Milan operaio: bello e sprecone. Pato, la panchina ti ha punto nell’orgoglio ma Dinho…

Milan operaio: bello e sprecone. Pato, la panchina ti ha punto nell’orgoglio ma Dinho… MilanNews.it
lunedì 8 novembre 2010, 00:00Editoriale
di Pietro Mazzara

Premessa: il Milan ha meriato di vincere ma ha avuto la meglio su una squadra, il Bari, che è solo il lontano parente della squadra spumeggiante e spettacolare che nella passata stagione mise in ginocchio, almeno una volta, le grandi del campionato nostrano. Nonostante ciò, il Milan varato da Allegri ha fatto molto bene trovando grande disponibilità al sacrificio da parte di tutti i giocatori a partire dagli attaccanti che spesso e volentieri sono rientrati a dare una mano alla mediana. La novità più grossa, che alla vigilia sembrava destare molti dubbi, era la presenza contemporanea dei tre mediani a disposizione del tecnico e con l’esclusione, fino a pochi minuti dalla fine, di colui che è sempre considerato un intoccabile, ovvero Andrea Pirlo. Il Milan “operaio”, come è stato ridefinito da molti organi di stampa, ha messo in mostra grande cuore e grande intensità applicando un pressing asfissiante che non ha mai permesso agli uomini di Ventura di impostare la gara come avrebbero voluto, dando così continuità al gioco messo in mostra contro il Real Madrid, con continui raddoppi sul portatore di palla ed una squadra molto corta e compatta tra i reparti, fattori che non si vedevano dai tempi del primo Milan di Ancelotti. In terra pugliese si è visto un gran bel Milan, che ha dato l’impressione di poter chiudere la partita con estrema facilità e creando tantissime occasioni da gol senza però riuscire a sferrare il colpo del Knock Out per chiudere in maniera definitiva la gara. Robinho, Ibrahimovic e Pato si sono divorati occasioni che solo il punto del 3 a 1 messo a segno dal papero ha fatto passare in secondo piano ma la mancanza di cattiveria sottoporta rischia di essere un brutto fattore negativo che, alla lunga, potrebbe ritorcersi contro. La cattiveria, quella che non si vedeva da tanto, ce l’ha messa Alexandre Pato.

Il numero 7 rossonero, criticato da tre settimane a questa parte per lo scarsissimo rendimento fornito, è finito, almeno inizialmente in panchina e l’esclusione dall’undici titolare, in favore di Seedorf, che si è piazzato dietro Robinho ed Ibrahimovic, lo ha punto pesantemente nell’orgoglio ed il fatto di aver perso il posto da titolare, che sente suo di diritto, ha fatto si che sia entrato in campo con lo spirito giusto e quell’esultanza, rabbiosa ed un po’ polemica, è stata la dimostrazione di come il giocatore non aspettasse che il gol per risentirsi bene. Chi, invece, non è per nulla contento, è Ronaldinho. Il Gaucho è uscito scuro in volto dal San Nicola andando direttamente sul pullman e chiudendo la tendina per non avere alcun contatto con l’esterno. Il numero 80 sa di non essere al top e la panchina lo ha intristito e, stando ad alcune voci, pare che abbia capito che domenica sera, contro l’Inter, per lui non ci sarà una maglia da titolare. Ma i problemi dei singoli vanno in secondo piano quando la squadra inizia a girare. Palermo ed Inter diranno se è stato un fuoco di paglia oppure se la reazione di mercoledì scorso con il Real è stata la scintilla che ha dato la svolta al momento della squadra.