Telelombardia - Milan: ora non paghi solo Leo!

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© foto di Filippo Gabutti
martedì 1 settembre 2009, 08:33Primo Piano
di Stefano Maraviglia
fonte Telelombardia - www.qsvs.it

Dopo il martirio, adesso c'è la gogna. E' scattato fulmineo il processo a Leonardo, che l'etichetta di dilettante allo sbaraglio se la porterà appresso per un bel pezzo. Questa ossessiva ricerca di un colpevole da dare in pasto alla folla rischia di partorire una somma ingiustizia. Perché se è indubitabile che Leonardo abbia le sue colpe e un pesante scotto da pagare al suo noviziato, è altresì evidente che le responsabilità abitano a vari livelli nel condominio rossonero. Questo derby da tregenda ha fotografato in maniera inequivocabile, oltre ai limiti ontologici della squadra, la maretta dello spogliatoio. Il grottesco caso della sostituzione di Gattuso rivela senz'altro disordine, confusione e disorganizzazione. Ma sotto c'è di più. Chissà che l'inchiesta interna ordinata da Galliani non faccia emergere la verità. C'è un atteggiamento ostruzionistico da parte di alcuni, che erano molto legati alla vecchia gestione tecnica e sono ora poco propensi ad avallare scelte per loro penalizzanti da parte della nuova.

La sensazione è che non ci sia una patria, una casa comune, un solo Milan. Quando i mugugni e i malumori sfociano in atteggiamenti plateali rivelano immediatamente il loro contenuto eversivo. Non c'è un gruppo unito e compatto, non c'è unità di intenti, né una fiducia piena e incondizionata nell'allenatore, che paga non tanto la sua inesperienza, quanto la difesa a oltranza e la tutela indefessa nei confronti di Ronaldinho. Che è e resta una scelta coartata e imposta, non consapevole e condivisa, ma per chi ha cercato con tutte le sue forze di sfuggire alla nomea di yes man del presidente voler tenere in campo Dinho a tutti i costi contro l'evidenza con un match che prende una piega così precisa è un madornale harakiri. Dal canto suo,
nemmeno di fronte alla realtà di un'umiliazione senza pari Silvio Berlusconi sembra accusare ripensamenti circa la bontà di un progetto che, ammesso sia effettivamente un progetto, non è né difendibile, né propagandabile. Sarà dura per il presidente prendersela con qualcuno, considerato che non c'è più un Ancelotti cui addebitare le esclusioni seriali di Ronaldinho. Fingere di non vedere questa sorta di crepuscolo degli dei è una colpa. Sbagliare è già grave, quando si ha il compito di decidere i destini del Milan, perseverare è aberrante.