Dirigenza, allenatore e squadra: la contestazione è certificata dai fatti. Furlani, D'Amico, Italiano: cosa emerge

Dirigenza, allenatore e squadra: la contestazione è certificata dai fatti. Furlani, D'Amico, Italiano: cosa emergeMilanNews.it
Oggi alle 00:00Editoriale
di Pietro Mazzara

Il crollo che c’è stato nel post Lazio-Milan è un qualcosa di inspiegabile e che sembra lontano dal poter essere corretto. Anche ieri sera, la squadra si è liquefatta dopo dieci minuti, ha preso tre gol e solo nel finale, con la forza della disperazione, è risalita fino al 2-3. Ma intorno c’erano solo quei tifosi-turisti che probabilmente avranno chiesto a ChatGPT cosa stesse accadendo attorno a loro, mentre San Siro si svuotava in maniera del tutto naturale per quello che il popolo milanista, quello vero, ha dovuto sopportare negli ultimi anni. La squadra è stata costantemente ribaltata come un calzino delle continue operazioni di mercato, novantuno tra cessioni e acquisti, che non hanno fatto altro che rendere ibrida e mai solida la squadra. Un gruppo giocatori capitanato da Mike Maignan che dovrebbe prendersi le sue responsabilità da capitano, mettendoci la faccia. Invece nei momenti di difficoltà, c'è stato sempre e solo Matteo Gabbia, leader vero e milanista assoluto. Non funziona così. 

La contestazione nei confronti di Giorgio Furlani è l’apice di tutto questo malcontento. L’amministratore delegato, oggetto anche di vergognosi attacchi privati, è colui che ha dettato la strategia degli ultimi anni post Paolo Maldini, con il concetto della diversificazione degli investimenti sui cartellini dei calciatori che è stato un vero e proprio mantra in quel di Casa Milan. Ma, alla fine, cos’ha portato? Al nulla in termini di competitività della squadra, con la somma dei punti da chi ha vinto lo scudetto che cresce costantemente. Lui, agli occhi dei tifosi, paga questo aspetto. Il Milan non è competitivo, le scelte fatte non sono state vincenti, le strategie di mercato operate non hanno portato alla creazione di un gruppo che andava rimpolpato e sistemato anno dopo anno per rimanere lassù. Invece è stato smembrato quasi ogni anno e adesso il conto, presentato dai tifosi, è arrivato anche per lui.

Non si era mai vista una contestazione così indirizzata come quella che è stata messa in atto da tutta la tifoseria, da quella che si esprime sui social fino a quelli che vanno allo stadio, con una coreografia ad hoc che è l’apice di una situazione che non è più sostenibile. Cosa farà? Lo scopriremo nelle prossime settimane, anche perché dovrà certamente chiudere il bilancio 2025-26 e parlare con Gerry Cardinale. Oggi nessuno sa cosa farà Furlani, ma c’è da dire che in caso di mancata qualificazione in Champions League, anche lui finirebbe nella lista di quelli a rischio. Perché se questo scenario dovesse verificarsi, anche Igli Tare e Massimiliano Allegri dovrebbero finire sulla graticola.

Si è parlato, in caso di addio del direttore sportivo albanese, del profilo di Tony D’Amico in uscita dall’Atalanta. Il dirigente è uno di quei profili che erano già stati accostati al Milan e se dovesse andare via Tare, potrebbe tornare in auge. Ma di una cosa sono sicuro: Vincenzo Italiano non è un allenatore che piace a D’Amico.