Milan: secondo posto in Italia, ed in Europa
C’è poco da fare, almeno in Italia, in una competizione lunga come la serie A, non resta che mettere nel mirino il solito obiettivo: la qualificazione, se possibile diretta, alla Champions League. E’ un problema di stoffa, per dirla alla Berlusconi, non di sarto, che anzi col materiale umano a disposizione ha fatto più del possibile: basti pensare al disfattismo estivo, paragonato alla situazione odierna, in cui è vero il tricolore è diventato utopia, ma c’è un secondo posto lì, vicino, da recuperare al più presto come traguardo importante visti i tempi che corrono. In Italia ormai vince chi spende di più, lo abbiamo capito, perché chi spende di più a furia di farlo ha imparato a farlo meglio, con idee e risultati migliori. E poi se l’intera campagna acquisti estiva si esaurisce a un solo vero nome (Huntelaar), o azzecchi il colpo o hai fallito tutto, non ci sono alternative. Purtroppo per chi ha il Milan nel cuore il caso in questione è il secondo. Per quest’anno, al di là di sogni ora troppo difficili, il secondo posto in classifica avrebbe davvero il significato di un successo. Discorso che forse varrà anche per i prossimi due anni, perché all’orizzonte rossonero non si vedono inversioni di tendenza, non si vedono mani che si avvicinano al portafoglio, si vedono pochi, pochissimi euro, una miseria rispetto a quelli che “l’altra squadra di Milano” siamo certi spenderà (giustamente o meno, lascio decidere a voi). I milanisti se non l’hanno ancora fatto se ne devono fare presto una ragione.
“Forse nel 2012 tutto questo cambierà” aveva detto Galliani non più tardi di un mesetto fa, a proposito della competitività del nostro campionato, ormai a senso unico da qualche anno. 2012 come spartiacque, speriamo, quando entrerà in vigore il fair-play finanziario, questa sì una buona invenzione di Platini. Da quel momento ogni club potrà spendere soltanto i soldi incassati, e allora sì in Italia gli equilibri, almeno sulla carta, cambieranno. Non voglio essere
disfattista e pessimista, anche perché il pallone è davvero rotondo e la storia del Milan ci ha insegnato anche nel recente passato che tutto è possibile. Soprattutto in Europa, che in tutto questo merita un discorso a parte: lì l’ampiezza della rosa conta, ma conta relativamente, lì il cuore e l’esperienza contato e contano tanto. Lì il Milan, rispetto all’altra squadra di Milano, ha probabilmente ancora qualcosa in più, difficile da definire, ma c’è e si sente. Ecco perché la stagione non è assolutamente da buttare, ecco perché fare un pensierino alla coppa dalle grandi orecchie non è poi così azzardato: la storia recente del Milan lo insegna, chi ha questa squadra nel cuore lo sa bene e non lo può dimenticare. Non so se è questione di DNA oppure se è la musichetta a rendere magica la squadra in questa competizione, quello che so è che bisogna davvero provare a rivincerla.
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