E' ora di gridarlo al mondo: "giù le mani dal Faraone". Dopo la bella vittoria sul Chievo serve ora la controprova contro gli spagnoli del Malaga, sedotti e abbandonati dallo sceicco

E' ora di gridarlo al mondo: "giù le mani dal Faraone". Dopo la bella vittoria sul Chievo serve ora la controprova contro gli spagnoli del Malaga, sedotti e abbandonati dallo sceicco
© foto di Fabrizio Tomasello
martedì 6 novembre 2012, 00:00Editoriale
di Fabrizio Tomasello

Un gol, un assist, giocate spettacolari da raffinato prestigiatore condite da recuperi e salvataggi degne del miglior difensore. Questo e tanto altro è stato, ancora una volta, il fatturato di  Stephan El Shaarawy nella preziosa e finalmente appagante vittoria contro il Chievo di sabato pomeriggio al Meazza.
Inevitabile che tanto fulgore attirasse l’attenzione dei principali top club europei, Real Madrid, Manchester United, Manchester City tanto per gradire, ingolositi dalla precaria situazione finanziaria rossonera e soprattutto dalla nouvelle vague del Milan, più propenso a vendere i suoi talenti che a difenderli a spada tratta.
Mai come in questo momento però è necessaria una presa di posizione forte da parte della società, obbligata a dissuadere Ferguson, Mourinho, Mancini etc. etc. dal tentare la rincorsa al Piccolo Faraone. Dopo la sciagurata estate che ha visto smembrata la rosa a disposizione di Allegri, è proprio El Shaarawy il fenomeno a cui aggrapparsi per ricostruire. E visto quanto accaduto nemmeno 4 mesi fa con Thiago Silva (prolungamento del contratto con adeguamento di stipendio e dopo pochi giorni cessione al PSG), non basta annunciare che presto El92 rinnoverà fino al 2018, bisogna gridare al mondo che il Piccolo Faraone è incedibile, a qualsiasi prezzo, a qualsiasi condizione.
Ha ragione Galliani quando parla di “anno 1”, la prima stagione della rinascita, ma sarà fondamentale blindare il nostro gioiellino per non deprimere ancora una volta la già pesantemente provata tifoseria rossonera.
Intanto il Milan contro il Chievo ritrova in un colpo solo vittoria, bel gioco (o anche “giuoco”, come direbbe il presidente Berlusconi), fluidità di manovra, gol e protagonisti dispersi da un po’. E’ stata senza ombra di dubbio la migliore partita giocata dai ragazzi di Allegri, ma i segnali di crescita erano stati costanti nelle ultime settimane. Quello che probabilmente serviva era una bella e sonora vittoria, in grado di spazzare via come un tornado estivo tutte le nubi di paure, insicurezze, timori che incupivano l’atmosfera a Milanello.
Finalmente si è visto un Montolivo in grado di prendere per mano la squadra e guidarla al trionfo, un Bojan incisivo e vincente, un Constant a suo agio nella inconsueta posizione di terzino sinistro, un Abate preciso in difesa e di nuovo uomo-assist, un Mexes sicuro e senza sbavature, un Boateng entrato in partita con la giusta concentrazione e per concludere anche un Pazzini goleador.
E per favore, non inquiniamo questa grande prestazione con le solite e scontate perplessità legate al valore dell’avversario e della sua eccessiva arrendevolezza. Dissipiamo tutti i dubbi in proposito: il Chievo si è rivelato inadeguato perché ha trovato di fronte un gran Milan. Guardiamo cosa è accaduto dopo il gol del pareggio dei clivensi, firmato da Pellissier ed incassato appena 120 secondi dopo la rete del vantaggio di Emanuelson. In quel momento, il Milan svuotato, timoroso, incerto di inizio stagione avrebbe probabilmente iniziato ad arrancare senza costrutto, rischiando magari anche di perdere. La squadra di Allegri invece stavolta ha reagito con fiero cipiglio, con cattiveria agonistica e vigore atletico e ha portato agevolmente a casa la partita.
A tutti i detrattori, ai dubbiosi per professione, agli scettici per hobby, vorrei ricordare che le prime due sconfitte in casa di questo campionato sono arrivate per mano di Sampdoria ed Atalanta, due squadre di sicuro allo stesso livello del Chievo. La differenza è che adesso con questo tipo di avversari, il Milan vince….e vince bene. Strappando applausi e complimenti anche al distaccato Berlusconi di questo ultimo periodo.
E adesso sotto con la Champions League. Stasera c’è da rifilare lo stesso trattamento riservato al Chievo anche agli spagnoli del Malaga, per confermare il trend positivo e riempire i serbatoi di autostima, la benzina necessaria per far crescere ed andare avanti i giovanotti in casacca rossonera. I biancoblu iberici si sono rivelati avversari quanto mai indigesti nella partita d’andata di due settimane fa. Ma da allora sono cambiate tante cose per la squadra di Mister Pellegrino: i giocatori continuano ad essere senza stipendio e il malumore cresce. Il proprietario Al Thani si sta rivelando molto meno munifico di quanto era lecito attendersi dai tifosi  e dai calciatori del Malaga, sedotti ed abbandonati dallo sceicco in ritardo di circa 10 milioni di stipendi nei confronti della squadra. Ed il Milan può e deve approfittare di questo improvviso crollo psicologico degli spagnoli per sferrare la zampata decisiva che garantirebbe un passo avanti fondamentale verso il passaggio agli ottavi di Champions.
E da domenica prossima pronti a continuare la rincorsa alle posizioni alte della classifica: al Meazza arriva la Fiorentina rivelazione di mister Montella.
Almeno stavolta nessuno avrà il coraggio di parlare di avversario docile.




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