Origi: ammettere l'errore non è peccato. Tasse serie A e questione stadio: perché RedBird e Scaroni non si ribellano?

22.12.2022 00:00 di Franco Ordine   vedi letture
Origi: ammettere l'errore non è peccato. Tasse serie A e questione stadio: perché RedBird e Scaroni non si ribellano?
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Maignan e Origi sono due casi spinosi. Ho l’impressione che le condizioni del polpaccio del portiere francese abbia fatto scattare l’allarme in chi aveva già “prenotato” Sportiello dall’Atalanta, a fine contratto, nel giugno 2023. La complicazione tradita da Mike lungo la strada della completa guarigione ha portato a due mosse: 1) esami clinici per capire cosa è successo a quel muscolo; 2) provare ad accelerare l’arrivo di Sportiello. L’Atalanta, dal suo canto nicchia perché, nel frattempo avrebbe dovuto reclamare Carnesecchi dalla Cremonese (lasciato in prestito) ottenendo però un garbato (oltre che legittimo) ma deciso no da parte di Ariedo Braida. In questi casi è inutile cincischiare in attesa di pagare il prezzo dovuto: se sei martello picchia, se sei incudine subisci.

Seconda spina nel fianco: Origi. Se per ogni partita che disputa, si deve poi fermare per affaticamento muscolare tre-quattro settimane, allora conviene dichiarare pubblicamente d’aver commesso un errore e puntare su qualche altra pedina. Nel calcio ammettere un errore -che poi sarebbe uno, al massimo due (Mandzukic)- non è peccato. Origi ha fatto gol col Monza e si è fermato, ha giocato la prima amichevole a Dubai e si è fermato. Così è inutile tenerlo. Serve un acquisto-ponte.

Caso MESSIAS- C’è un altro esponente della rosa che è uscito dai radar: si tratta di Messias. Continua a entrare e uscire dall’infermeria e questo significa non poter fare affidamento alcuno su di lui. Anche qui il nodo va tagliato: o ci si arrende dinanzi a questo rendimento in certo, altrimenti è bene cominciare da ora a pensare a un cambio radicale per la prossima stagione. Qui vale la pena concludere: o si pensa che davvero sia possibile il recupero sul Napoli dopo averlo sventolato nelle interviste, e allora si interviene in tal senso, oppure si recita la parte e allora alla prossima.

Stadio e tasse. La vicenda stadio sta diventando un gomitolo politico. Ogni intervento in materia, da Sgarbi a La Russa, si attorciglia sempre di più. È il caso di esaminare, seriamente questa volta, l’opzione Sesto San Giovanni per due motivi: 1) perché così finisce la “melina” di palazzo Marino; 2) perché così si scopre che l’Inter, da sola, non è in grado nemmeno di far fronte al fitto da versare al comune e ancor meno ai lavori di ristrutturazione in vista delle olimpiadi invernale 2026 in modo da mettere a questa pantomima insopportabile di chi fa finta di non conoscere le condizioni economiche-finanziarie di quel club.

TASSE- L’inserimento nella manovra del governo Meloni dell’emendamento Lotito ha consentito ai club di serie A di spalmare in 60 comode rate (lungo 5 anni quindi) con l’aggiunta di una mora del 3%, il proprio debito contratto con il fisco. Di cosa si tratta? Degli oneri riservati allo stato in occasione del pagamento degli stipendi durante la pandemia e non solo. Per andare sul concreto: c’è chi ha versato solo il netto degli stipendi ai propri calciatori rinviando il resto. E con ciò è stato consentito a lor signori di utilizzare le somme risparmiate per altri scopi. Ditemi se non è questo un tentativo palese di alterare l’equa competizione, concetto assai caro al ministro Abodi. Perché non c’è nessuno del Milan che solleva questo argomento?

BENNACER- Da quel che si capisce, incontro interlocutorio con Enzo Raiola per il rinnovo di Bennacer. L’algerino vuole restare, ha l’handicap di non godere del decreto-crescita, quindi l’offerta di Maldini è più bassa rispetto a Theo, 3,8 milioni. La richiesta è ferma a 4,5. Non faccio pronostici: dico solo che l’avvento di Raiola non è mai una buona notizia!