L'anticipo di Galli - Gioia derby, delusione Europa. Ma credo nel progetto

L'anticipo di Galli - Gioia derby, delusione Europa. Ma credo nel progettoMilanNews.it
Oggi alle 00:00Editoriale
di Filippo Galli
L’editoriale per MilanNews.it di Filippo Galli.

Lo scorso venerdì 30 ottobre ho partecipato, insieme ad altri ex-calciatori rossoneri (le cosiddette Legends), alla cena organizzata da Gerry Cardinale e dal Milan presso il ristorante Ribot, a Milano, non lontano dallo stadio di San Siro. Tra gli ospiti, oltre al gruppo degli ex-giocatori (che piacere rivederli!), un ristretto gruppo di leader del mondo del business, attuali o potenziali partner della società rossonera.

Mi auguro di non sbagliarmi, ma l’incontro mi è sembrato il punto di partenza di una nuova era: nel discorso tenuto ai presenti, durato più di mezzora (in inglese e senza traduzione – forse dovuta), Gerry Cardinale si è assunto la piena responsabilità rispetto alle scelte e alla gestione tecnica del Club. Ha inoltre espresso propositi di ulteriori investimenti per rinforzare la squadra, in parallelo allo sviluppo di un business che ne consenta la sostenibilità. Prova ne siano la presentazione del nuovo stadio, il “Generali Stadium”, con i suoi 650 milioni di naming rights in dieci anni, e il contratto di sponsorizzazione tecnica siglato con Adidas che a partire dal 2028 garantirà 50 milioni di euro a stagione, anche qui per dieci anni: una mossa, quest’ultima, che per la sua entità sembra avere messo in subbuglio il mondo delle sponsorizzazioni tecniche. La vittoria nel derby, del giorno successivo, ha suggellato in modo perfetto questo momento di svolta.

Archiviati i tre preziosi punti conquistati con i nerazzurri, però, giovedì sera è arrivata la brutta sconfitta con il Ferencvaros in Europa League. Un pesante passo indietro che guasta il bel clima di ottimismo sportivo e societario che si era creato intorno al Milan. Colpa del turnover? Questa volta non lo credo: piuttosto credo che la sconfitta sia da attribuire a un approccio sbagliato alla gara, perché con tutto il rispetto per i nostri avversari la squadra schierata non era certo inferiore agli avversari. Tanto è vero che fra i peggiori in campo ci sono stati proprio i titolari (con “capitan” Rabiot leader per imprecisione e svogliatezza) e non certo l’interessante Diawara; né mi sentirei di gettare la croce addosso al giovane portiere Lorenzo Torriani, autore peraltro di due grandi parate, certo colpevole sul primo gol, ma pochissimo aiutato dai compagni e in particolare da Koni De Winter, cui spettava il compito di guidare il reparto difensivo. Ora rimane ancora la possibilità di accedere ai playoff e questo dovrà essere, senza se e senza ma, l’obbiettivo dei rossoneri. 

Ma torniamo alle cose positive e pensiamo a come lo scenario, Europa League a parte, sembri muoversi anche nell’area tecnico-sportiva nella direzione che in molti auspicavamo da tempo: dare forma ad una governance di livello con professionisti qualificati e di esperienza. Mi riferisco a Markus Krösche che sembra aver definito l’accordo per diventare il nuovo Head of Football del Milan. I curriculum vitae possono essere fuorvianti ma il suo sembra lasciare pochi dubbi sulla sua efficacia. Dopo una breve carriera da allenatore, nel 2017 Krösche riparte dal Paderborn 07 (squadra tedesca in cui aveva giocato e allenato) con l’incarico di direttore sportivo, ottenendo una doppia promozione, dalla 3.Liga fino alla Bundesliga. Dopo questa impresa, riceve la chiamata dall’RB Lipsia, dove succede al “guru” Ralf Rangnick e conferma tutte le scelte di quest’ultimo (ci torneremo), a cominciare dal giovane allenatore Julian Nagelsmann. Il Lipsia conquista il terzoposto in Bundesliga e le semifinali di Champions League, venendo eliminato dal PSG. La programmazione della stagione 2020-‘21 è la prima che Krösche fa con scelte autonome: arrivano le firme di Kluivert, Sorloth, Henrichs e del giovane Samardzic ai quali si aggiungeranno, in un secondo momento, Szoboszlai e Simakan, soffiato proprio al Milan.

Nonostante i buoni risultati, Krösche lascia l’RB Lipsia e nella stagione successiva (2021-‘22) passa all’Eintracht di Francoforte. Anche se a noi questo non dovrebbe interessare (non vorremmo più vendere i nostri campioni), è qui che si guadagna il soprannome di “re delle plusvalenze”: acquista giocatori tra i 18 e i 23 anni, intuendone il potenziale, e li rivende a un prezzo molto superiore a quello di acquisto. A noi interessa invece la sua bravura nel saper dare la giusta stoffa al giusto sarto (la metafora è del nostro presidente Silvio Berlusconi), una dote che negli ultimi anni sembra essersi affievolita. Markus utilizza i dati ma non è ossessionato dall’algoritmo, ritiene fondamentale l’osservazione sul campo del giocatore oltre ché la conoscenza personale per valutarne carattere e attitudine (un altro tratto molto rossonero, vera griffe di Ariedo Braida). Krösche, come dicevamo,ha dimostrato di sapersi muovere con intelligenza, senzastravolgere tutto soltanto per dare un segnale del suo arrivo. Questa attenzione al contesto e l’indubbia capacità sul mercatosono ottimi presupposti.

Detto di Krösche e del suo arrivo quasi certo, ora occorreproteggere ciò che di buono è stato fatto, sia in termini di giocatori che in termini di processo. È necessario difendere i protagonisti tra cui, ça va sans dire, l’uomo del derby, Diego Moreira. Il nostro 22 non è il nuovo Leão (e speriamo che non lo diventi dal punto di vista della continuità nella prestazione), né, tantomeno, il nuovo Kakà (peccato mortale solo pensarlo). Moreira è certamente un giocatore sopra la media per tecnica e personalità che ci ha regalato emozioni ed entusiasmo, è giovane, può crescere ancora molto: e credo che sia giusto riconoscere i meriti di Amorim, fortemente criticato da coloro che contestavano l’impiego del belga sulla fascia destra dove, guarda un po’, è risultato devastantenel derby.

Gli aspetti da migliorare sono molteplici. Le disattenzioni difensive, ad esempio, vanno necessariamente ridotte se non eliminate: cominciando da quelle sui calci piazzati, perché il goal del liberissimo Bastoni su calcio d’angolo in altre occasioni potrebbe costarci caro. Occorre lavorare di più e meglio su queste situazioni: sul campo e con l’ausilio della video-analisi, a maggior ragione quando vi sono tanti impegni ravvicinati. Poi c’è il tema dei goal fatti o, meglio, della capacità di costruire occasioni da goal: perché, lo dicono i numeri, i nostri ragazzi hanno un’alta percentuale realizzativa. Il problema non è riconducibile solo all’inefficacia di Gonçalo Ramos, ma risiede nella discontinuità della manovra offensiva. Il Milan è riuscito a concentrare quasi l’80% per cento delle conclusioni all’interno dell’area di rigore (65% la media della Serie A). Su 43 tiri quasi la metà sono stati tramutati in gol (21). Se davvero si riuscisse ad avere un’espressione offensiva più regolare, potremmo davvero ambire a traguardi più prestigiosi, che vadano cioè oltre alla qualificazione in Champions. Sono forse un inguaribile ottimista?