Amorim-Fonseca, stessi sfoghi e stesse accuse. Cos'è rimasto di Milan?
Non è il massimo della vita cominciare un pezzo con due blocchi di testo carichi di dichiarazioni, ma è importante andare a rileggere cosa diceva Paulo Fonseca due anni fa, soprattutto alla luce di quello che ha detto Ruben Amorim al termine di Milan-Ferencvaros 0-2.
MILAN DELUDENTE, ANCHE FONSECA STRIGLIAVA LA SQUADRA
"Io so che lavoro tutti i giorni per fare bene e insegnare alla squadra. Non so se tutti in squadra possono dire questo. Abbiamo l’ambizione di arrivare qui e dare tutto… e non l’abbiamo fatto. Quando entriamo in una partita decisiva come questa e abbiamo questo tipo di atteggiamento, senza dare tutto per questa maglia, le cose sono difficili. Abbiamo l'obbligo di dare tutto. Si può sbagliare un passaggio, ma è difficile guardare questo. Mai mi fermerò. Io ho la coscienza a posto. Se ci sarà bisogno di portare i ragazzi della Primavera o di Milan Futuro, lo farò. Senza problemi. Non è una questione tattica e tecnica. Arriviamo qui e in una partita decisiva abbiamo questa sensazione di non fare tutto per vincere. Questa è la peggiore sensazione. La nostra squadra è una montagna russa. Oggi stiamo bene, domani non lo so. È impressionante. La squadra deve capire che questo non può succedere".
Queste sono le parole dell'allenatore portoghese dopo Milan-Stella Rossa 2-1, di Champions League nel dicembre 2024.
REAL MADRID-CAGLIARI COME INTER-FERENCVAROS
"La gente non capisce quanto sia difficile giocare contro le squadre italiane. Il Monza gioca uomo su uomo a tutto campo, il Cagliari farà uguale. Quelle partite sono più difficili per noi rispetto a quelle contro il Real Madrid".
"Sono più preoccupato oggi (vigilia di Cagliari-Milan, ndr) che alla vigilia col Real. In partite come quella col Real la cosa più brutta che può accadere è che non si abbia coraggio. È importante rimanere con le cose buone fatte a Madrid, con quello spirito e coraggio, ma a Cagliari sarà una partita diversa, dobbiamo essere un'altra squadra. Il giorno dopo ho smesso di pensare a Madrid e mi sono concentrato sul Cagliari, è una partita molto importante e avremo molto meno spazio".
Dichiarazioni di Paulo Fonseca dopo Real Madrid-Milan 1-3 e prima di Cagliari-Milan, partita finita poi 3-3.
LO SFOGO DI AMORIM, UN COPIONE GIÀ VISTO
"Non c’è spiegazione. Non c’è niente che io possa dire, soprattutto sul primo tempo. Non ricordo un altro primo tempo così. Si tratta di ambizione, concentrazione, ambizione. Abbiamo regalato opportunità, abbiamo fatto regali stupidi. Non eravamo preparati per giocare a calcio stasera. È difficile dire qualcosa per spiegare. Semplicemente non siamo stati pronti nel passare dal derby a quest’altra competizione. Quando giochi con la maglia del Milan hai una responsabilità e non puoi presentarti così. Probabilmente anche io non ho fatto in modo che la squadra scendesse in campo pronta. Dobbiamo lavorare sul nostro modo di vedere il calcio e su come approcciamo le partite. Non ci sono scuse stasera, non c’è niente che io possa dire. Di solito ho tanto da dire per difendere la nostra squadra, questa sera no. Dobbiamo essere più umili e capire cos’è successo. Anche l’anno scorso questa squadra ha avuto problemi analoghi. Dobbiamo trovare una soluzione. Stasera non siamo stati pronti, non siamo stati coraggiosi. Se non vinciamo dobbiamo fare di tutto per ribaltarla e non l’abbiamo visto. Tutti devono allenarsi come Pavlovic. Lui è pronto a morire in allenamento. È un buon esempio. A volte quando i giocatori non iniziano dall’inizio hanno delle difficoltà. Ma non ci sono scuse, avremmo dovuto vincere anche con chi ha cominciato da titolare”.
Queste invece sono le dichiarazioni di Ruben Amorim dopo Milan-Ferencvaros 0-2 dell'altra sera.
Le rose, quella del Milan 2024/25 e del Milan 26/27 sono profondamente diverse e ci sono pochi calciatori in comune. L'atteggiamento e la mentalità - che Amorim ha definito "da provinciale" - sono rimaste le stesse. A Milanello ci si esalta per il big match e poi si affronta il resto della stagione con sufficienza e arroganza. Come se in campo, con la maglia rossonera, scendessero campioni del mondo o vincitori di svariate Champions League a cui si potrebbe anche giustificare - forse - un atteggiamento del genere. La storia recente invece racconta di una realtà totalmente diversa. Il lavoro in cui si è imbarcato Amorim è immenso. Non si tratta solo di una questione tecnica o tattica, ma qui si toccano anche aspetti sociali, ambientali, mentali e di consapevolezza di sé e di quello che succede attorno al Club. La strada è spaventosamente lunga. La speranza è che prima o poi qualcuno riesca in questa impresa titanica. Fino ad allora, di AC Milan rimane soltanto il nome.
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