L'anticipo di Galli - Mercato e giovani: Africa, Europa e territorio

L'anticipo di Galli - Mercato e giovani: Africa, Europa e territorioMilanNews.it
Oggi alle 00:00Editoriale
di Filippo Galli

Tutti si aspettavano l’arrivo di Mateta per rinforzare l’attacco, visto il protrarsi delle precarie condizioni di Pulisic, di Leao e dell’ormai lungodegente Gimenez. Anche l’ingresso di Disasi dal Chelsea, il difensore centrale che avrebbe dovuto rinforzare un reparto bisognoso dal punto di vista numerico, è saltato o, forse, non è mai stato vicino a realizzarsi. Di fatto in difesa abbiamo quattro giocatori per tre maglie più Odogu, oggetto ancora misterioso. Vero è che, come già detto, Bartesaghi è adattabile a braccetto e poi c’è mister Allegri che, in caso di emergenza, saprà inventare qualcosa con il solito acume. 

Dunque, come valutiamo la finestra invernale di mercato che ci ha portato soltanto il panzer Füllkrug? È una valutazione per la quale mi avvalgo anche del lavoro fatto con Luca Villani, attento osservatore del calcio giovanile rossonero, per il blog “La complessità del calcio”. Perché il Milan, a fari spenti, si è mosso molto sul mercato dei giocatori molto giovani, destinati – tranne forse in un caso – a quel Milan Futuro che, nel secondo anno della sua esistenza, sembra indicare più un progetto complessivo che la sola squadra che milita nel campionato nazionale di Serie D.

Vediamo, allora, quali e quanti sono questi ragazzi individuati in giro per il mondo dagli scout rossoneri, nella speranza di ricavarne, come sogniamo noi tifosi, dei veri giocatori da Milan o, come forse sogna qualcun altro, qualche plusvalenza da player trading.

ALPHADJO CISSÈ: dribbling e forza

Il più noto dei giocatori acquistati è sicuramente Alphadio Cissè, nato in Italia da una famiglia di origini guineane nel 2006. Lo voleva il PSV, anzi, era quasi fatta: il Milan si è inserito all’ultimo momento, per un esborso che tra fisso e variabile supera i 10 milioni. A vendere è stato l’Hellas Verona, che lo aveva ceduto in prestito al Catanzaro, in serie B, dove il Milan lo lascerà fino a fine stagione e dove ha già giocato 21 partite e segnato 5 gol. Alto 1,81, al Catanzaro (che gioca prevalentemente con un 1-3-5-2) viene schierato da mezzala, a volte anche da seconda punta e più raramente da esterno offensivo in caso di attacco a tre. In sostanza il suo ruolo è quello un giocatore prevalentemente offensivo, capace di puntare l’uomo e di passare sia a destra che a sinistra, in virtù di una buona tecnica ma soprattutto di una forza fisica e di una “gamba” impressionanti che gli permettono, nei dribbling, di reagire al ritorno del difensore e andarsene sgommando. Titolare in Serie B a 19 anni e già nel giro della Nazionale Under 21, è sicuramente un giocatore con ottime prospettive: il prossimo anno potrebbe assaggiare direttamente il Milan (idealmente da seconda punta) oppure andare in prestito, ma in serie A. Cissè, neanche a farlo apposta, si è infortunato nel suo Catanzaro durante la prima partita dopo il passaggio al Milan: è un peccato interrompere la sua bella stagione, speriamo che torni presto in campo.

EL HADJ MALICK CISSÈ: centimetri in difesa

Il secondo Cissè di questa lista (ne abbiamo anche un terzo, Maiga-Hamadoun Cissè, centrocampista centrale della Primavera) è El Hadj Malick Cissè, classe 2008, proveniente dalla Be Sport Academy in Senegal. È un difensore centrale di piede destro alto 1,92 (qui le fonti discordano un po’, trattandosi di un giocatore poco seguito dai media e probabilmente ancora in evoluzione fisica) e anche per lui il Milan ha dovuto superare la concorrenza di diversi club stranieri, fra cui il Barcellona: stando a Transfermarkt, per farlo ha sborsato 2 milioni di euro. Il suo palcoscenico più importante è la nazionale senegalese Under 17, che ha guidato da capitano nel recente mondiale di categoria. Da quello che si può vedere, è un giocatore molto sicuro delle sue doti fisiche, coraggioso nell’anticipo ma anche deciso nei contrasti, e che non ha paura di ricevere il pallone. Ovvio, fin qui è stato tutto facile: ora dovrà confrontarsi con il calcio vero. Non sarà aggregato al Milan Futuro di Massimo Oddo, dove avrebbe preso il posto in rosa di Matteo Dutu, ma alla Primavera di Mister Renna e speriamo di vederlo presto in campo.

MAGNUS DALPIAZ: il terzino eclettico

Sempre in difesa, c’è da registrare l’arrivo di Magnus Dalpiaz. Nato in Austria il 20 febbraio 2007(attenti, fra poco è il suo compleanno) proviene dal settore giovanile del Bayern Monaco, che ha mantenuto una clausola di riacquisto: il Milan lo ha preso in prestito con diritto di riscatto. Dalpiaz giocava nel Bayern II, squadra che milita nella Regionalliga Bayern, di fatto la quarta serie del campionato tedesco, in pratica come la nostra Serie D: il suo destino è esattamente lo stesso, visto che completerà la stagione nel Milan Futuro. È un terzino destro alto 1,85: su di lui non ci sono molte informazioni ma appare come un giocatore forte fisicamente, tanto che finora si è facilmente adattato a giocare anche come difensore centrale. Lo abbiamo visto in campo negli ultimi minuti della partita fra Milan Futuro e Virtus Ciserano (persa per 0-1): Magnus è entrato al posto di Cappelletti e ha lasciato buone impressioni, attaccando con caparbietà il fondo nell’assalto finale.

JACOPO SARDO: pronto per l’uso

Spostandoci verso il centrocampo, incontriamo il giocatore più anziano dell’intero lotto. Si tratta di Jacopo Sardo, classe 2005, centrocampista centrale di 1,86 proveniente dal Monza, ma nato a Roma dove si è formato calcisticamente. La sua uscita dalla Primavera della Lazio nel 2024 per andare al Saarbrücken era stata un piccolo caso nel mondo del calcio giovanile, tante erano le aspettative su di lui. Rientrato in Italia, nella prima parte di questa stagione, a Monza ha collezionato una serie impressionante di presenze in panchina (dove avrà fatto amicizia con il nostro Kevin Zeroli, nel frattempo passato alla Juve Stabia, dove ha ritrovato il suo mentore, Ignazio Abate): evidentemente questo ragazzo si è incagliato in una fase del suo processo formativo ed è troppo maturo per il calcio giovanile e (forse) troppo acerbo per la prima squadra, cui sembrava destinato in maglia Lazio. Forse il passaggio dal Milan Futuro potrebbe aiutarlo a sbloccarsi: la prima buona notizia è che da quando è arrivato a Milano ha sempre giocato; la seconda è che è nel giro della Nazionale Under 20: qualcuno, evidentemente, ci ha visto della qualità. 

ARON BABAJ: il centrocampista lungo

Aron Babai, per contro, è l’acquisto più prospettico di tutta la finestra di mercato. È nato nel 2009a Prishtina, proviene da una squadra che si chiama Prishtine e Re e gioca nella massima divisione kosovara: il giovanissimo Aron, quindi, ha assaggiato la “Serie A” (con molte virgolette) addirittura quindicenne. Suo padre, per inciso, è un ex-giocatore ed è anche l’allenatore della squadra, ma confidiamo che Aron non abbia goduto di favoritismi e si sia guadagnato i gradi sul campo, come ha fatto peraltro nella Nazionale Under 17 del suo paese. Al Milan risulta aggregato alla formazione rossonera Under 18. Di lui sappiamo che è un centrocampista centrale alto 1,89 (e data l’età potrebbe crescere ancora), una tipologia di giocatore in linea con le istanze del calcio contemporaneo, che premia la fisicità e i centimetri.

YAHYA IDRISSI-REGRAGUI: tecnica e fantasia

Chiudiamo questa carrellata con Yahya Idrissi-Regragui, classe 2007, nazionalità marocchina, nato a Watford e, proveniente dal settore giovanile del Chelsea. Regragui, alto 1,79, è un giocatore di fantasia e tecnica, capace di giocare in tutti i ruoli della trequarti: esterno sui due lati, trequartista centrale, seconda punta. Il suo piede naturale è il destro (e ama quindi in modo particolare partire da sinistra), ma tira e crossa anche di sinistro se c’è l’occasione; ha movenze rapide, dribbling, visione di gioco. Formalmente risulta aggregato al Milan Futuro (inteso come squadra) ma possiamo immaginare che dia un contributo anche alla Primavera. 

FILOSOFIA CAMBIATA?

Che cosa significa questo attivismo del Milan nel calcio giovanile? A mio avviso è un buon segno. Innanzitutto, come accennato in apertura, l’espressione “Milan Futuro” è mutata di significato rispetto all’anno scorso: il Milan Futuro è sempre la squadra Under 23, o la squadra B, come vogliamo chiamarla; ma è anche un concetto più ampio (lo si evince dal testo dei comunicati stampa ufficiali), un progetto che riguarda la selezione e la formazione di giocatori giovani da avviare al calcio professionistico. In questo senso va proprio la campagna acquisti fin qui descritta: un anno fa, il Milan Futuro (inteso come squadra) era stato rafforzato a gennaio con giocatori fuori quota per irrobustire la rosa e renderla più adatta a lottare nel calcio fisico della Serie C allo scopo di mantenere la categoria (obiettivo poi fallito). Erano arrivati, ad esempio, l’attaccante Andrea Magrassi (1993) e il centrocampista Simone Branca (1992), entrambi ancora in rosa, oltre a Ettore Quirini e Simone Ianesi, più giovani ma già provenienti da squadre di Serie C. Quest’anno, al contrario, niente veterani e tante scommesse. Anche l’obiettivo è cambiato: il Milan Futuro non deve più lottare per la permanenza in una categoria e, anzi, il prossimo anno verrà comunque ripescato in Serie C. Ma, quel che mi pare di capire, è cambiata la filosofia: meno attenzione al risultato in termini di punti in classifica, più attenzione alla crescita dei giocatori. E basta ascoltare le parole di mister Renna dopo ogni partita della Primavera per capire che questa filosofia riguarda tutto il mondo Milan Futuro (inteso questa volta non come squadra ma come progetto).

Bene, quindi: sono curioso, come tutti, di vedere quali di questi giocatori sbocceranno nel calcio professionistico. Detto questo rimango dell’idea che il Milan non debba abbandonare l’attenzione al territorio, cioè a giocatori formatisi in Italia e ancor meglio in Lombardia, come Bartesaghi e Gabbia, e cresciuti nel nostro settore giovanile. Non lo dico, ovviamente, per campanilismo sterile o, peggio, per ostilità verso chi viene da fuori: sono un cittadino del mondo, come chiunque ami lo sport e creda nei suoi valori universali. Ma per tenere alto il senso di appartenenza, l’identità della nostra squadra, per crescere milanisti e non solo calciatori occorre continuare a lavorare in termini di selezione e formazione a partire dall’attività di base. Il valore di dieci anni trascorsi nel nostro settore giovanile è inestimabile e in esso risiedono e possono trovare sublimazione tutti gli aspetti del talento.

La responsabilità di chi governa veramente questo ecosistema (Jovan Kirovski, sport development director del Milan? Vincenzo Vergine, direttore del settore giovanile? Igli Tare? Allegri stesso? Purtroppo questa società non brilla per chiarezza degli organigrammi né per fluidità comunicativa) è davvero grande. Faccio gli auguri a chi ha il meraviglioso compito di sviluppare talenti rossoneri (un compito che ho svolto con passione per tanti anni) e spero di rivedere a tempo debito questi ragazzi, e tanti altri, sul prato di San Siro.