Zeman-Carrera: il terzo incomodo è un certo Conte. Mexes: ha voglia di far bene e non parte. Il Milan: i conti non consentono voli pindarici. Cassano e Pazzini: puntuali all'appuntamento o no?

Zeman-Carrera: il terzo incomodo è un certo Conte. Mexes: ha voglia di far bene e non parte. Il Milan: i conti non consentono voli pindarici. Cassano e Pazzini: puntuali all'appuntamento o no?MilanNews.it
sabato 18 agosto 2012, 00:00Editoriale
di Mauro Suma

Battuta ad effetto. Sferzante, netta, ben studiata, da titolo. Niente da dire. Quella di John Elkann su Zeman è destinata a passare alla storia. Dimostra che la rivalità con Zeman non è solo di popolo, in casa juventina, ma trova sponde anche ai vertici, anche al livello dell’alta dirigenza. Ma non solo: Massimo Carrera, da oggi, è molto più personaggio di ieri. E a proposito, quanto sarà stato contento Antonio Conte di leggersi titoli, occhielli e sommari a non finire sull’allenatore di Pechino? La battuta sull’allenatore che ha vinto in un giorno più di Zeman in trent’anni, è una risposta pepata a Sdengo o una investitura per Carrera? Non abbiamo la verità in tasca, ma da oggi in poi tanti striscioni e altrettanti stendardi da stadio inneggeranno a Carrera per tenere alta la rivalità anti-Zeman. Da come è diventato suscettibile alle guerre sante il tifoso juventino, c’è da credere che Carrera diventerà una specie di santino dopo la suprema frecciata di Villar Perosa. Poi ciascuno è libero di pensarla come crede. C’è chi non può che condividere, cronisticamente, quanto rivendicato a Carrera da John Elkann e chi ritiene invece che: punto primo, Zeman non avrebbe mai potuto vincere la Supercoppa Italiana perché certi poteri forti gli hanno sempre impedito di giocarla; punto secondo, che forse valgono di più un Campionato di C e due Campionati di B vinti battendo i duri campi della provincia negli anni della gavetta facendo tutto da solo e in povertà, piuttosto che vincere una Supercoppa alla quale si è qualificato un altro allenatore vincendo lo Scudetto. Ci sta tutto, ma la contrapposizione Carrera-Zeman oscura Antonio Conte e a sortire questo effetto è una frase della proprietà juventina. Niente male, insomma.

Philippe Mexes non verrà scambiato con Nicklas Bendtner. Non è vero che Mexes vuole lasciare il Milan, non è vero che ha litigato con l’allenatore e non è vero che la Società abbia problemi con lui. E’ vero, per via della paternità, Mexes non è arrivato in formissima in ritiro. Ma non è una colpa grave e la delicatezza dei motivi, strettamente personali e familiari, impongono di non giudicare e di non essere severi. Milanello lo sa perfettamente: Mexes, uno dei migliori in campo di Milan-Arsenal 4-0 nello scorso Febbraio, vuole dimostrare sul campo di poter essere assolutamente all’altezza della situazione. E vuole lasciarsi anche alle spalle un paio di errori del finale della stagione scorsa in cui è incappato per aver giocato molto dopo l’operazione al legamento crociato del ginocchio. Mexes c’è e anche con tante motivazioni. Proprio per questo, a meno di clamorosissimi colpi di scena, il mercato rossonero in difesa è chiuso.

E’ vero, forse fra Astori e Destro, fra Verratti e Balzaretti, e a guardar bene anche sul fronte Pizarro, qualche occasione la si è persa in casa Milan. Ma non è stata cattiva volontà. Il Milan sa che si può comprare benissimo negli ultimi giorni di mercato. Il Milan sa che gli esuberi tenuti nascosti dalle varie società, soprattutto dalle big, per l’intera sessione di mercato, vengono inevitabilmente alla luce nel finale. Ma il tempo stringe, i conti sono spietati e i soldi tutt’altro che molti. La priorità vera è una punta. E su un punto l’ambiente milanista e i tifosi sono concordi, vanno bene tutte tranne una. A quel punto tanto varrebbe restare così. Kakà? Quasi impossibile, ma sul serio. I miracoli possono sempre succedere, ma il Milan non può rischiare l’osso del collo finanziario per accollarsi un peso, pur importantissimo e carico di storia e d’affetto, come Ricky. E’ così per il Milan, ma non solo. I mercati di Juventus e Inter sono stati promossi dai media per via del colpo che sarebbe dovuto arrivare da un momento all’altro, ma in casa degli uni e degli altri non sono arrivati né Suarez, né Van Persie, né Lavezzi, né Lucas e ne Ramirez. Su quest’ultimo è arrivato primo il Southampton che ha alle spalle 7 stagioni di Serie B inglese. Alla fine la Juventus ha preso Isla e Asamoah, l’Inter Handanovic e Palacio e il Milan Montolivo e Zapata. Non è milanismo ad ogni costo, ma non riesco a vedere crateri di differenza. Vero, il Milan ha ceduto Ibra e Thiago. Ma se le altre avessero avuto grandissime offerte per i propri giocatori, in questa congiuntura avrebbero fatto la stessa cosa. Lo conferma la Roma con Daniele De Rossi.

Che succederà alla magica coppia del Cielo sempre più blu? Pazzano e Cassini, alla Samp, sotto la Sud che cantava, erano così un tutt’uno che i due cognomi venivano fusi l’uno nell’altro, come accadeva a Fedullo e Sansone nel grandissimo Bologna degli Anni Trenta. Erano diventati Fedone e Sansullo. Non divaghiamo: che accadrà? Appurato che la coppia non si ricomporrà sotto il cielo di Marotta, la cosa più probabile è che Giampaolo Pazzini vada alla Juventus e che Antonio Cassano resti al Milan. Se davvero dovessero ritrovarsi insieme al Milan, ne sarebbero felici entrambi. Ma la Juventus è nettamente in vantaggio sulla punta ex viola. Quel che appare chiaro è che le priorità di Pazzini sono due, Juventus e Milan. L’opzione Napoli, con tutto il rispetto per una città e una tifoseria meravigliose, non è contemplata dal Pazzo. L’importante è che se davvero, nella bagarre finale del mercato, Pazzini finisca clamorosamente al Milan, Antonio si faccia trovare puntuale all’appuntamento. Hai visto mai?