La bufera Elliott-Milan ha prodotto le seguenti risposte: comanda il fondo e i soldi sono suoi. Perché conviene lasciar partire Calha e puntare sui rinnovi di Gigio, Ibra e Kessiè

19.11.2020 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
La bufera Elliott-Milan ha prodotto le seguenti risposte: comanda il fondo e i soldi sono suoi. Perché conviene lasciar partire Calha e puntare sui rinnovi di Gigio, Ibra e Kessiè

È stata una settimana bollente per il Milan. A dispetto della sosta per le nazionali, è cominciato un balletto sul conto dell’azionista Elliott concluso -per ora- con la nota del suo portavoce di martedì sera che afferma d’averne il controllo con il 96% delle azioni. Mi chiedo: un colosso come Elliott con un patrimonio di 41 miliardi di dollari da gestire, coinvolto sul fronte italiano anche in Telecom, può permettersi il lusso di affermare in modo perentorio un dato societario infedele? Secondo me no. Andiamo avanti con una premessa essenziale: ci sono state inchieste giornalistiche di gran pregio (Gerevini sul Corsera, il sito calcioefinanza) e queste vanno rispettate perché dietro c’è un lavoro investigativo e conoscenza della complessa materia finanziaria. Poi c’è stato Report che ha promesso una puntata rivelatrice e ha finito col riproporre spezzoni di servizi datati chiusi con la richiesta di interviste. In questo il responsabile della trasmissione ha rovesciato l’onere della prova: non è lui che deve dimostrare di avere l’osso in bocca, ma sono Elliott e il presidente del Milan Scaroni a “dover” fornire spiegazioni concedendo le interviste richieste. Negli Usa, patria del giornalismo d’inchiesta, succede esattamente il contrario. Prima scavo, trovo, poi ti sottopongo i documenti e ti chiedo di spiegare.

Resoconto finale. Siamo partiti da inquietanti quesiti (chi comanda al Milan?, chi tira fuori i soldi?) per arrivare alle seguenti conclusioni, riconosciute dagli stessi giornalisti sopra citati: Elliott comanda a casa Milan con un cda la cui maggioranza è sua espressione, suoi sono i soldi fin qui sborsati per sovvenzionare il club (e sono tanti, oltre 650 milioni). L’uomo della strada e il tifoso rossonero erano arrivati alle stesse conclusioni facendosi alcune domande ingenue. La pima: com’è possibile che Elliott finanzi una società senza averne il controllo? La seconda: Gazidis, Maldini, che sono i manager del Milan, quando devono concludere operazioni che prevedono cospicui investimenti (tipo Tonali per intenderci) parlano con i due brocker di minoranza o piuttosto con Londra, famiglia Singer e affini? Il resto è un reticolato di accordi che s’intrecciano e nei quali è facile smarrirsi.

I rinnovi. Il secondo argomento di giornata è rappresentato dai rinnovi dei contratti. Maldini aveva lasciato intendere che in questi giorni di sosta del campionato avrebbero potuto spuntare novità. Di sicuro il club ha una strategia che ci sentiamo di condividere. E cioè: priorità assoluta ai rinnovi di Donnarumma e Ibra, uno perché è il portiere dei prossimi 10 anni, l’altro perché ha dimostrato di essere utilissimo alla causa nonostante l’età. Se c’è da fare un sacrificio economico in tempo di Covid lo si deve fare per Gigio. Non certo per Calhanoglu che ha un agente molto pretenzioso il quale ha sbagliato la comunicazione di queste ultime settimane. Si può arrivare da quasi 3 milioni a 4 milioni che è un bel prendere, certo non accogliere la richiesta di 6-7 milioni che per il bilancio sono 12-13 e per 3 anni diventano circa 40 milioni. Con 40 milioni di questi tempi di vacche magrissime puoi comprare fior di giocatori. Anche perché l’altra priorità sarà Kessiè. E mentre un altro nel ruolo del turco, di pari valore, e forse anche più forte e continuo, si può trovare, un secondo Kessiè non si è ancora visto.