Milan, quando il cuore non basta
Di certo non si potrà dire che non si sia fatto tutto il possibile per portare a casa il bottino pieno e per mantenere le comunque flebili speranze di vivere l'ultimo mese di campionato da protagonisti.
L'impegno non è mancato, i ragazzi di Leonardo hanno spinto fino all'ultimo secondo, ma è stato un assalto improduttivo, quasi sterile; chiaro, un po' di buona sorte in più non sarebbe stata demeritata, come in occasione della traversa di Antonini.
Ma, a conti fatti, tra primo e secondo tempo sono state troppo poche le situazioni pericolose create dalle parti di Muslera, quasi mai costretto a sporcarsi i guantoni sulle conclusioni rossonere. L'attenuante delle 10, dicasi 10, contemporanee defezioni (8 per infortuni più gli squalificati Pirlo e Ronaldinho) a cui il tecnico rossonero ha dovuto far fronte si sono rivelate un prezzo troppo salato da pagare per un gruppo di calciatori che sta tirando la carretta da metà agosto.
Quasi nulle le alternative a disposizione di Leo, che oggi si è trovato costretto a proporre (almeno nella prima frazione) uno schieramento del tutto inedito che prevedeva la presenza di Abate e Seedorf sulle fasce e due interditori puri come Ambrosini e Flamini in mezzo al campo. La conseguenza più evidente è stata una circolazione di palla soporifera e priva di spunti, con Zambrotta e Antonini non sufficientemente propositivi e in affanno sui tentativi di ripartenze laziali.
Imbrigliato il fantasista olandese, non in una delle sue serate di maggiore vena, sono venuti a mancare i rifornimenti per le due punte, obbligate molto spesso a giocare spalle alla porta o a svariare su tutto il fronte alla ricerca di ossigeno. Se poi non hai neanche la capacità di difendere l'unico gol realizzato contro una squadra tutt'altro che irresistibile, è evidente che risulti riduttivo aggrapparsi alla sfortuna e ai molteplici problemi fisici.
Due punti negli ultimi tre match, due dei quali a San Siro, stanno ad evidenziare una difficoltà palese ad avvicinarsi in maniera ficcante alle aree di rigore avversarie; sarà una casualità, anzi no, che negli ultimi 6 impegni ufficiali (5 turni di serie A e l'infausta gara di Manchester in Champions League) il Milan sia andato a referto solo in quattro occasioni. E stasera, per giunta, c'è stato bisogno di un tiro dal dischetto di Borriello. In tutte le partite sopraccitate, dicevamo, è sempre venuto a mancare Pato, l'unico uomo in grado di cambiare il passo di una formazione che altrimenti rimane monocorde e finisce inevitabilmente per attorcigliarsi attorno a se stessa.
-7 alla fine di un torneo che rimane comunque emozionante grazie alla grandiosa risalita della Roma, rilanciata soprattutto nel morale dall'impresa all'Olimpico di sabato, e nel quale i nostri, ne siamo certi, battaglieranno fino in fondo, finché non sarà l'aritmetica ad emettere i suoi verdetti.
Si riparte da Cagliari per mettere al sicuro la terza posizione in classifica e non perdere ulteriore terreno dalla coppia di testa. In fondo il cuore ed il carattere non sempre basteranno, ma sicuramente aiutano a vivere meglio. E a mantenere accesa la fiammella della speranza.
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