Ancelotti cuore di tigre

Ancelotti cuore di tigreMilanNews.it
© foto di Giacomo Morini
sabato 15 gennaio 2011, 08:00Terza pagina MilanDay
di Milan Day

Così recitava lo striscione che veniva esposto in Curva Sud nel settore occupato dai Commandos Tigre ad ogni gara casalinga del Milan per tutte le stagioni in cui ha indossato a nostra maglia, perché Carletto sin dal primo momento dimostrò quello spirito guerriero che tanto piace a tifosi.
Una vera tigre Carlo Ancelotti, capace di reagire ad ogni colpo infertogli dalla sorte, ad ogni avversità, ad ogni critica, ed anzi in grado di rinascere ogni volta più forte di prima.
Il senso della fatica e del sacrificio glielo aveva insegnato papà Giuseppe, che da piccolo aiutava nel duro lavoro dei campi, mentre dalla madre Cecilia aveva imparato a non piangersi addosso ed a reagire alle sventure, perché in fondo lui a fare il calciatore era stato baciato dalla fortuna e che “..al mondo parecchi soffrono e stanno peggio , e devi imparare a guardarti indietro..”.
Queste parole gliele pronunciò verso la fine del 1981 mentre era in un letto d’ospedale con un ginocchio in frantumi, quando per un fallo del fiorentino Casagrande al giovane e talentuoso Ancelotti il mondo sembrò improvvisamente meno bello di quello che aveva visto fino ad allora.

Da due anni era un perno del centrocampo della Roma di Liedholm, ed ormai era lanciatissimo anche nella Nazionale italiana di Bearzot che si accingeva a partecipare alla vittoriosa campagna spagnola del 1982.
Quel infortunio gli fece perdere quel Mondiale, ma non gli fece perdere la voglia di tornare in campo a riprendersi il suo posto.

Farà in tempo a tornare ed a mettere la firma sullo storico secondo scudetto giallorosso, ma la sorte decide di metterlo nuovamente a dura prova nel dicembre del 1983: uno scontro con Cabrini e salta l’altro ginocchio, fuori un altro anno.
Qualcuno pensa che stavolta è la fine, ma non ha fatto i conti con “Terminator” Ancelotti.
Torna nella Roma di Eriksson, continua a vincere, si batte come un leone e riconquista la Nazionale (nel 1986 partecipa alla fase finale del Mondiali in Messico).

I più giovani, che hanno conosciuto solo l’Ancelotti allenatore, possono così facilmente capire che le critiche e le cattiverie gratuite subite da tecnico non lo scalfiscono minimamente.
Ancelotti sopporta tutto, perché alla fine sa benissimo che a vincere sarà lui.
Non lo ferma nulla!

Alla fine della stagione ‘86/’87 il presidente giallorosso Dino Viola commette un grave errore di valutazione, e pensando di aver ormai spremuto tutto dal fisico di Carletto, decide di cederlo al Milan di Berlusconi.
Lo vuole fortissimamente Arrigo Sacchi: il tecnico di Fusignano sa benissimo che per creare un Milan vincente deve consegnare le chiavi del centrocampo a Carlo Ancelotti.
Il tecnico spinge forte, ed il patron milanista decide di regalarglielo all’ultimo minuto dell’ultimo giorno del mercato estivo (all’epoca bisognava consegnare i contratti nella sede della Lega, e per fare in tempo, nel traffico milanese venne usato un motorino!).
Sarà l’acquisto più importante del Milan di Sacchi, l’uomo che più di ogni altro riuscirà a dare il giusto equilibrio tattico al nascente squadrone milanista.

Ancelotti era un grande, grandissimo centrocampista, dotato di grandi qualità fisiche ed atletiche, fortissimo in interdizione, con uno spiccato senso tattico ed ottime capacità tecniche... (continua)