Allegri come Rijkaard, il dilemma è sempre il poker dattacco
Con gli arrivi di Ibrahimovic e Robinho sono stati molti, tra giornalisti e tifosi, ad inneggiare ai quattro attaccanti schierati contemporaneamente in campo, senza pensare all’equilibrio della squadra che si troverebbe con un baricentro troppo sbilanciato in avanti e con soli sei uomini di movimento, portiere escluso, a dover difendere la propria porta dalle offensive degli avversari. Allegri, che sprovveduto non è, lo ha capito ed ha detto chiaramente che i "Fantastici quattro", dal primo minuto, sarà difficile vederli anche perché, il Milan visto a Cesena, non sarebbe in grado di supportarli. Il tecnico toscano si trova a dover fare i conti, dunque, con lo stesso problema che ebbe Frank Rijkaard nell’estate del 2007 quando a Barcellona sbarcò dall’Arsenal Thierry Henry.
L’ex tulipano rossonero, dopo aver provato a far coesistere tutti e quattro i suoi "punteri", decise di tornare al 4-3-3 standard facendo ruotare le punte trovando, successivamente, l’equilibrio tattico senza l’estro di Ronaldinho che, nell’estate 2008 venne ceduto al Milan. Allegri deve cercare di trovare quella stessa formula che Rijkaard trovò con il suo Barça perché, a volte, un tris ben coperto è più forte di un poker annunciato.
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