Bravi tutti. E non deve finire qui
E non deve finire qui. Con la consapevolezza delle proprie qualità e la straordinaria forza di un gruppo che si è stretto attorno al proprio allenatore, al termine di una settimana tra le più turbolente della storia recente.
Un'unione di intenti che ci permette di guardare con maggiore ottimismo ad una serie di impegni ravvicinati che potrebbero proiettare i ragazzi di Leonardo a stretto contatto della corazzata Inter, ma soprattutto restituire la seconda posizione occupata a lungo durante questa stagione. Il recupero contro la Fiorentina di mercoledì e il match casalingo con l'Atalanta, prima dello scontro diretto con gli uomini di Ranieri, che, in caso di esito positivo, aprirebbe scenari ad oggi difficilmente pronosticabili.
Una prova confortante quella di Bari, da molteplici punti di vista: la gestione perfetta della partita contro un avversario insidioso come pochi, un approccio mentale ed una dimostrazione di personalità da vecchio Milan. Un possesso del pallone mai fine a se stesso, capace allo stesso tempo di inibire la consueta spinta sulle corsie laterali dei “galletti” e di scatenare le tre bocche di fuoco rossonere. Torna il tridente magico e là davanti se ne vedono delle belle, con un Dinho semplicemente magico e Borriello, prima, e Pato, poi, abilissimi a farsi trovare pronti all'appuntamento con la rete.
Ma nella notte del San Nicola gli elogi si sprecano: a partire da Christian Abbiati che, con la prodezza su Barreto che vanifica l'estremo tentativo di rimonta dei padroni di casa, conquista definitivamente le chiavi della porta milanista. Ha sofferto in panchina nelle ultime uscite l'estremo difensore di Abbiategrasso, ha osservato impassibile il suo collega di reparto brasiliano cadere sotto i colpi dello scatenato Rooney nell'infausta notte di Champions League; finché non ha deciso di riprendersi il posto che gli compete.
Grandioso, ma ormai non fa più notizia, il duo Nesta-Thiago Silva, mentre merita una menzione in particolare Daniele Bonera: è mancato dai campi per circa un anno, la sfortuna sembrava essersi impadronita del bresciano, protagonista di una prestazione commovente, al limite della perfezione in una zona di campo a lui meno congeniale. Sempre aggressivo e puntuale nell'anticipo, non ha concesso un metro ad Alvarez.
Ambrosini (a proposito, almeno il vice di Lippi, Narciso Pezzotti, se ne sarà accorto?) e Gattuso danno una fisionomia differente alla squadra, che perde evidentemente di inventiva in mezzo al terreno di gioco ma le conferisce un equilibrio che non sarà certamente sfuggito a Leonardo, anche in ottica delle gare future.
Chiusura doverosa per il nostro allenatore. Ha replicato con classe, ma con una dignitosissima fermezza a dei rimproveri (smentiti un po' goffamente da Galliani nel prepartita) apparsi eccessivi ai più; per quanto questi giocatori hanno saputo dare, in termini di risultati e di qualità espressa, dopo aver superato un numero indicibili di ostacoli e una partenza ad handicap dettata anche da un mercato estivo del tutto inesistente.
Ha difeso le sue idee, il suo modo di intendere questo sport, ha protetto il suo gruppo e questo, agli occhi del suo manipolo di calciatori, è stata la manifestazione più lampante della sua grandezza umana. E la risposta è sotto gli occhi di tutti.
Bravo, mister, questa vittoria è soprattutto tua!
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