L'ingrato di Bari vecchia ha ragione: è "come il due di coppe quando regna bastoni"
Le tanto attese parole di Antonio Cassano sono arrivate, tutti coloro i quali si aspettavano i fuochi d’artificio nei confronti del Milan sono stati accontentati, lo showman di Bari Vecchia ha fatto il suo solito spettacolo d’inizio avventura (amore per chi arriva e fango per chi è alle spalle).
Naturalmente non ci aspettavamo parole al miele per il Milan, i suoi dirigenti e l’allenatore, ma neanche uno sfogo di questa portata e così confuso. Le parole del fantasista azzurro (abbiamo ancora difficoltà a definirlo nerazzurro, anche se giura di esserlo da sempre, e questo spiegherebbe molte cose) dovrebbero farci riflettere su alcune cose che evidentemente sono cambiate in via Turati, ma sono state così aspre, così scivolose che non possiamo non restare allibiti.
Antonio Cassano ha caricato il fucile a pallettoni, l’ha condito con le solite battute e quell’italiano un po’ così, con i sorrisi un po’ forzati, ed ha sparato a zero sul Milan. Il ragazzo ce l’ha principalmente con Galliani, ma non risparmia Allegri, l’uno l’ha preso in giro, l’altro l’ha messo ai margini. Antonio Cassano forse ha dimenticato che l’ad rossonero ha puntato su di lui quando nessuno lo voleva vedere con una maglia da calcio neanche nelle figurine Panini, che il tecnico livornese l’ha impiegato pressoché sempre da titolare, che ha fatto di tutto per mandarlo all’Europeo, mettendolo in panchina solo quando è tornato con un muso lungo così e (per sua stessa ammissione) dopo aver già riferito la sua volontà di andare.
Quello che abbiamo capito è che il problema di fondo, come avevamo ampiamente immaginato, è di carattere economico. Antonio Cassano (l’ha detto lui) voleva un rinnovo, Adriano Galliani gliel’avrebbe promesso ed avrebbe rimandato, a lui non bastava quel contratto firmato nel gennaio 2011, quello che per lui rappresentava l’occasione della vita (come detto dal giocatore a suo tempo), quello che, fino a prova contraria, sarebbe scaduto fra due anni. I contratti, l’abbiamo imparato ormai, lasciano il tempo che trovano, sarebbero un impegno da ridiscutere eventualmente in prossimità della loro scadenza ed invece sembrano essere accordi dal valore pari a carta straccia per i calciatori. Quello che non torna, però, è il perché Antonio Cassano abbia accettato un contratto perfettamente identico all’Inter, stessa durata, stesso ingaggio (almeno questo ci è stato riferito), con una società che di questi tempi non sembra avere troppo tatto con i propri senatori, scaricati senza pensarci su due volte (Cassano pensa di poter avere un trattamento diverso?).
Nelle motivazioni della sua scelta Antonio Cassano c’ha infilato un po’ tutto quello che si è scritto in questi mesi, il rapporto con Allegri, le partenze di Ibra e Thiago, il ridimensionamento del Milan, la sua fede nerazzurra.
Sembra quasi che abbia letto, e tanto, i giornali, che abbia colto spunti qui e lì, che si sia fatto guidare dalle ipotesi fatte in giro e le abbia gettate tutte insieme in una conferenza stampa condita di veleno rossonero e miele nerazzurro, un collage di opinioni altrui, messe insieme a regola d’arte per creare scompiglio alla maniera del barese. Non convincono a pieno le sue parole, sembrano lo sfogo di un eterno incompreso, di un ragazzo un po’ confuso ed eccessivamente orgoglioso per essere chiaro almeno una volta nella sua vita.
Antonio Cassano poteva uscirne meglio, per una volta poteva usare modi e toni da professionista di un certo livello, ma il ragazzo non è mai stato un esempio di eleganza ed anche questa volta non si è smentito. Ha detto di non sentirsi un ingrato, di aver ringraziato chi di dovere, dalla famiglia Berlusconi al dottor Tavana, da Mauro Tassotti alla gente del Milan. Non sappiamo quali siano stati i contatti con la dirigenza e parte dello staff (quella con cui andava d’accordo per sua ammissione), ma a noi sembra che per la gente non ci sia stata poi tutta questa gratitudine. Quella gente che l’ha accolto come un campione vero, che l’ha supportato in campo e nelle vicende personali di un anno e mezzo travagliato, che oggi deve sorbirsi uno sfogo del genere, un addio così avvelenato, con due paroline di commiato in una conferenza stampa a forti tinte nerazzurre. Un popolo che l’ha osannato e forse meritava più rispetto, che non aveva bisogno di uno sfogo del genere, incomprensibile (in tutti i sensi).
Se questa è la gratitudine per Antonio Cassano, evidentemente abbiamo un concetto diverso di una parola che troppo spesso viene calpestata da ragazzini viziati ed ultramilionari, che stracciano accordi contrattuali come fossero fogli senza valore, sempre poco avvezzi ad ammettere i propri errori, ma bravissimi ad addebitarli agli altri.
Antonio Cassano ha reclamato chiarezza, eppure è lui il primo ad aver confuso le cose, ad aver mischiato motivazioni più o meno plausibili, ad aver mescolato le carte in tavola gettando fango su questo e su quello senza alcuna riconoscenza, in una conferenza stampa che ha confermato quanto si è sempre pensato di un personaggio più unico che raro del calcio italiano. Antonio Cassano ha riferito che a suo modo di vedere nei piani di Allegri lui contasse “come il due di coppe quando regna bastoni”, pensiamo che da oggi in molti avranno la stessa opinione dell’ingrato di Bari Vecchia.
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