Chuk-who? Perché Samu non sta funzionando nel Milan di Stefano Pioli

Chuk-who? Perché Samu non sta funzionando nel Milan di Stefano PioliMilanNews.it
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venerdì 8 marzo 2024, 20:00Primo Piano
di Manuel Del Vecchio

Dov'è finito Samu Chukwueze? L'ultima "apparizione" del nigeriano risale al 22 febbraio, quando il Milan perde, ma passa il turno, in Europa League contro il Rennes in terra bretone. 29 minuti per il nigeriano, che anche lì non riesce a lasciare nessun tipo di segno. Due giorni dopo mister Pioli, in conferenza stampa, è tranchant rispondendo a chi gli chiedeva delle differenze tra Chris Pulisic e l'ex Villarreal: "Hanno le stesse caratteristiche, giocano nella stessa posizione. Però Pulisic fa gol, fa assist e lavora. Chuku deve fare gol, assist e lavorare".

Non c'è niente di assurdo in queste dichiarazioni, se non la forma: difficilmente abbiamo visto il tecnico rossonero, sempre pronto a proteggere i propri giocatori da eventuali critiche esterne, esporsi in questo modo. Qui ovviamente entra in gioco un fattore chiave, che ovviamente non può essere messe in discussione: l'allenatore, insieme a staff e collaboratori, è l'unico a vedere i calciatori giornalmente e a giudicare il loro operato in allenamento. Se c'è quindi motivo di insoddisfazione chi è fuori da Milanello non ha niente a cui potersi aggrappare: la logica e la realtà ci dicono di doversi fidare del giudizio del mister.

Fatta questa premesse, che sicuramente ha un peso specifico nello scarso utilizzo del nigeriano, si arriva ad un qualcosa che fortunatamente (o sfortunatamente, dipende dai gusti) tutti hanno la possibilità di vedere, osservare, analizzare e giudicare: il modo di giocare del Milan di Stefano Pioli e cosa è richiesto ai calciatori nei rispettivi ruoli fisicamente, tecnicamente e tatticamente. Ci sono considerazioni da fare su quello che Pioli vuole dai suoi esterni offensivi e anche come questa situazione, seppur differente in diversi aspetti, si vada ad incrociare con quella di altri giocatori rossoneri del recente passato. Posto che non è un discorso con cui si vuole accusare e/o difendere nessuno, proviamo a capire perché Samuel Chukwueze non sta funzionando nel Milan di Stefano Pioli.

L'idea tattica presentata da Pioli in estate e nelle prime uscite stagionali, che poi nel corso del tempo ha visto qualche cambiamento dovuto anche all'enorme mole di infortuni, è parsa subito diversa rispetto a quanto proposto nelle stagioni passate. Si è andati su un assetto più offensivo, che andasse ad esasperare alcune situazioni per far sì che i calciatori più importanti in rosa, tra vecchi e nuovi, potessero sprigionare il loro strapotere fisico e tecnico o in campo aperto o in situazioni di duello individuale con avversari impossibilitati al raddoppio. Lo si vede tanto nella fase costruzione, che porta tanti giocatori sopra palla (sia per non permettere agli avversari un pressing efficace e sia per creare densità offensiva), quanto in quella di non possesso, con la squadra che risulta poco legata e compatta (lo dicono i dati su lunghezza e larghezza media) e più propensa a subire ripartenze veloci. High risk/high rewards, un sottile equilibrio condizionato troppo dalla condizione fisica e mentale di chi scende in campo, che di conseguenza non ha un'ancora di salvezza come un'organizzazione solida, visto che il piano partita dei rossoneri è spesso troppo situazionale. Semplificando: le idee di Pioli non sono giuse o sbagliate a prescindere, e l'efficacia delle stesse dipende troppo dal risultato di tanti duelli individuali in tutte le zone del campo.

I calciatori quindi sono spesso isolati, proprio per scelta. Un Leao, un Theo e perfino un Pulisic, arrivato quasi in sordina ma si è già imposto come uno strepitoso leader tecnico, riescono a trarne beneficio. Altri, proprio come Chukwueze, si ritrovano in un sistema che non premia il loro modo di giocare a calcio. Il nigeriano, che l'anno scorso ha fatto registrare numeri che l'hanno incoronato tra i migliori dribblatori d'Europa, è stato considerato, e a questo punto si può dire a torto, come una sorta di "fratellino" di Leao. Rafa, che quest'anno sta migliorando enormemente nel gioco associativo e nella creazione di occasioni chiave, si trova perfettamente a suo agio anche in situazioni di isolamento e di mancanza di aiuto da parte dei compagni. Chukwueze, no. In Spagna, campionato diverso con avversari diversi, riusciva a diventare una spina nel fianco soprattutto nell'ultimo terzo di campo e soprattutto quando riusciva ad avvicinarsi all'area di rigore.

Al Milan invece gli esterni offensivi sono chiamati ad un lavoro molto particolare: devono essere un sbocco di gioco quando si prova a far uscire palla dalla difesa (quante volte abbiamo visto Pulisic scendere fino alla linea dei centrocampisti?), devono essere capaci di ricevere spalle alla porta, parecchio distanti dall'area avversaria, e soprattutto c'è bisogno della loro giocata in dribbling per risalire il campo quando non c'è possibilità di appoggio. Si vede spesso e volentieri Leao scappare via a due o più avversari come se fosse la cosa più normale del mondo, quando invece di normale non c'è proprio nulla. Non stiamo dicendo che Pioli chieda a Pulisic e Chukwu le stesse cose che si vedono fare a Rafa, ma quello che fa il portoghese rimane un benchmark importante. Pulisic, che per tecnica e lettura delle varie situazioni probabilmente non ha eguali in rosa, riesce a districarsi pur avendo carattristiche diverse da Rafa; Chuk, ad oggi, non riesce invece ad essere efficace allo stesso modo quando è costretto ad uscire dalla sua zona di comfort.

Tracciare una linea che aiuti a capire dove iniziano i demeriti del calciatore e finiscono quelli del piano di gioco e dell'allenatore è difficile, ma è comunque importante riconoscere che un giocatore pagato 20 milioni (+8 di bonus), voluto fortemente dai dirigenti, seguito da tante squadre europee e che con il Villarreal aveva fatto vedere giocate strepitose non è di certo scarso come in tanti vorrebbero farlo passare. Anche perché quando è riuscito a mettersi in situazioni in cui il suo essere molto associativo veniva premiato si sono viste cose interessanti, come una verticalità spiccata a premiare l'inserimento della mezz'ala nell'half space: dote tanto preziosa quanto difficile da trovare. 

Dall'altro lato è comunque indicativo il minutaggio che gli è stato concesso nelle ultime uscite: anche contro il modestissimo Slavia Praga, in 11 contro 10, il numero 21 non ha visto il campo. E domenica, contro l'Empoli, non è sicuro che giochi dall'inizio nonostante la squalifica da Leao. E quindi il discorso può allargarsi e andare oltre le caratteristiche, il ruolo e le richieste dell'allenatore. Il giocatore ha l'atteggiamento giusto? In allenamento riesce a far venire il dubbio a Pioli? Come si è inserito nello spogliatoio? Come ha vissuto il passaggio in un nuovo paese? Quanto sta soffrendo la Serie A? Domande per nulla accusatorie, ma che comunque possono dare un quadro ancora più completo della situazione.

Infine cos'hanno in comune Chukwueze, Paquetá e De Ketelaere? Molto e al contempo, poco. Tutti calciatori talentuosi che, anche per motivi esterni e per colpe proprie, tra atteggiamento e mancanza di flessibilità, hanno avuto enorme difficoltà ad adattarsi ai dettami di Stefano Pioli. Soprattutto i primi tre, a testimonianza di come i ruoli offensivi delle idee del parmense siano strutturati e complessi, a volte anche cervellotici. Lo vediamo con Loftus-Cheek trequartista, spesso quasi più avanzato di Giroud, con Pulisic messo sulla linea laterale del campo quando il meglio di sé lo offre in zone più centrali e così via. È un discorso che non deve dare alibi particolari ai calciatori, che possono vedere una situazione del genere come un'opportunità per ampliare il proprio bagaglio, ma che allo stesso tempo testimonia una poca flessibilità dell'allenatore, che soprattutto quest'anno è andato verso l'estremizzazione di concetti già particolarmente radicali.

Per concludere, non ci sono assoluti: da una parte ci si aspettava che Chukwueze potesse essere decisamente più incisivo, così come hanno fatto diversi suoi compagni arrivati in estate, dall'altra è difficile dare giudizi definitivi quando chi allena ha una concezione di quel tipo di ruolo decisamente particolare. Quel che è certo è che un investimento così ingente, anche se siamo in una fase della stagione in cui l'allenatore, avendolo dimostrato anche in passato, si fida solo dei suoi "fedelissimi", non può essere abbandonato così. In estate, visto il possibile cambio di guida tecnica, si potrebbe aprire un nuovo capitolo della storia rossonera di Samuel Chukwueze. Nel caso, dovrà essere bravo, molto più bravo di quest'anno, a farsi trovare pronto.