Voglia di normalità, voglia di Milan

01.06.2021 20:00 di Manuel Del Vecchio Twitter:    Vedi letture
Voglia di normalità, voglia di Milan
MilanNews.it

"Grazie ragazzi per il vostro sostegno in questi anni, lo posso dire sia da calciatore e anche da dirigente. Questo è solamente l'inizio, è un traguardo, ma è un punto di partenza, non di arrivo. Ci sono stati momenti difficili e ce ne saranno ancora. Li abbiamo affrontati credo nella giusta maniera. Siamo il Milan e dobbiamo essere protagonisti. Grazie ancora". Ieri sera Paolo Maldini fuori da Casa Milan, con lui anche Frederic Massara, ringraziava così i tifosi della Curva Sud Milano che hanno organizzato una spettacolare torciata, condita da applausi e cori, per ringraziare la società per quanto fatto nella stagione appena conclusa.

TOO MUCH? - La domanda, ovviamente legittima, è: "Dopo scudetti, Champions League e Mondiali per Club ha davvero senso festeggiare in questo modo una "semplice" qualificazione in Champions arrivata con un secondo posto in campionato?". E la successiva risposta non può che essere un deciso e convinto "Sì". In questi anni il popolo rossonero, sempre fedele ai colori e alla maglia in qualsiasi situazione, ha vissuto sulla propria pelle eventi, partite, stagioni e giocatori che poco hanno a che fare con la gloriosa storia del Diavolo. Ma la realtà, e il calcio, è questa: non si vive di storia, non si vive di gloria. Si ricorda con piacere, si è orgogliosi di quello che si è scelto di tifare e sostenere, ma tutto quello che è stato fatto non ti garantisce che automaticamente successi e trofei arriveranno in automatico. Ci vogliono giocatori, società, dirigenti, uomini forti. Soprattutto uomini. Ed ecco perché il mondo rossonero ieri sera non ha acceso le torce per protestare la perdita a parametro zero di quello che con tutta probabilità è un talento generazionale, ma invece era sotto la sede del club per celebrare un Uomo, con la u maiuscola, che ha reso il Milan quello che è oggi e che da pochi anni si è rimesso in gioco per cercare di dare una svolta alla storia recente della sua seconda casa. Maldini è un cognome scolpito nella storia rossonera, Cesare, Paolo, ora Daniel e ancora papà Paolo. Una storia d'amore che ha visto tutte e due le parti in gioco salire fino all'Olimpo di questo sport. 

LA NORMALITÀ - È difficile spiegare razionalmente cosa rappresenti la figura dello storico capitano con la numero 3 addosso per chi ha scelto di amare questi colori, e quindi non bisogna stupirsi di queste manifestazioni di affetto e gioia arrivino dopo una stagione (e mezza) in cui si è tornati a respirare aria di vero Milan con Paolo Maldini frontman del nuovo progetto Elliott. E Paolo ieri sera, così come dopo la vittoria di Bergamo, ha puntualmente ribadito di come tutto questo non debba essere un punto di arrivo ma un punto di partenza. Un Milan entusiasmante che partecipa continuamente alla Champions League è la normalità: una normalità sportiva che va di pari passo a quella di vita. Vita che nell'ultimo anno e mezzo è diventata sopravvivenza a causa di questa pandemia che ha cristallizzato e cambiato, in peggio, le nostre vite. Dopo un periodo durissimo si inizia ad intravedere una flebile luce, e la voglia, tra le tantissime altre, di tornare allo stadio, di urlare sugli spalti con gli amici, di gioire, di piangere, di emozionarsi e di festeggiare al termine di una stagione calcistica fa parte della normalità. Quindi no, ieri sera non è stato "un po' troppo" e sì, dopo le difficoltà è giusto festeggiare ogni traguardo, anche se piccolo e non importante come la vincita di un trofeo. Tenendo bene a mente che l'obiettivo è quello di tornare ad essere protagonisti.