SHEVA-DINHO e il contagocce
Il Milan vince, conserva e consolida il terzo posto e l'abbraccio tra Galliani e Ancelotti da la sensazione che, rumors a parte, ci sia comunque ancora sintonia e un forte legame. Il gioco latita, in compenso si sta ritrovando un pò di compattezza difensiva, il risultato viene amministrato in maniera più ordinata e alcuni elementi (Senderos, Dida su tutti), stanno ritrovando smalto e convinzione nei propri mezzi. I presupposti per una buona quadratura del cerchio ci sono tutti, se è vero che una grande squadra si crea dalla difesa (interpreti a parte), quella rossonera non sembra più "lo scolapasta" di qualche tempo fa. Tutto fa pensare che per lo sprint finale il Milan parta in "pole position" rispetto al Genoa e alla Fiorentina, ma pur vedendo un "roseo tramonto all'orizzonte", è giusto analizzare in maniera oculata tutti gli aspetti vari ed eventuali che possono verificarsi. Come detto sopra, il gioco latita, si vede buona fluidità solo a tratti (magari dopo vigorosi rimbrotti negli spogliatoi), e questo spesso ci pone a disagio rispetto a compagini ben più modeste ma organizzate. Vero il fatto che nel calcio conta il risultato e che le squadre posizionate al vertice non offrano show di cui lustrarsi gli occhi, ma avendo interpreti quasi unici nel ruolo (forse per talenti e classe solo il Barça ci fronteggia), ci si chiede come mai venga riservato per alcuni un lasso di tempo tanto misero. Il pensiero rivolto è indirizzato a due "panchinari doc", Sheva e Dinho, che negli ultimi scampoli disputati (dove va detto che il risultato non era assolutamente acquisito, ma ancora da sbloccare o amministrare), hanno dimostrato buona condizione e giocate importanti.
Sheva ha ritrovato la grinta di chi vuol vedere "esplodere la sud", curva che dopo il suo ritorno ha messo da parte l'orgoglio, riservando all'ucraino solo cori e affetto. Dinho anche nei 15' disputati ieri ha dimostrato ancora una volta di poter risolvere la partita con un solo "lampo di genio". Questa non vuole essere una campagna "pro-panchinari", ma c'è da dire che fino al momento del gol alcuni elementi erano "non pervenuti", e trovo un pò forzato riservare solo scampoli a giocatori che si stanno ritrovando o che hanno qualità fuori dal comune. Bisogna ammettere che per quanto "brutta", la panca è stata sempre accettata con eleganza e professionalità, ma sicuramente non giova alla condizione e all'umore disputare una manciata di minuti. Ricordo che all'esordiente Alberto Paloschi, lo scorso anno venivano spesso dedicati spezzoni di gara ben più "corposi". Per ora teniamoci stretti i tre punti, ma facciamo di tutto per tenerci stretti anche i nostri campioni.
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