acmilan - Il sosia di Rodolfo Valentino e lo scultore dei busti di Nordahl e Rivera

07.12.2019 23:30 di Manuel Del Vecchio Twitter:    Vedi letture
Fonte: acmilan.com
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acmilan - Il sosia di Rodolfo Valentino e lo scultore dei busti di Nordahl e Rivera

Il Milan degli artisti. Nessun riferimento a veroniche, pennellate o dribbling sul campo. Ma a veri e propri artisti, con la maglia del Milan indossata nel corso della loro storia fra una vocazione e l'altra. Un attore negli anni Venti e uno scultore nei decenni successivi. L'attore si chiamava Piero Pastore, un centravanti nato a Padova ma divenuto poi romano d'adozione e per affinità elettiva. Visto che a Roma furoreggiava Cinecittà...

Le statistiche dicono che in tre campionati con la maglia rossonera, dal 1927 al 1929 e nel 1931-32, ha giocato 90 partite e segnato 53 gol. Niente male. Ma soprattutto nei primi due anni, le gambe erano in campo ma la testa... davanti alla cinepresa. Un giorno, invece di allenarsi con i suoi compagni di squadra, Pastore era corso sul set di un film muto (La leggenda di Wally), firmato da un regista e sceneggiatore proprio di film muti, il toscano Orlando Vassallo.

Al fianco di Pastore non l'area di rigore, ma la partner Linda Pini, una attrice dell'epoca. I compagni lo percepivano che più che un calciatore, Pastore si sentisse in realtà un attore. E quando il centravanti salì su una Isotta Fraschini con un produttore cinematografico annunciando che abbandonava il Milan per andare a Cinecittà, il resto dello spogliatoio si lasciò andare ad uno sfottò: "Hai finalmente trovato un posto da autista?".

Pastore era umorale e incostante. Si pentì di essere andato a Roma e tornò al Milan per una stagione, salvo poi ricascarci. I compagni lo chiamavano "Brillantina", sia per il suo fascino che per la sua somiglianza a Rodolfo Valentino. Quando il regista tedesco Walter Ruttmann lo richiamò a Roma per il film "Acciaio", Pastore abbandonò nuovamente e definitivamente i colori rossoneri nel 1932. Da "Brillantina" a "Tito".

Quest'ultimo è il soprannome di Paolo Todeschini, centrocampista protagonista di sei stagioni al Milan, dal 1939 al 1945. Era un milanese purosangue, cresciuto nelle giovanili del Milan. Quando nell'immediato dopoguerra, nel 1948, si sposò con la "signorina Korner", per i giornali dell'epoca era una notizia importante fra quelle che noi oggi ribattezziamo "glamour". Era un centrocampista fisico, ma con un buon palleggio. Prima giocatore Todeschini, poi allenatore e quindi oggi ricordato soprattutto come scultore. Paolo Todeschini ha realizzato i busti di Gunnar Nordahl, Fausto Coppi, Gianni Rivera, Nereo Rocco, Artemio Franchi, Emilio De Martino.

di Mauro Suma