Abate contro Amorim, il futuro è già qui: Torino-Milan sfida tra idee, coraggio e nuove ambizioni

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Oggi alle 08:00Primo Piano
di Lorenzo De Angelis
Torino-Milan, sfida di prime volte e di maledizioni da cominciare a rompere dopo il recente, complicato, passato.

La sfida di oggi tra Torino e Milan non sarà una qualunque. Alla prima giornata di serie A si affrontano due tecnici giovani, entrambi all'esordio nel massimo campionato italiano: Ignazio Abate e Ruben Amorim. Separati da meno di due anni, i due tecnici condividono una filosofia offensiva e principi di gioco molto simili. Pressing, possesso e verticalità sono le basi dei rispettivi 3-4-2-1. La sensazione è che all'Olimpico Grande Torino si vedrà una partita aperta, senza squadra barricate nella propria metà campo. 

STESSE IDEE, PERCORSI OPPOSTI

Abate arriva al Torino in crescita, dopo le esperienze positive con Ternana e Juve Stabia. Amorim, invece, vuole rilanciarsi dopo le difficoltà vissute al Manchester Unted e considera il Milan l'occasione ideale per ripartire. 

I due si stimano: Abate ha elogiato il calcio aggressivo del portoghese, mentre Amorim ha ammesso di aver studiare attentamente il Torino. Anche nella gestione del gruppo esistono delle similitudini tra i tecnici: prima viene la squadra, poi il singolo. 

MODRIC CONTRO VLASIC, RAMOS SFIDA SIMEONE

La gara potrebbe decidersi soprattutto tra centrocampo e trequarti. Nel Milan, Modric guiderà la manovra con uno tra Musah e Jashari, mentre il giovane Alphadjo Cissé dovrebbe agire alle spalle di Gonçalo Ramos insieme ad una delle sorprese più piacevoli dell'estate di preparazione, Loftus-Cheek. Sulle fasce spazio a Chukwueze e a uno tra Estupinan e Bartesaghi, in attesa dell'esordio di Diego Moreira. 

Il Torino si affiderà invece a Vlasic tra le linee e a Simeone come riferimento offensivo. Per Abate ci sarà anche una componente emotiva: dieci stagioni da giocatore del Milan e un lungo passato nel settore giovanile rossonero, anche da allenatore. Amorim, invece, proverà a rompere la recente "maledizione portoghese" sulla panchina del Diavolo. Due storie diverse, ma una stessa occasione: dimostrare che la nuova generazione di allenatori è già pronta a prendersi la Serie A.