraccio della curva, va sotto la Sud che lo inneggia, in lacrime fa per uscire dallo stadio, ma sul maxischermo parte il film della sua storia rossonera e lui alza il volto, guarda da spettatore le sue tante azioni da protagonista. Non sembra voler abbandonare quel campo che l’ha reso eterno, che l’ha visto rialzarsi tante volte, che gli ha dato una ragione in più per continuare a lottare, dopo che l’ultimo infortunio sembrava averlo messo al muro. Pippo rimane lì, quasi stordito dall’emozione, e noi con lui, ad aspettare un cenno liberatorio. Nesta raccoglie la standing ovation dello stadio, passando il testimone al suo successore naturale, quel Thiago Silva che il Milan ha blindato, quel giocatore che sa di raccogliere un’eredità onerosa, che la vuole onorare con parole di amore eterno, che vuole emulare i grandi centrali del passato, mettendo molto probabilmente la prima pietra verso una carriera da capitano.
Ecco il punto da cui ripartire. Thiago Silva, perno della difesa e Zlatan Ibrahimovic che nella gara con il Novara ha dimostrato un comportamento da leader e compagno leale. Si è eclissato in una sorta di ombra a favore dei compagni, dettando i tempi per la loro consacrazione, per cercare di far emergere di fronte a tanti occhi lucidi, l’ultima prova dei molti senatori. Eppure ancora una volta, a palla ferma, dopo le cerimonie che hanno omaggiato i campioni, Zlatan ritorna a prendersi il centro della scena. Di lui si dice e si scrive di tutto. Chi lo vuole già partente verso il City dell’amico Mancini, chi lo vuole invece alla corte di Mourinho, l’uomo che forse più di tutti l’ha domato, chi invece ostenta la sicurezza di poterlo vedere per sempre in rossonero.
Ibrahimovic è il perno del progetto del Milan, lo stesso progetto di grandezza sottoscritto dallo svedese che ha dichiarato in più occasioni di amare Milano e la squadra rossonera. Lo sconforto per la mancanza della vittoria finale, deve essere certamente metabolizzato, ma come si può discutere un giocatore come Zlatan?
Un nuovo Milan è pronto per essere assemblato in estate. Galliani dovrà trovare le giuste strategie per accontentare tecnico, fairplay finanziario e aspettative di grandezza dei tifosi. Un dato appare certo. Bisogna rifondare, perché le radici del Milan hanno lasciato l’arbusto in preda a facili brezze, bisogna trovare radici giovani, forti, che possano supportare il peso della larga chioma che il Milan ha costruito nella sua storia. Ci vuole però anche un agronomo esperto, che possa sondare il terreno e trovare gli equilibri di elementi in grado di far germogliare nuovi fiori. E un bocciolo un po’ restio a voler mostrare lo splendore della propria corolla, sembra stia ricevendo le cure particolari di Allegri. Pato, dopo l’ennesimo anno funestato dagli infortuni, sembra non essere ancora uscito dai piani di grandezza del mister toscano. Il valore del brasiliano sembra aver perso solo a livello di offerta, nessuno discute la sua prodezza nell’ammaestrare la sfera, nel trovare pertugi impossibili in cui infilarsi a tutta velocità. La chiamata in Nazionale potrebbe garantirgli quell’energia vitale persa nel corso di questi mesi. Il Milan lo aspetta al varco: o pronto per la causa o capro espiatorio per ottenere importanti risorse da reinvestire. Dopo gli eventi di gennaio, il Milan vuole riavere il suo campione a completo regime, o altrimenti anch’esso potrebbe finire sulla lista dei partenti.
La presenza di Mino Raiola sia nel post-gara di Novara che in questi giorni a Milano, ha scatenato un turbinio di opinioni incontrollate. Si ipotizza uno scambio Ibra-Balotelli: ma lui smentisce. Si parla del ritorno di Tevez, ma lui smentisce. Si parla del futuro di tanti suoi assistiti e lui glissa, tranne che nel caso di Strootman, il nuovo van Bommel secondo i commenti di chi segue da vicino il calciatore. Classe ’90, proveniente dalla fucina di giovani talenti, il Psv Eindhoven, ha però un costo non proprio abbordabile. Sarà dunque una lunga trattativa. La paura più grande dei tifosi rossoneri è quella di dover dire addio ad altri beniamini, messi sul piatto della bilancia solo per fare mercato. Ad oggi i pilastri a cui affidare il sostegno della squadra, sono quattro: due vecchie conoscenze, Ambrosini e Abbiati, in grado di trasmettere alle nuove leve la mentalità rossonera, l’emozione della storia, dell’appartenenza ad una famiglia. Ibrahimovic e Thiago Silva quali campioni indiscussi, leader dei reparti e soprattutto giocatori difficilmente rimpiazzabili. Tutto questo in attesa di consocere il destino anche di Clarence Seedorf. Anche se i più lo vogliono partente verso il Botafogo, Seedorf è il valore aggiunto di questa squadra. Lo dicono i suoi compagni, ai quali si è accostato come paziente maestro, aiutandoli nella loro crescita. Soprattutto i più giovani, che si sono dichiarati onorati di aver potuto condividere il campo di Milanello con il talento dell’olandese. Ma i rapporti non proprio idilliaci con il tecnico del Milan e i forsennati impegni su più fronti, potrebbero davvero far alzare bandiera bianca anche all’inossidabile “Professore”.
Work in progress dunque per poter costruire il Milan del futuro, affidiamoci al fiuto di Galliani e saremo di nuovo pronti a raccontare e scrivere pagine dense di storia.