Pagni: "Milan, ecco come Scaroni spiega perché non sono arrivati campioni ma solo giovani promettenti"

24.08.2019 01:01 di Fabio Anelli Twitter:    Vedi letture
Fonte: Bollettinomilan
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Pagni: "Milan, ecco come Scaroni spiega perché non sono arrivati campioni ma solo giovani promettenti"

La parola che andrebbe citata ogni volta che si parla dei conti del Milan e del perché questa estate non sono arrivati campioni a Milanello, ma solo giovani promettenti, è “ricavi”. Ma la si può sostituire con “fatturato” oppure con “giro d’affari“. In pratica, da quanto incassa il Milan nel giorno della partite allo stadio (biglietti, più attività di ristorazione e iniziative commerciali/pubblicitarie), dai diritti televisivi, dal marketing e dalla sponsorizzazioni.

Perché Bennacer e non Modric. Da qui la risposta ai tifosi che si lamentano perché è arrivato Ismail Bennacer in mezzo al campo e non Luka Modric: “Non vorrei sembrare venale ma e’ tutta questione di soldi. Perché il milan non va bene qualcuno mi chiede? Il Milan fattura 200 milioni, il Real Madrid 700 milioni, cosa vuol dire? Che il Real Madrid, la banalizzo, può comprare migliori giocatori e pagarli di più”.  A spiegarlo è stato il presidente del Milan Paolo Scaroni. Uno che di numeri se ne intende, avendo fatto nella sua vita il capo azienda di colossi come Techint, Enel ed Eni. E che ora collabora con la banca d’affari Rothschild.

Berlusconi non è stato al passo dei tempi. Il Bollettino lo ha spiegato più volte. Quindici anni fa il Milan era tra i primi cinque club per giro d’affari in Europa. E, infatti, vinceva. Ora è ventesimo. Perché il calcio è cambiato e Berlusconi non ha saputo o voluto adeguarsi in tempo. L’Uefa ha imposto che non basta più che il proprietario ogni anno stacchi un assegno, versando l’equivalente dell’aumento di capitale necessario per non portare i libri in tribunale e rimpolpare le casse del club per la stagione successiva. In verità, l’ha proprio impedito. E’ vero che molti club sono ricorsi a sponsorizzazioni “personali” più o meno gonfiate per aggirare il divieto, o ricorrendo in maniera massiccia al player trading (con valutazioni non proprio di mercato dei giocatori).

I diritti tv fan ricca la Premier. Ma fondamentalmente si può spendere quanto si incassa. Ecco perché le squadre inglesi, grazie ai ricchissimi contratti di cessione dei diritti televisivi (sia in patria, sia all’estero) possono permettersi di strapagare i giocatori e attirano  il meglio dall’Europa e dal Sud America. Ecco spiegata la decadenza del calcio italiano: sono rimasti troppo a lungo legati all’idea del proprietario “mecenate” o “spendaccione”, senza investire sugli stadi di proprietà, il vivaio, il marketing e – a livello di Lega – sulla promozione del prodotto Serie A.

A caccia dei tifosi nel mondo. Che poi è quello che ha detto ieri il presidente Scaroni: : “Uno ha davanti a sé due montagne da scalare contemporaneamente: una è quella dei risultati sportivi, perché se perdi tutte le partite non vai da nessuna parte, e una seconda montagna è quella dei risultati economici.  Su questo fronte, ha aggiunto, “devi avere un nuovo stadio, cercare buoni sponsor, vendere i tuoi diritti televisivi più che puoi, devi andare a prendere la tua fan base nel mondo e cercare che questa fan base nel mondo sia ricettiva dei tuoi prodotti, di quello che vendi per aumentare il tuo fatturato”.

Nel mondo il Milan non “vede” la Juve. Dopo aver “depresso” il tifoso, visto che ha fatto capire che i sogni di gloria devono essere rinviati a tempi migliori, Scaroni lo ha rincuorato parlando delle potenzialità del club rossonero a livello mondiale. “Nel mondo il Milan non vede nemmeno la Juventus: il Milan è una squadra di livello globale perché ha vinto 7 Champions League, mentre la Juventus è una squadra italiana perché vince tanti scudetti. Lo dico nel senso della ‘fan base: tu devi riuscire ad andare a vendere i tuoi prodotti a chi tifa Milan in Indonesia, in Thailandia, in Brasile. Però, se non vinci più la Champions League, tra un po’ perderai i tifosi in questi paesi”.

Le due montagne da scalare. Scoroni ha così concluso il suo ragionamento con una tirata d’orecchi a quei tifosi che ancora si indignano perché “noi siamo il Milan e il Milan deve avere campioni” (il virgolettato non è suo ma del Bollettino e serve a far capire). “Il Milan – ha spiegato – ha due montagne da scalare contemporaneamente, cosa che noi cerchiamo di fare. Ma mi stupisce che tanti espertissimi che leggono la Gazzetta dello Sport tutte la mattine non sanno cosa sia il financial fair play. Vuol dire, la dico in sintesi assoluta, che il mecenate che mette un miliardo e compra giocatore non è più possibile. I giocatori li puoi comprare e pagare solo se fai profitti e i fare profitti non è facile, è questa la grande sfida che abbiamo davanti a noi”.