Attacco, l’ora è giunta: basta profili “a medio costo”. Chi più spende meno spende, a Casa Milan ne prendano atto
Chi più spende meno spende. E un proverbio abbastanza condivisibile, ma che evidentemente a Casa Milan non seguono. Pagandone poi le inevitabili conseguenze. Negli anni il modus operandi delle due proprietà americane, prima Elliott e poi RedBird, è diventato chiaro: spendere quello che si guadagna differenziando gli investimenti. Non siamo ad Economia 1 o robe del genere, ma è palese quale sia la filosofia del club: investire su più fronti per ridurre il rischio economico e massimizzare poi le future plusvalenze. Meglio un giocatore da 100 o cinque da venti? Per il Milan degli ultimi anni evidentemente la soluzione da scegliere è la seconda, perché così si ha più possibilità di "azzeccare" il colpo e di conseguenza avere margini maggiori di guadagno in caso di futura cessione. Oppure, di ridurre i danni nel caso in cui i giocatori non dovessero rendere come previsto.
Che poi il costo del cartellino è abbastanza relativo: quello che è assolutamente importante è lo stipendio. Furlani, nel case study di Harvard, l'aveva detto senza peli sulla lingua: "Vendere un giocatore per 70 milioni di euro è un grande affare, soprattutto nel contesto di un business complessivo che genera 400 milioni di euro di ricavi. Ma se prendiamo quei soldi e li reinvestiamo, ad esempio, in quattro giocatori che costano ciascuno 20 milioni e tutti si rivelano terribili, quegli asset tendono rapidamente a perdere valore e non saremo quindi in grado di rivenderli: la gestione finanziaria della nostra squadra è estremamente importante. A volte si tratta semplicemente di come strutturiamo il contratto. Il giocatore sbagliato acquistato per 50 milioni con il contratto sbagliato può valere zero dopo un anno, ma il giocatore sbagliato con il contratto giusto potrebbe comunque valere 30 milioni".
Dal punto di vista economico può avere senso. Anzi, sicuramente avrà senso. Dal punto di vista sportivo invece? Il campo ci racconta che negli ultimi 10 anni, dai 33 milioni spesi per il cartellino di Carlos Bacca, il Milan non ha più azzeccato l'investimento per la punta tolti Giroud e Ibrahimovic. Non c'è neanche bisogno di dire che Olivier e Zlatan sono stati due unicum, due campioni a fine carriera che hanno dato un ultimo, enorme, sussulto per amore della maglia rossonera. Buttarli all'interno della progettualità sarebbe un po' offensivo per l'intelligenza di chiunque. Fermo restando che tutti firmerebbero per andare a pescare ogni anno un Ibra, un Giroud o un Modric, è altresì evidente che affidarsi a calciatori che vanno per i 40 è un correttivo che può durare 12/24 mesi e difficilmente di più.
E quindi si può constatare che con questa mentalità che vuole evitare rischi si è comunque andati a pescare male ed in modo un po' sconclusionato, spendendo comunque di più rispetto al "mega" investimento sulla punta che tutto l'ambiente si aspetta da anni. Se l'Atletico Madrid, che fattura all'incirca come il Milan, va a spendere 70 e più milioni per una certezza come Julian Alvarez i rossoneri non possono spendere di più per portare a Milanello Nkunku, Morata e uno sfortunatissimo Santi Gimenez. Il trio, senza contare gli stipendi e i bonus, sono costati 37, 17.2 e 30.2 milioni di euro per un totale di 84.4 milioni di euro. In due anni Alvarez ha segnato 46 gol, i tre attaccanti del Milan 19. Poi Morata è stato dato via senza fare minusvalenza e lo stesso probabilmente potrà accadere anche con Nkunku e Gimenez, ma a che prezzo? È proprio vero che chi più spende meno spende.
Poi è logico che anche l'investimento da 60-70 milioni può non funzionare, il calcio non è una scienza esatta, ma è talmente ovvio, si veda Rabiot, che quando vengono presi i giocatori "forti" allora poi i risultati sono migliori. Per alcune cose questo sport è veramente semplice e sembra sciocco doverlo sottolineare a chi va a farsi intervistare per i case study di Harvard, ma tant'è: i giocatori forti portano soldi e vittorie, i giocatori medi difficilmente portano soldi e vittorie. Al massimo continuano a far girare questo "cash flow" tanto caro a Cardinale, ma i tifosi sono interessati ai trofei e ai campioni, non al flusso di cassa o al tetto stipendi da rispettare.
Riflessioni importanti da fare in vista dell'estate, anche se la speranza che ci possa essere il cambio di rotta necessario è abbastanza flebile. Eppure i dati e i fatti sono lì, facilmente consultabili e osservabili da tutti. A Casa Milan prendano nota.
Vi lasciamo con una lista di tutti gli attaccanti arrivati a Milanello nelle ultime dieci stagioni che hanno floppato e al loro costo del cartellino.
STAGIONE 25/26
Nkunku 37 milioni
STAGIONE 24/35
Santi Gimenez 30,2 milioni
Alvaro Morata 17,2 milioni
STAGIONE 21/22
Marko Lazetic 4,9 milioni
STAGIONE 18/19
Krzystof Piatek 35 milioni
Gonzalo Higuain 10,2 milioni (prestito sei mesi)
STAGIONE 17/18
André Silva 34,6 milioni
Nikola Kalinic 27,5 milioni (prestito+riscatto)
STAGIONE 16/17
Gianluca Lapadula 9,50 milioni
STAGIONE 15/16
Luiz Adriano 14 milioni
TOTALE 220,1 MILIONI

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