Dov'è finito il vero Milan?
1 gol nelle ultime 4 partite. La vittoria che manca da altrettante gare (Coppa Italia compresa), precisamente da Milan-Siena del 17 gennaio scorso. Numeri impietosi che fotografano in maniera nitida le improvvise difficoltà di un Milan tornato brutto anatroccolo dopo le prime tre straordinarie performances di inizio del 2010.
12 reti negli appuntamenti casalinghi di campionato contro il Genoa ed i bianconeri di Malesani e nella vittoriosa trasferta torinese contro la Juventus, poi il nulla più totale.
La prodezza personale di capitan Ambrosini nel finale di primo tempo di Milan-Livorno resta l'unico acuto di una squadra che è come se avesse smarrito di colpo le proprie certezze e la propria brillantezza a livello offensivo.
La pesante battuta d'arresto nel derby del 24 gennaio pare aver svuotato del tutto i leonardiani dal punto di vista psico-fisico, con le residue chances di rimonta sono sfumati la grinta, la verve e gli stimoli, che erano stati proprio il carburante nel serbatoio di un gruppo di calciatori partito questa estate tra mille difficoltà, ma capace di ribaltare un destino apparentemente avverso a suon di giocate spettacolari.
Anche nell'incolore pomeriggio di Bologna sono emerse i difetti peggiori del Diavolo di inizio campionato, fermo sulle gambe, molle e per nulla incisivo per tutto il primo tempo, arrembante e anche sfortunato in una ripresa condotta a ritmi più elevati.
Come Cosmi una settimana fa a San Siro, la consolidata organizzazione tattica, soprattutto in fase difensiva, della compagine di Colomba ha spento sul nascere qualsiasi iniziativa dei rossoneri con irrisoria facilità.
Pirlo, Ronaldinho e il pessimo Seedorf delle ultime domeniche sono giocatori che, in questo momento, amano ricevere il pallone tra i piedi senza mai dettare un movimento in profondità ed il solo, generosissimo, Ambrosini non può sistematicamente sobbarcarsi il doppio compito di fare da frangiflutti davanti alla difesa e di dare manforte in attacco al sempre più solitario Borriello.
Anche stavolta Marco ha dovuto combattere come un leone contro la coppia di centrali avversari senza che nessuno dei propri compagni tentasse almeno una volta l'inserimento negli spazi per portargli via un marcatore e sgravarlo così di un lavoro davvero massacrante. L'ingresso di Huntelaar nel secondo tempo si è infatti rivelato utilissimo in tal senso e non è un caso che sia aumentata di pari passo la pericolosità offensiva dei ragazzi di Leonardo. Un suggerimento, forse, per l'immediato futuro, in un periodo nel quale la presenza di un solo puntero in mezzo all'area di rigore risulta insufficiente a fronte dei traversoni che, più o meno copiosamente, piovono dalle corsie laterali.
E in virtù del fatto che il tecnico brasiliano ha ripetutamente dimostrato di saper cambiare in maniera provvidenziale lo scacchiere tattico della sua formazione, tenendo in considerazione non solo le qualità dei suoi interpreti ma anche la loro condizione atletica.
Non mancano, dunque, i motivi per sorridere se aggiungiamo alla comprovata duttilità del nostro allenatore il recupero in difesa di un ottimo Daniele Bonera e un Amantino Mancini che non potrà che crescere dopo il discreto debutto del “Dall'Ara”.
Si chiude così un'altra settimana di patimenti, in cui avremmo fatto tranquillamente a meno delle troppe polemiche che hanno coinvolto nell'ordine Ronaldinho e le sue serate troppo disinvolte prima di Inter-Milan e l'acquisto dell'ex attaccante esterno dell'Inter con le le critiche del tutto fuori posto del patron Berlusconi. Situazioni e frasi che ci hanno proposto un Leonardo particolarmente teso alla vigilia della sfida in terra emiliana e che hanno indubbiamente tolto tranquillità al Milan.
Da venerdì prossimo, nell'anticipo contro l'Udinese, è attesa una pronta riscossa ed il margine di errore dovrà assottigliarsi per forza di cose: tra 9 giorni al Mezza arriva il Manchester United.
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