Bellinazzo: "Dire no a priori alla Superlega significa non riconoscere che l'attuale sistema non funziona"

19.04.2021 19:28 di Matteo Calcagni Twitter:    Vedi letture
Bellinazzo: "Dire no a priori alla Superlega significa non riconoscere che l'attuale sistema non funziona"
MilanNews.it

Marco Bellinazzo, intervenuto a Sky Sport 24, ha affrontato ancora il tema caldo della Superlega: "La partita è economica, lo scisma ha ragioni finanziarie. Chi continua a valutare in termini popolari ha un sentimento genuino ma non avverte la portata di questa rivoluzione. Il sistema ha bisogno di nuovi ricavi, questi nuovi ricavi si vanno ad ottenere sul mercato internazionale, creando un prodotto con più appeal. JP Morgan non solo può finanziare ed anticipare i ricavi, ma potrà garantire il triplo dei ricavi attuali della Champions League, che con l'Europa League è di circa 3 miliardi di euro. I club hanno debiti e perdite importanti, Milan, Juventus e Inter hanno perso 400 milioni lo scorso anno. C'è la necessità di andare a coprire questo buco, il sistema sta collassando, era già in squilibrio prima del Covid. La Superchampions che la UEFA ha varato oggi era un compromesso rispetto ad un processo che era già ben avviato, la Superlega è partita ad ottobre. Si è avviato una trattativa in questi mesi tra UEFA e club per accontentarli, ma il compremesso non è stato ritenuto sufficiente. C'è una motivazione legata alla sopravvivenza. La UEFA ha parlato di avidità ed egoismo, di ipocrisia, ma la questione del merito che ha fatto anche Draghi, è un appello condivisibile, ma il merito lo ha fatto sparire il sistema negli ultimi dieci anni col FFP. Sono per la condivisione e per un calcio aperto alla concorrenza, ma di Davide che battono Golia ce ne sono sempre meno, e per via del sistema attuale non della Superlega. La minaccia della FIFA e della UEFA sono le stesse della FIBA ai tempi della nascita dell'Eurolega. Per cercare un compromesso, quel valore in più si può cercare una forma di redistribuzione a chi non fa la Superlega. Oltre ai club fondatori ci dovrebbero essere altri club che possano inserirsi, aumentando il merito sportivo, far sì che ci siano vasi comunicanti e non competizione a compartimenti stagni. Se la piramide si desertifica perché andiamo a rovinare la passione dei tifosi non ci guadagna nessuno, con un modello diverso si può ambire a crescere, ma serve una equa redistribuzione di risorse, perché anche i tifosi dei grandi club alla lunga potrebbero non seguire più. Dire a priori no alla Superleague significa non riconoscere che l'attuale sistema non funziona".