Boateng e Amelia: operazioni discutibili, ma più che la forma conta la sostanza

Boateng e Amelia: operazioni discutibili, ma più che la forma conta la sostanzaMilanNews.it
© foto di Tiziano Crudeli
martedì 17 agosto 2010, 00:00Editoriale
di Tiziano Crudeli

La sconfitta della nuova Italia di Prandelli contro la Costa d'Avorio è un segno dei tempi. La sorpresa non è la prima battuta d'arresto del nuovo corso quanto la costatazione che i nostri avversari, privi di Drogba, hanno evidenziato una maggior qualità e un tasso tecnico decisamente superiori. Eppure noi schieravano gli osannati Cassano e Balotelli. Nessun allarmismo visto che siamo solo all'inizio di un ciclo, ma purtroppo abbiamo avuto la conferma che due o tre elementi di ottimo spessore non bastano per ritornare agli antichi splendori se intorno a loro non c'è una squadra. Gli accaniti sostenitori di Cassano e Balotelli in Nazionale, che hanno crocefisso Lippi per non averli convocati, sono serviti. Neppure loro avrebbero potuto evitare la débacle in Sudafrica. Sia ben chiaro Cassano e Balotelli contro la Costa d'Avorio non hanno giocato male, ma pur nella sufficienza della loro prestazione non sono riusciti a produrre gli effetti sperati. Anche perchè sono mancati i compagni. Il problema del calcio italiano è quindi molto più complesso e non di facile e immediata soluzione. La Costa d'Avorio nel secondo tempo ci ha spesso nascosto la palla. Gli azzurri sono stati irretiti dalla bravura degli africani, abilissimi nella circolazione della palla anche negli spazi ristretti. All'Italia manca il gioco perchè è priva di estro e fantasia (si è avvertita l'assenza di Andrea Pirlo....) e allora capita che anche gli attaccanti scadano di livello. Non a caso nelle ultime 4 partite si sono alternati ben 9 attaccanti senza che nessuno abbia pienamente convinto. Nel 2010 la Nazionale non ha ancora vinto un match raccogliendo la miseria di 4 pareggi e 3 sconfitte. L'ultimo successo risale al 18 novembre 2009 quando, con un gol di Chiellini, l'Italia sconfisse la Svezia per 1 a 0. Si è rivisto all'opera un volenteroso Borriello, (gratificato con un confortante 6 in pagella), che ha rilevato “ l'esordiente brasiliano naturalizzato italiano” Amauri, poco incisivo tanto da meritare un 5,5. E' rimasto in panchina Luca Antonini. Tenuto conto che Molinaro non ha convinto appieno, soprattutto in fase di spinta (voto: 5,5), forse era il caso di fargli giocare uno spezzone di partita.

Se il calcio italiano ha poca qualità la stessa cosa non si può dire del Milan. Ronaldinho, Seedorf, Pato, Pirlo, Thiago Silva e Nesta assicurano un tasso tecnico elevatissimo. Poche squadre possono contare su fini palleggiatori di questo calibro. Ecco perchè il Milan non può e non deve essere ritenuto comunque un complesso di secondo piano. Semmai si può discutere la discontinuità di alcuni. Dinho, ad esempio, è andato spesso a corrente alternata. Ciononostante in una stagione non esaltante ha fornito 17 assist e 15 gol (12 in campionato e 3 in Champions), 5 in più della precedente quando si fermò a 10 reti in 36 partite. Tradotto in pratica significa che nel campionato 2009-20120, ha propiziato 32 reti delle 70 complessive (60 in campionato e 10 in Champions) realizzate dalla squadra. Un bottino niente male ottenuto in 43 partite (36 in Serie A e 7 in Champions) con l'esclusione della Coppa Italia (2 partite 2 gol) alla quale il Gaucho non ha partecipato. Dinho con i 15 gol stagionali emula Borriello che ha uno score di 14 reti in campionato e 1 in Champions in 35 match complessivi. I attaccanti sono i goleador della squadra, segue Pato a quota 14 reti (12 in campionato e 2 in Europa) in 30 match. Altro campione sovente discusso per le cadenze troppo compassate è Seedorf. Clarence supplisce alla innata lentezza con la maestria del tocco. Il calcio moderno è fatto sì di qualità, ma non può prescindere dalla velocità di esecuzione e dalla corsa, altrimenti si rischia di essere tagliati fuori dal gioco. A Seedorf capita spesso di trovarsi avulso dalla manovra a causa dei ritmi forsennati imposti dagli avversari, in quel caso diventa un orpello poco producente. Mister Allegri pretende che i centrocampisti e i trequartisti sappiano inserirsi in zona gol ma che siano altrettanto tempestivi nel ripiegare per dare manforte alla difesa. Clarence non sempre riesce a risultare efficace nelle due fasi. Pato e Pirlo offrono un apporto più continuo. Nesta e Thiago Silva, se stanno bene fisicamente, formano l' architrave sulla quale poggia l'intero sistema difensivo. Il Milan con questi giocatori al meglio della condizione fisica è in grado di rivaleggiare alla pari con chiunque. Anche perchè Antonini, Borriello, Flamini, Huntelaar non sono comprimari da buttar via e poi si può fare affidamento su Ambrosini e Gattuso validi esponenti della vecchia guardia.

Kevin Prince Boateng è il nuovo rinforzo del centrocampo del Milan. Il ghanese, naturalizzato tedesco, è una sorta di Gattuso un po' indisciplinato, molto irruente, ma con buona tecnica e un buon piede, capace pure di proiettarsi in fase offensiva. Può essere utile alla causa. Boateng è stato acquistato dal Genoa e poi girato in prestito al Milan cui spetta l'eventuale diritto di riscatto. Il Milan, siccome non può spendere, deve limitarsi a escogitare espedienti che gli consentano di potenziare il proprio organico. Dal Genoa sono arrivati Amelia, sempre in prestito, e Sokratis in cambio di 5 milioni (ricavati dalla cessione di Storari alla Juventus) più le comproprietà di Zigoni, Strasser e Oduamadi. In pratica Galliani porta a casa tre presunti rinforzi spendendo un cifra molto contenuta. Il fine giustifica i mezzi. Operazioni però discutibili nella forma. Una volta era il Milan ad acquistare i giocatori e poi semmai girarli in prestito a club di medio e piccolo cabotaggio, ora, invece, in Via Turati sono obbligati a fare il contrario. Ciò che conta è la sostanza per cui se i tre nuovi acquisti contribuiranno a migliorare le prestazioni della squadra tutto il resto passerà in secondo piano.

Il Milan non esce male dal Trofeo Tim svoltosi a Bari. Vince 5 a 3 ai rigori con la Juventus e perde, 3 a 2, sempre dopo i calci di rigore, con l'Inter. L'anno scorso a Pescara i rossoneri vennero sconfitti dall'Inter 1 a 0 (gol di Balotelli) e 2 a 0 dalla Juventus (reti di Amauri e Iaquinta). Quindi almeno sul piano dei risultati c'è stato un miglioramento. Vincitori e vinti concordano: “I risultati di queste manifestazioni da 45' lasciano il tempo che trovano.” Troppi esperimenti, troppe assenze (il Milan aveva lasciato a casa Pato, Thiago Silva e Seedorf) per cui è difficile esprimere dei giudizi. Nel primo match con la Juventus il grande e indiscusso protagonista è stato Amelia autore di 4-5 parate strepitose poi ripetutosi neutralizzando le conclusioni dal dischetto di Pepe e Amauri. Quando un estremo difensore si erge a salvatore della Patria significa che molteplici cose non sono andate per il verso giusto, sia ben chiaro anche per merito degli avversari. Resta il fatto che il centrocampo (Gattuso in primis) e la difesa (Bonera & C.) hanno accusato troppi scompensi concedendo ai bianconeri diverse opportunità. Tra le note positive la splendida rete di Ronaldinho su assist di Nnamdi Oduamadi. Il nigeriano, classe 1990, si è messo in evidenza per alcune interessanti accelerazioni, ma gli eccessivi personalismi sono risultati controproducenti. La vittoria e la spettacolare esecuzione della Foca Monaca hanno cancellato possibili critiche. Con l'Inter dei giovani (ad un certo punto del match la difesa dei nerazzurri era composta da Natalino, Benedetti e Biraghi con in attacco Coutinho, Nwankwo, poi sostituito da Obi) il Milan, che ha risposto inserendo Strasser, Novinic, Merkel (tutti stranieri.....), non ha entusiasmato pur colpendo una traversa con Inzaghi. Bene Abbiati e il rientrante Pirlo. Poi nella lotteria dei penalties sono arrivati gli errori di Flamini (tiro fuori), Inzaghi (alto) e Ronaldinho che dal dischetto ha centrato il palo.