Chi pensa che Maldini vada all'Inter lo insulta

Chi pensa che Maldini vada all'Inter lo insultaMilanNews.it
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venerdì 21 gennaio 2011, 00:00Editoriale
di Luca Serafini

Via Turati è furibonda con Leonardo. Il suo passaggio all’Inter ha lasciato indifferenti società e molti dei suoi ex giocatori, tra i quali però senatori ed ex sono rimasti sconcertati. Quello che ha irritato non poco i dirigenti rossoneri, al di là delle dichiarazioni dell’allenatore brasiliano, sono state le sue dichiarazioni nei primi giorni nerazzurri e i suoi atteggiamenti nelle prime partite. A far definitivamente imbestialire i suoi ex datori di lavoro è stata infine la scoperta che l’ex giocatore, dirigente e tecnico milanista ha contattato sia Kakà che Ronaldinho per invitarli ad andare all’Inter. Il tutto mentre Adriano Galliani si trovava in Brasile per concordare il passaggio di Dinho al Flamengo. La Curva Sud non risparmia cori “dedicati” a Leo ad ogni partita, compresa quella di ieri sera in Coppa Italia contro il Bari.
Bisogna assuefarsi all’idea che nel calcio l’unica bandiera che sventola impavida è quella dell’Iban. Il resto sono poesie dei tifosi, i quali devono imparare che giocatori, allenatori e dirigenti ad ogni latitudine pensano ormai agli affari loro: bisogna tifare per le maglie e i colori, sotto il vestito niente. Il caso-Leonardo in ogni caso sembra aver superato in un colpo solo sgarbi passati tipo Vieri e Ronaldo: già l’idea di Moratti di rivolgersi a lui è stato un capolavoro di classe ed eleganza, il resto è lo specchio dei tempi.
Ma qualche eccezione c’è. In questi ultimi mesi più volte a Milano è circolata la voce secondo cui Paolo Maldini, contattato dall’Inter per un ruolo di dirigente, stava riflettendo sulla proposta. Non una balla: una menzogna. Uno dei 3 capitani dell’ultimo mezzo secolo (nessuna squadra al mondo vanta un senso di affezione come questo) non è mai stato nemmeno sfiorato dalla tentazione, dall’ipotesi, dalla cervellotica idea di un presidente al quale evidentemente scudetti, Champions, Trofeo dell’amicizia – pardon, Mondiale per club – non hanno attenuato il nervo scoperto e il complesso del Milan.

Paolo Maldini non andrà mai all’Inter né a un altro club a fare niente, per nessuna cifra. Chi crede che per un solo attimo ci abbia pensato, lo insulta. Punto. Nonostante, per inciso, il congedo riservatogli dal Milan non sia stato certamente quello che si sarebbe meritato.
Capitolo squadra. Lecce è stata veramente irritante, nell’atteggiamento, nel gioco, nel risultato. Allegri ha avuto fin qui genio nell’inventare alcuni accorgimenti tattici impensabili (Ambrosini nel ruolo che fu di Pirlo e viceversa, Boateng trequartista, i tre mediani da guardia) e coraggioso nelle scelte (le panchine di Seedorf, la giubilazione di Ronaldinho). Ora dovrà avere le stesse intuizioni e la stessa determinazione in scelte che vanno fatte nei 90’: a Lecce nell’intervallo avremmo fate due cambi, limitandoci a dire alla squadra “e ora nei primi 20 minuti della ripresa voglio 3 gol”. Ci arriverà. Presto, perché l’Inter sta arrivando. Anche se dopo i richiami della preparazione negli Emirati ingolfano sempre un po’ i motori e cominceranno a dare risultati tra breve. Prima che Pato diventi un caso vero e proprio di difficile risoluzione, perché dopo 3 anni e mezzo di Milan dovrebbe aver capito dov’è e cosa tutti si aspettano da lui, senza bisogno di essere insultato in campo dai compagni e sugli spalti dai suoi tifosi.
La parentesi di Coppa Italia ha restituito qualche soldatino che mancava all’appello: Oddo, Yepes, Antonini e Merkel possono meritare altro spazio, non solo in una Coppa che interessa soltanto i pochi orsi polari che sfidano il gelo degli stadi per vedere le partite.