Il nostro caro Sinisa...Adli e Origi. Club sotto assedio

17.12.2022 00:00 di Mauro Suma   vedi letture
Il nostro caro Sinisa...Adli e Origi. Club sotto assedio
MilanNews.it

Era forte, diritto, duro. Ma era arrivato da noi con il sorriso di un ragazzino felice. Mai burbero, sempre disponibile. Ha fatto tutto quello che poteva con quello che aveva a disposizione per il Milan di quell'anno: ha difeso Cerci dai fischi dei tifosi, è andato a parlare con Balotelli in quel parcheggio nei pressi di Firenze, ha lanciato Calabria e Donnarumma, ha rivalutato Honda, ha fatto di Niang il punto di equilibrio di quel 4-4-2 che lo aveva salvato dall'esonero prima e che lo aveva portato poi a vincere il derby del 3-0 e ad avvicinarsi a fine febbraio alle zone Champions della classifica. Poi un incidente stradale, al termine di Milan-Torino 1-0, di Niang, lo aveva costretto a provare a vedere se Balotelli, Menez e Luiz Adriano ne avessero per caso ancora. No, non ne avevano. E ne fece le spese lui.

Questo è tutto il Sinisa che abbiamo vissuto, che ci siamo goduti, che ci siamo abbracciati in quel buon Natale di Ciampino dopo la vittoria di Frosinone. Tutto il Milan quella sera era felice, perchè arrivava il Natale e perchè Sinisa restava. Adesso che è finito tutto, fa male. Perchè Sinisa piaceva a tutti, anche a chi non segue il calcio abitualmente. Perchè in tutto quello che ci viene appallottolato quotidianamente da tv e social, anche i più lontani dal calcio, anche i più distratti, hanno potuto distinguere e percepire tutto il buono e il vero che c'era in lui. Ciao caro, carissimo, Sini.

Milan-Liverpool a Dubai? Partita fino al 2-1. Molto bene Adli e bravo Mirante. Migliorati Rebic e Saelemaekers rispetto all'Arsenal. Adesso spunteranno quelli che si tuffano nel baccanale della tragedia per i due contropiede concessi negli ultimi minuto dai ragazzini là dietro a Darwin Nunez, magari solo per il gusto di rinfacciarli ai soliti. Quelli che quando ci attaccano devono difenderci ma che quando perdiamo devono prendere i pomodori. Va bene così, non c'è problema. L'importante in questo periodo è lavorare bene, sulla condizione e sulla tonicità dei giocatori. Perchè la stagione riprende il 4 gennaio per noi, mentre per il Liverpool riprende il 22 dicembre ed era normale che fossero più avanti loro in termini di brillantezza atletica. Il risentimento muscolare di Origi? Spiace, ma stagioni così possono capitare. A tutti, nel Milan e fuori dal Milan come si può facilmente riscontrare. Anche Giroud un anno fa faceva dentro e fuori dagli infortuni. Avanti, senza fare tragedie, se possibile.

Infine, si vivono male questi venti di lentezza sulla questione stadio nuovo. E' arrivato il momento di dirci chiaramente una cosa. Il Milan negli ultimi due mercati estivi ha speso più di 100 milioni, senza fare cessioni di rilievo. Il club fa tutto quello che può per tenere competitiva la squadra e tenere sotto controllo i conti. Perchè con i costi ormai esplosi e folli del calcio di oggi, c'è il rischio di farsi male sul serio. Come vediamo nitidamente in giro. E allora quello che dobbiamo dirci chiaramente è che è arrivato il momento di smetterla di dare addosso alle società di calcio. Assediate dalle commissioni degli entourage, perseguitate dal Fair-play finanziario, deluse dalla lentezza con cui si valutano i progetti degli stadi nuovi e immobilizzate da diritti tv che un movimento calcisticamente arretrato e impaludato come il nostro non riesce a valorizzare compiutamente. Perchè esportiamo in giro per il mondo un calcio prodotto in stadi vecchi, un calcio stanco e non all'avanguardia.

Adesso che anche la Juventus dovrà fare calcio sostenibile e che quindi nel nostro movimento non ci saranno più le cicale multi-milionarie, deve arrivare il momento in cui i tifosi i soldi degli acquisti e dei rinnovi finiscano di chiederli a società che non li possono spendere da regolamento in primis e che non li generano dalle loro fonti di ricavo in secundis. Deve arrivare il momento in cui la classe politica del Paese che non dà strumenti alla quarta-quinta filiera industriale italiani e gli organi istituzionali del calcio non solo in Italia comincino a dare risposte. Perchè oltre i debiti che hanno, tutti (ricordo che il Milan è giustamente considerato virtuoso, ma ha comunque perso 66 milioni di euro, tanti soldi, nell'ultimo bilancio), i club italiani non possono più andare. Non si può vivere il calcio su due binari. I tifosi con i loro sogni di mercato e i club con le loro pene per il pagamento delle tasse di fine anno. Con buona pace di chi, da Marte, accusa club che negli ultimi anni hanno perso quasi 1000 milioni di euro, di voler fare speculazione. Ma, con tutto il candore natalizio possibile, ci siete o ci fate?