I motivi di un ritorno "quasi" impossibile: meglio investire sul nuovo Kakà
La mente e il cuore, da sempre due eterni rivali. Il dissidio interiore di chi vorrebbe qualcosa pur sapendo di scegliere male. Il sentimento contrastante del milanista in questo momento pensando al ritorno di Ricardo Kakà, conduce dritto al classico conflitto tra amore e ragione. Da un lato prevale il sentimentalismo di chi ricorda l’impresa di Atene, le battaglie sui campi europei, le fughe imprendibili dell’ex pallone d’oro. La mano sul petto e le dichiarazioni d'amore eterno. Dall’altro lato prevale la ragione, miglior strumento di valutazione, soprattutto al mondo d’oggi dove il business e le scelte di bilancio prevalgono sui sentimenti. Quando la società ha venduto il brasiliano per ripianare le casse del club, è sembrato a tutti una scelta insensata, considerando il valore e l’età del giocatore. I 64 milioni sembrarono pochi per un gioiello di rara bellezza. Ma dopo un anno e mezzo viene da pensare che la scelta del club fu azzeccata. Il giocatore infatti è incappato in una serie di infortuni che ne stanno minando la carriera. Già sul finire della sua esperienza con il Milan, Kakà fu sottoposto ad una serie di stop forzati che fecero storcere il naso a molti addetti ai lavori. Con i soldi di Kakà il Milan ha potuto risanare il buco in bilancio e ripartire. Così come fu per Sheva, il Milan pare ci abbia visto lungo. Sia il brasiliano che l’ucraino una volta lascito Milanello non hanno più brillato come quando erano in rossonero. Riportare Kakà al Milan costerebbe un sacrificio abnorme per il club che in questa fase di ricostruzione non può permettersi. Il Milan sta cercando di mantenere il suo bilancio in attivo, in vista del fair play finanziario, legge che livellerà il mercato di molti club. Il Real non lo cederà per meno di 35 milioni di euro. E puntare tanto su un cavallo di ritorno, conoscendo tra l’alto la cattiva tradizione con i “ritorni” in rossonero, non sarebbe per nulla consigliabile. Oltre al fattore economico e fisico, per Kakà bisognerebbe affrontare anche l’aspetto tecnico.
Il gioco del brasiliano al momento non corrisponde alle caratteristiche che mister Allegri sta cercando di impiantare al Milan. Con Ronaldinho dietro Ibra e Pato, il Milan ha trovato forse l’equilibrio giusto. Nelle ultime gare il Gaucho è tornato ad essere incisivo. Da rifinitore Ronaldinho gioca al servizio dei due attaccanti, cercando di metterli nelle migliori condizione per colpire. Lo stesso ex Barcellona ha recentemente dichiarato di trovarsi bene nella nuova collocazione. Allegri potrebbe aver risolto il rebus in attacco. Per gli amanti dei fantastici 4, meglio recarsi al cinema, perché al Milan raramente li vedremo tutti insieme, per fortuna! Una squadra sbilanciatissima non potrebbe che creare danni al centrocampo e alla difesa. Col triangolo Ronaldinho, Ibra e Pato, oppure Robinho a secondo delle esigenze, il Milan pare aver trovato l’assetto giusto, e sarebbe un peccato scombinarlo con l’arrivo di un giocatore che fa dell’ “assolo” l’arma migliore. Kakà non è un assit-man come lo è Ronaldinho. Le sgroppate di Ricardo possono essere sfruttate da un Milan che gioca in contropiede, non da una squadra che si affida al possesso palla. La cifra destinata al Real per riprendere Ricardo (circa 35 milioni) potrebbe essere investita per un astro nascente del calcio internazionale come Javier Pastore. Il “nuovo Kakà” è già un giocatore decisivo pur avendo solo 21 anni. Considerando i rapporti con Zamparini, e inserendo qualche giovane contropartita, il Milan potrebbe portare a casa un sicuro prospetto. La stessa cifra inoltre potrebbe essere investita per colmare le lacune in altri ruoli. Se i milanisti vogliono un Milan competitivo, bisognerebbe lasciare da parte i sogni e guardare al sodo. La società pare l’abbia fatto da qualche mese, riducendo gli stipendi e comprando un giocatore di assoluto valore come Ibra, il prossimo passo sarà quello di rinforzare difesa e centrocampo. Ricardo Kakà sarà sempre un grande rossonero, ma ormai appartiene al passato.
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