Tra pronostici, moduli e parabole

Tra pronostici, moduli e paraboleMilanNews.it
© foto di Giulia Polloli
martedì 19 ottobre 2010, 12:15Milanello in rosa
di Giulia Polloli

Il nome ancora non è stato trovato, per quell’attacco rossonero che Allegri dimostra di poter schierare in moduli diversi, ma allo stesso modo efficaci.
Non c’è ancora un nome quindi, frutto dello studio dei giornalisti più fantasiosi, per riprodurre in un sol termine le prodezze di Ibrahimovic, di Pato e Ronaldinho e, ora, i conoscitori degli enigmatici giochi di parole dovranno inserire nell’acronimo anche altre iniziali: quelle di Robinho che stasera, contro il Chievo dei “miracoli” ha vissuto il battesimo del gol nel tempio di S.Siro.
Una settimana vissuta tra le cronache di Genova, tegola sul calcio italiano, la doppietta di Pato al suo rientro verdeoro, dopo l’infortunio patito in casa rossonera, la presenza in tribuna del commissario tecnico Menezes che forse ha fiutato l’estro di Ronaldinho, da troppo lontano dalla Seleção brasileira, e la presunta pubalgia di Ibrahimovic, che ha tenuto banco fino alla vigilia della gara odierna.
Tutto questo ha creato il giusto alone di curiosa attesa per una gara che, nonostante la posizione in classifica degli avversari e la storia del Chievo ci insegni ad avere rispetto per la fame di successo dei veronesi, alla fine è stata risolta, non senza fatica, ma in modo brillante, dai rossoneri.
Un Milan che sfrutta al meglio le sue pedine, che recupera Abbiati in extremis e che schiera i suoi uomini senza pensare al turnover in vista della partita di martedì contro il Real Mourinho, pardon, Madrid.
E forse il Chievo è stato lo sparring partner ideale per le dinamiche di Allegri, che ha potuto tastare con mano lo stato di forma di questo caro Diavolo. Perché la squadra di Pioli, pur stordita dalla doppietta di Pato, che del papero ormai non ha più le sembianze, ma assomiglia sempre più al campione indiscusso e conteso, non abbandona le armi e combatte con le unghie e i denti per cercare di riagguantare il risultato.
Bontà sua il Milan riesce ad arginare per buona parte della gara le incursioni di Pellissier e compagni, che lasciano spazi ampi alle manovre di Ibrahimovic e Ronaldinho che, senza vincoli dovuti alla posizione, riesce ad esprimere il calcio che lo ha reso famoso. Chissà che Menezes, meno istrionico del suo predecessore Dunga, non ne sia rimasto folgorato.


Ma ad onor del vero è giusto spezzare una lancia anche per un altro uomo, che di guerre ne ha fatte tante e che alla fine della battaglia dello scorso anno in molti davano ormai per finito e pronto ad entrare, come qualsiasi mercenario, nella legione straniera.
E sto parlando di Gattuso, “Ringhio” per gli amici e i tifosi che poi, quando indossa la fascia da capitano, sembra trovare anche maggiori energie.
Questo Milan ha ritrovato un combattente e un tassello importante in quel centrocampo dove, come sempre, Pirlo, riesce a tessere trame preziose utili a tutti i compagni.
Una tegola in questa serata sottolineata dalla pioggia che più che autunnale sembra preannunciare l’inverno, è l’infortunio di Thiago Silva: distorsione alla caviglia per lui, costretto a lasciare il campo in barella, in attesa di esami clinici che possano far tirare un sospiro di sollievo anche al presidente vicario Galliani, in vista della Champions di martedì.
Questo Milan può tornare in palcoscenici importanti e martedì ci sarà la prova generale a Madrid. Nella città spagnola ad attendere il Diavolo ci sarà anche Kakà che ora assomiglia sempre più al figliol prodigo. Sempre che la strada di casa non sia stata per sempre smarrita.