Kalulu a L'Equipe: "Ibra e Giroud vogliono sempre vincere. Pioli mi spinge ad essere attento in tutto. Fallimento? Non avevo paura"

24.03.2022 12:00 di Gianluigi Torre Twitter:    vedi letture
Kalulu a L'Equipe: "Ibra e Giroud vogliono sempre vincere. Pioli mi spinge ad essere attento in tutto. Fallimento? Non avevo paura"
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© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Intervistato a L'Equipe, Pierre Kalulu ha raccontato le sue esperienze tra Milan e Nazionale. Queste le sue parole:

Prima l'Europeo, poi i Giochi Olimpici: "Non me ne sono reso conto, ma è vero! L'Europeo è stata una delusione. Anche i giochi olimpici. Fa male, in quel momento sei disgustato, ma il duro lavoro aiuta. Eravamo ansiosi di giocare contro le Isole Faroe. Ora non si ha scelta scelta: piccolo o grande avversario che sia, bisogna giocare con la stessa intensità".

Sulla partecipazione alle Olimpiadi: "Per me è diverso. Quelli che hanno esitato ad andare si erano appena trasferiti. Avevo già giocato una stagione al Milan e, quando ne ho parlato con la direzioni, erano felici per me di rappresentare il mio paese e il club. Mi hanno detto "Vuoi farlo? Ok, vai!"

Il ct dell'U21 lo ha esaltato: "Questo è quello che sto cercando di fare. Per essere affidabile, questo è ciò che rende un grande giocatore. Cerco ogni giorno di avere un livello più alto di aspettative. Al Milan, l'allenatore (Stefano Pioli) mi spinge ad essere attento a tutto e si vedono i risultati. Nella mia gioventù, non sono mai stato il giocatore che ci si aspettava. Non sono mai stato il giocatore atteso, colui per il quale fai lo sforzo. Ero spesso nella situazione in cui il treno sarebbe partito senza di me. Ho dovuto tornare al lavoro molto rapidamente".

Sul rischio di andare al Milan ed essere dimenticato: "Sapevo che ci sarebbe voluto del tempo, ma sapevo che avrei lavoro per giocare. Non avevo paura di fallire al Milan. Poteva succedere anche al Lione e sarei stato dimenticato".

Sui compagni al Lione: "Siamo cresciuti insieme, ci mandiamo sempre dei messaggi, è come stare con i tuoi amici d'infanzia. Ed è facile giocare con
Castello (Lukeba), Max (Caqueret), Amine (Gouiri) ora al Nizza, Rayan (Cherki). È sempre un orgoglio vedere i miei ex compagni avere successero".

Sull'addio dal Lione: "Il sogno era brillare tutti assieme al Lione, ma non è successo. Se possiamo farlo in nazionale, però, è ancora meglio. A Milano, in termini di sogni, ho alzato l'asticella. Era complicato all'inizio perché ero solo, ma Milano è una città piacevole e giocare nel Milan mi ha aiutato molto".

Sull'esperienza a Milano: "Devi calcolare i tuoi percorsi, evitare il centro della città durante l'ora di punta perché fa molto caldo. Molte persone che mi sono vicine mi hanno raccontato la storia del grande Milan degli anni '90".

Cosa significa giocare nel Milan: "Essere un difensore del Milan significa allenarmi ogni giorno contro Ibrahimovic. E' faticoso e gratificante ogni volta, sia Zlatan che Giroud vogliono sempre vincere. Quando vengono a parlarti devi mostrare l'ego e rispondere. In allenamento, se metti la spalla diventa una piccola lotta. Devi sempre avere fame di vincere. I nostri allenamenti sono da vedere: facciamo gare, duelli e grande intensità durante la partita"