ESCLUSIVA MN - Bizzotto: "Aspettare Adiyiah, no a Mertesacker, sì a Bonucci e Ranocchia"

ESCLUSIVA MN - Bizzotto: "Aspettare Adiyiah, no a Mertesacker, sì a Bonucci e Ranocchia"MilanNews.it
© foto di Federico De Luca
mercoledì 14 aprile 2010, 13:05Primo Piano
di Claudio Sottile

Stefano Bizzotto è un fine conoscitore del calcio dalle frontiere aperte, e di tante stelle, sempre con un fondo Azzurro. Il giornalista di RAI Sport, in ESCLUSIVA per MILANNEWS, “pesa” i movimenti societari rossoneri, dove penderà la sua bilancia?

Stefano, chi vince lo Scudetto?
“Le chances della Roma sono aumentate col fatto che l’Inter è andata avanti in Champions League, perché avendo un doppio confronto così prestigioso con il Barcellona, ai nerazzurri se ne andranno energie fisiche ma soprattutto nervose, di testa. La risposta l’ha data, in parte, la partita con la Fiorentina, comunque fra Inter e Roma le chances si avvicinano al 50% a testa, o se vogliamo al 45% ciascuna, lasciando ancora nonostante tutto un 10% al Milan”.

E la Champions?
“La semifinale fra Barcellona e Inter ha l’aria di essere una finale anticipata, con tutto il rispetto per Bayern e Lione. Chiaro che quello fatto dagli Azulgrana contro l’Arsenal, senza titolari del calibro di Ibra, Puyol, Iniesta, Piquè, lascia intendere che il Barça ha qualcosa in più. E soprattutto ha Messi”.

 Sei un grande conoscitore di calcio internazionale, e di Bundesliga in particolare, secondo te l’Italia difenderà la propria posizione nel ranking UEFA, oppure la Germania ha già innestato la freccia?
“In prospettiva direi che il quarto posto è perso, il dubbio è se lo perderemo dal 2011 o dal 2012. Ora si sono di nuovo ridotte le distanze, il margine di vantaggio dell’Italia sulla Germania, è sceso intorno al mezzo punto scarso, dopo le partite di Europa League. Vediamo cosa succede, la Germania ha due squadre perché ne ha ancora una in Europa League, l’Amburgo, e diciamo la verità in Champions League è meno proibitivo il compito del Bayern che non quello dell’Inter, quindi il rischio che già dal 2011 si perda la quarta squadra è concreto”.

Cosa serve per colmare il gap, ormai evidente, rispetto al calcio tedesco?
“In realtà è un gap tutto nella Coppa Uefa di una volta, oggi Europa League, perché negli anni cosiddetti della crisi del calcio italiano, non è che la Germania in Champions League abbia fatto meglio di noi, anzi. Negli ultimi anni chi ha vinto la Coppa fra i due Paesi è stata l’Italia con il Milan nel 2007, per cui dico che il gap si colma credendo di più nell’Europa League, lo si vede dal fatto che nei quarti di finale non c’erano squadre italiane a fronte di due tedesche, mentre negli ottavi il rapporto era di una a tre”.

Sei dietro la barricata da molte primavere, e di Milan ne hai visti parecchi. Alla luce delle ultime strategie societarie, è ragionevole pensare che il ciclo Berlusconi sia al crepuscolo?
“Mi ricordo che lo si diceva già prima dell’ultima Champions League vinta, a cui ha fatto seguito il Mondiale per Club.  Non lo so, dipende fino a che punto la proprietà è disposta a investire ancora, perché il problema è che le società italiane non se la passano bene, tutto il calcio italiano in genere non se la passa bene. È un effetto domino, non abbiamo gli stadi, non abbiamo pubblico, non abbiamo incassi, i grandi giocatori stranieri non è che vedano più nell’Italia la Mecca, il paese di Bengodi. Dieci quindici anni fa giocatori del calibro di Toni, Ribery e Robben mai avrebbero scelto la Germania e il Bayern, questo ci fa capire come siano cambiati i tempi. Il Bayern ha uno stadio che è meraviglioso, sempre pieno, ha una società seria e la possibilità di investire, lo vediamo dal fatto che adesso è comunque lì in Champions League, se la gioca per andare in finale”.

L’Italia è sempre più intenzionata a presentare la propria candidatura come Paese organizzatore dell’Europeo 2016, pensi che possa ripercorrere le orme della Germania, fiorita dopo il Mondiale giocato in casa quattro anni fa?
“Io sento parlare dell’Europeo 2016, e il 2016 è dietro l’angolo.
Io non so se, qualora ci dessero l’Europeo, saremmo in grado di mettere in piedi stadi all’altezza di quelli del Mondiale tedesco. Servirebbero infrastrutture, strade, alberghi, aeroporti, tante cose, tanti punti dove noi siamo indietro rispetto alla Germania”.


Il Mondiale è ancora una vetrina tale da mettere in mostra talenti da scovare, oppure l’epoca nella quale viviamo è così contraddistinta dalla medialità da far perdere alla kermesse quella peculiarità?
“Hai detto bene, non è al Mondiale che scopri i giocatori, se c’è un Mondiale dove scopri ancora giocatori è quello Under 20, o quello Under 17. Non a caso, la Fiorentina è andata a prendere quel Seferovic, che è stato il capocannoniere della Svizzera che ha vinto l’ultima rassegna Under 17. Lui in questo momento gioca nella Primavera, però è un investimento come Babacar ,che ha iniziato a giocare e segnare in prima squadra, o come Badu, il ghanese che ha segnato il rigore decisivo nella finale del Mondiale Under 20, che l’Udinese comincia a inserire coi grandi”.



Il Milan c’ha provato con Adiyiah, che non ha collezionato ad oggi un solo minuto.
“Bisogna dargli tempo, è un ragazzino ghanese che si ritrova in una realtà completamente nuova, trovo normale che la società non voglia bruciarlo. Non bisogna fare il paragone con Pato, rimasto sei mesi ad allenarsi soltanto, e che aveva già giocato un Mondiale per Club e una Libertadores, anche per questo è giusto dare un po’ di tempo ad Adiyiah”.

Il Real Madrid, l’estate scorsa, ha svenduto Huntelaar, Sneijder e Robben. Alla luce della stagione degli ultimi due, il Milan è rimasto col cerino in mano?

“Huntelaar i suoi gol li sta facendo, è quello con le credenziali minori rispetto agli altri due, ha un passato meno brillante e qualità forse inferiori, ma bisogna dare tempo anche a lui. Alla fine ha fatto dei gol, non è che sia rimasto a guardare”.

Il Bayern Monaco, in testa al proprio campionato, e in semifinale di Champions, ha nelle proprie fila giovani come Schweinsteiger, Lahm, Müller e Badstuber, espressione del vivaio e nell’orbita della nazionale maggiore. È tutta qui la differenza col Milan, eliminato negli ottavi di Champions, staccato in campionato, che non lancia un giovane da Nazionale dai tempi di Demetrio Albertini?
“Intanto non è che il Bayern abbia un’invasione di giovani, Schweinsteiger sono sette stagioni che gioca in prima squadra ad esempio, e poi mai come quest’anno conta l’allenatore in scelte del genere. Van Gaal è uno che i giovani gli ha sempre lanciati, ha vinto la Champions League 1995 con i diciannovenni Seedorf e Kluivert, e con i poco più che ventenni Davids ed Overmars. Lui, con la necessità di integrare la difesa, fra un trentenne senza prospettive e un diciottenne con prospettive, punterà sempre sul secondo, ecco quindi Badstuber.Oppure ecco Müller, ecco Diego Contento, che comunque è nel giro della prima squadra, e giocherà la semifinale col Lione perché è squalificato Badstuber, sono gli allenatori che dettano le scelte più che le società, certo c’è chi cura di più il vivaio, il Bayern in questa fase ha dei giocatori validi”.

Dal frugare su internet risulti tifosi dell’Udinese, è vero?
“L’hanno scritto in molti e non è vero, qualcuno ha fatto il mio profilo su Wikipedia, e l’ha scritto.  Sono quindici anni che seguo l’Udinese per 90* Minuto, e hanno scritto che sono tifoso bianconero, all’inizio facevo il Vicenza quando era in A, adesso commento spesso il Chievo, sono anche tifoso biancorosso e clivense? Poi è chiaro che mi faccia piacere se realtà piccole, con dietro società sane, riescano a farsi strada, a mandare messaggi importanti in un calcio malato come il nostro, anche se sono dimensioni diverse, perché l’Udinese ha dei mezzi che il Chievo non ha. Io vengo da una realtà cittadina che è Bolzano che è paragonabile a Udine, dove trovo un ambiente meraviglioso, normale che mi faccia piacere che ci sia un’isola dove si lavora seriamente senza isterismi e fanatismi, però da qui a dire di essere tifosi no. Nelle coppe Europee è diverso, mi ricordo una partita di Intertoto con una squadra ceca, il Sigma Olomuc, decisa ai tempi supplementari, lì feci il tifoso dell’Udinese, trovo che sia normale”.

Per tua stessa ammissione, quindi, per questioni professionali sei molto vicino alla realtà friulana, credi che Di Natale possa ancora salire su un treno destinato ad una grande squadra?
“A trentatré anni la vedo dura, è stata una scelta sua quella di rimanere ad Udine, l’ha detto in più di un’intervista. L’anno scorso lo cercava il Wolfsburg, io credo che una grande italiana o straniera non vada su un giocatore che il prossimo compleanno che compierà sarà quello dei trentaquattro anni. Poi è sotto contratto e devi andare a parlare con l’Udinese, magari a parametro zero è diverso, vedi il Milan con Yepes, ma andare a spendere dei soldi di cartellino no”.

Il nome del difensore tedesco Mertesacker, in forza al Werder Brema, è stato spesso accostato al Milan, è pronto per un palcoscenico come San Siro?
“Mertesacker è un buon giocatore, che a vederlo non diresti da grandissima squadra, un po’ per il suo fisico dinoccolato, e per un’apparente lentezza. Non lo so se sia da Milan, onestamente potessi scegliere fra lui e Bonucci, o fra lui e Ranocchia, sceglierei Bonucci e Ranocchia in tutta onestà. Sono più giovani del tedesco, non avrebbero problemi di ambientamento, essendo già loro italiani e giocando già nel nostro campionato. Mertesacker è uno che si fa valere in fase offensiva, che però negli spazi stretti con la palla a terra qualche problema ce l’ha, io non lo vedo da grande squadre italiana”.

Sul tuo taccuino quali nomi di giovani ci sono da considerare in prospettiva?
“In Germania sta facendo un grande campionato Kiessling del Bayern Leverkusen, giovanissimo non è, ha 26 anni, e credo sia blindato. Bisogna andare a cercare dai Mondiali giovanili, una buona carta l’ha presa il CSKA con Necid, che non ha brillato con l’Inter ma è un ragazzo di venti anni che sta facendo esperienze importanti. In Austria c’è Janko, l’anno scorso ha segnato più di un goal a partita, quest’anno segna meno però la butta dentro spesso, è un giocatore dell’83 da andare a prendere, non è vecchio e merita”.


E questo Marco Calamita, bomber tedesco di chiare di origini italiane che sta facendo impazzire a suon di gol l’Eintracht Braunschweig, è pronto per il grande salto in una big europea?
“Ne ho sentito parlare ma non l’ho ancora visto giocare, non sono in grado di dare un giudizio”.

Il calcio che, per l’ennesima volta, rimbalza dal campo per finire in Tribunale, quali emozioni ti suscita?
“Una sensazione di tristezza, chi più chi meno erano tutti coinvolti, andare a riaprire questo capitolo è giusto per vedere di fare chiarezza, però vorrei davvero voltare pagina”.

Moggi ha detto: “O sono tutti innocenti o tutti colpevoli. Secondo me la seconda''.
“Solo perché c’è di mezzo l’Inter non è che siano tutti colpevoli, attenzione! Quando Gazzoni era presidente del Bologna fece una guerra, da solo, contro i mulini a vento, cosa vuol dire, che era colpevole anche il Bologna? Non credo. Ho capito che a lui faccia comodo portare una tesi del genere, sinceramente però non vale un discorso così”.