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venerdì 18 marzo 2011, 10:00Primo Piano
di Pietro Mazzara

I successi di una squadra partono da molto lontano, da radici profonde radicate in un terreno che, troppo spesso, è stato lasciato incolto perché “ci vuole troppo tempo prima di raccoglierne i frutti”, Eppure il Milan, da due anni a questa parte, ha deciso di tornare a coltivare e di investire in quel grandissimo appezzamento di terreno che sembrava buttato li, alla mercé di tutti, senza una vera e propria guida ed organizzazione. Adriano Galliani in persona, in un caldo giorno d’estate del 2009, dopo aver concluso la cessione Kakà, si sedette intorno ad un tavolo con, insieme a lui, Filippo Galli e Mauro Pederzoli, con quest’ultimo appena liberatosi dal vincolo contrattuale che lo legava al Torino. In quel giorno nacque il nuovo “progetto giovani” che ha come scopo, ormai arcinoto, quello di fornire giocatori pronti, nell’arco di un determinato lasso di tempo, pronti a fare il grande salto nel calcio dei grandi, in grado di vestire senza paura una maglia pesante come quella milanista.

Mauro Pederzoli, in questo mosaico, composto come una vera e propria sottosocietà, con tanto di ufficio stampa e strutture espressamente dedicate, è uno dei punti cardine, l’uomo che, con la sua lente d’ingrandimento, va in giro per il Mondo a visionare, con maniacale precisione, i campionati giovanili in cerca di ragazzi che possano entrare nell’orbita rossonera. Lo Spezia, società che ha grandi ambizioni a partire dal prossimo anno, avrebbe trovato in lui l’uomo ideale per affidargli il ruolo di direttore sportivo ma il Milan non sembra volersene privare e dovrà fare di tutto per trattenerlo perché se le fondamenta iniziano a essere smembrate, la baracca, alla lunga, poi cade.