Il ritorno del 10: Calhanoglu in campo contro la squadra dell'esordio al Milan

03.02.2021 21:30 di Redazione MilanNews Twitter:    Vedi letture
Il ritorno del 10: Calhanoglu in campo contro la squadra dell'esordio al Milan
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© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Hakan Calhanoglu, pur senza l’esuberanza che contraddistingue i grandi senatori rossoneri, è il vero leader tecnico di questo Diavolo. La differenza si è vista quando, prima per un infortunio ed in seguito per il Covid, si è dovuto allontanare dai campi da gioco: i vari Meité, Brahim e Leao, pur fornendo buone prestazioni, non sono riusciti nell’impresa di non far sentire la mancanza del 10. Per la fortuna della causa rossonera, dopo l’indisponibilità più duratura da quando è in Italia, Hakan Calhanoglu tornerà tra i convocati nella gara di domenica. Sliding doors: proprio contro il Crotone, la squadra con cui ha esordito in rossonero. Da quella partita, però, è cambiato tutto.

L’ARRIVO NEL 2017: “PASSIAMO ALLE COSE FROMALI”

Nel luglio 2017, Hakan Calhanoglu passa al Milan dal Leverkusen per una cifra intorno ai 22 milioni di euro. Il turco è uno dei tanti acquisti della folle estate 2017 targata Fassone-Mirabelli, l’unico, insieme a Kessie ed Antonio Donnarumma, a giocare ancora per il club di via Aldo Rossi. Il biglietto da visita del nuovo numero 10 è un gol su punizione da centrocampo: aspettative altissime. L’esordio arriva, appunto, nel successo esterno nella prima giornata a Crotone. Segna il primo gol il 14 settembre contro l’Austria Vienna in Europa League. I primi mesi in Italia non sono semplici: il talento del giocatore non si discute, ma Hakan fatica a mettere la sua qualità a servizio della squadra. Poi arriva la svolta.

EFFETTO GATTUSO

Dopo tanti errori tattici e stravolgimenti, a novembre la dirigenza rossonera esonera Vincenzo Montella: in arrivo al suo posto Ivan Gennaro “Rino” Gattuso. Appena arrivato, Gattuso fa una mossa tanto semplice quanto importante: dare un’identità alla squadra. Il tecnico calabrese decide di puntare sul 4-3-3, e dà subito fiducia a Calhanoglu, schierandolo come ala sinistra nel tridente con Suso e uno tra Kalinic, Andre Silva e Cutrone. Con Gattuso il turco cresce di rendimento, trovando spesso anche la via del gol: la gran botta da 30 metri all’Emirates contro l’Arsenal è una vera perla. Nell’ultima gara del campionato, contro la Fiorentina, Calha trova anche il primo tanto atteso gol su punizione. Chiude la prima stagione rossonera con 45 presenze, 8 gol e 17 assist. Numeri positivi, ma il vero Calhanoglu deve ancora arrivare.

ALTI E BASSI PRIMA DEL DISASTRO GIAMPAOLO

Tanta classe ed eleganza quando è in campo, ma sono innumerevoli i blackout che lo isolano dal gioco. Calhanoglu è capace di entusiasmare i tifosi, ma si dimostra troppo discontinuo. Nonostante ciò, Gattuso lo considera un titolare inamovibile: nella stagione 2018/19 è il più utilizzato. Il Diavolo sfiora la qualificazione in Champions League, e in estate la dirigenza, dopo l’addio di Gattuso, si affida a Marco Giampaolo. Calhanoglu segna il primo gol della stagione milanista contro il Brescia, ma eccetto qualche lampo fatica e non poco, come tutta la squadra del resto. Il Milan gioca male, perde e sprofonda nelle zone basse della classifica: disastro totale. Stefano Pioli prende il posto del tecnico abruzzese, e prova a cambiare la rotta del Milan.

CALHA IS ON FIRE

La svolta però arriva nel gennaio 2020, quando Pioli passa al 4-2-3-1 e la dirigenza acquista Zlatan Ibrahimovic. Calhanoglu, schierato finalmente da trequartista, ritrova la condizione e cresce in modo esponenziale. E poi, fatto non banale, ha la fiducia dell’allenatore. “Ha la balistica, deve tirare di più”, e il turco non si fa pregare: nel post-lockdown esplode definitivamente, tira da tutte le posizioni e chiude la stagione con 11 gol e 9 assist.

Alla ripresa del campionato la musica non cambia, anzi Hakan acquisisce maggiore sicurezza. Quando Ibra è costretto a fermarsi ai box, il turco si carica la squadra sulle spalle, sia da punto di vista tecnico che caratteriale. Il rigore procurato e trasformato a tempo scaduto nella bufera di Vila do Condo contro il Rio Ave è simbolo dell’importanza del dieci. Nel girone d’andata ha segnato 6 gol, prima dello stop per una distorsione alla caviglia e poi il Covid. La sua assenza si è sentita, senza il suo faro sulla trequarti il Diavolo ha faticato molto. Ma, citando Piccinini, “L’attesa è finita”, e il Milan è pronto a riaccogliere il suo campione.

Giovanni Picchi