Il vice Ibra servirà a giugno 2021 e il Milan finirà la corsa in Champions. Perché Calhanoglu non fa dichiarazioni come Donnarumma prima della Fiorentina?

03.12.2020 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Il vice Ibra servirà a giugno 2021 e il Milan finirà la corsa in Champions. Perché Calhanoglu non fa dichiarazioni come Donnarumma prima della Fiorentina?
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Dice Stefano Pioli, rivolto ai cronisti che glielo chiedono, a proposito della necessità di prenotare per gennaio un vice Ibra: “Per favore non mettetemi ansia”. Risposta azzeccata e che segnala anche la pessima abitudine di qualche opinionista di augurare il peggio a Ibra dopo quei due gol di Napoli che sono delle gemme per chi ama il calcio. È utile toccare ferro. Ma ora bisogna andare oltre la risposta di Pioli. Perché -è bene fissarlo come premessa -con un Milan finalmente rifiorito in classifica e nelle esibizioni, crescono le aspettative e di conseguenza anche le ambizioni e le esigenze tecniche del team. Se nell’estate scorsa, dove tra l’altro non c’era molto tempo a disposizione, la presenza nella rosa di Colombo e Daniel Maldini potevano costituire una scelta in traiettoria con il piano industriale della proprietà, oggi alla luce dei risultati conseguiti cambiano anche le esigenze. Colombo e D. Maldini in un Milan domani da Champions devono andare a giocare per acquisire lo spessore che per esempio ha acquisito Matteo Gabbia in questi mesi.

Mi assicurano che il merito principale è stato di Marco Giampaolo: quando si pensava di mandarlo in prestito, chiese invece di confermarlo e di lasciarlo a Milanello spiegando che “lavorando potrà sbocciare”. Ha avuto occhio. Ogni tanto un riconoscimento a Giampaolo va reso. Dal prossimo anno allora, il vice-Ibra deve diventare un argomento di grande attualità e la soluzione uno delle trattative da completare. Riportando invece i riflettori sugli incontri riferiti ai rinnovi contrattuali che sono nell’agenda di Maldini e Massara, c’è da registrare una novità. E cioè l’agente di Calhanoglu ha finalmente capito che oltre a spargere in giro segnali di fumo, sarebbe cosa santa e giusta, sedersi al tavolo con la dirigenza milanista per discutere. Che l’appuntamento sia fissato nelle prossime settimane, mi sembra già un buon indizio.

Nel frattempo l’interessato dovrebbe comportarsi proprio come Gigio Donnarumma. Il portierone, prima di affrontare la Fiorentina e realizzare un paio di strepitosi interventi, ha dichiarato urbi et orbi, “di voler restare al Milan e il mio agente sa quello che deve fare”. Come dire: ho già espresso la mia volontà a Raiola. Di Calhanoglu mancano invece dichiarazioni in tal proposito. E soprattutto mancano spiegazioni di quel viaggio a Torino, a casa del suo connazionale juventino, che qualche malumnore ha provocato presso la tifoseria milanista.

Se le richieste di Calhanoglu saranno ragionevoli -quindi non i 6/7 milioni come qualcuno strombazzava dando fiato ai giochini dell’agente, cosa questa poco meritevole per la categoria giornalistica- allora è possibile che intervenga un accordo di massima. Anche perché poi dipenderà proprio dal rendimento in campo se Calha e compagnia tra qualche mese potranno rientrare nel circolo nobilissimo della Champions league. Ricordiamo che il Milan è assente dalla coppa che fu definita “l’habitat naturale” dalla bellezza di 7 anni.