Paolo va sempre dall'altra parte. Beati voi che vivete a Narnia...

11.06.2022 00:00 di Mauro Suma   vedi letture
Paolo va sempre dall'altra parte. Beati voi che vivete a Narnia...
MilanNews.it

Ti svegli al mattino e senti dai titoli dei grandi Tg nazionali che i grandi nomi vanno solo dagli altri...Pogba...Lukaku...ma provi subito la contro sensazione. Embè? Grandi giocatori, massimo rispetto. Ma ormai è chiaro a tutti che il Milan fa altro rispetto alla media dei grandi competitor. Il Milan non fa le cose vecchie e "tradizionali" del nostro calcio. Grandi nomi, per la piazza, per le griglie, per i pronostici estivi; grandi soldi da far girare, per la gioia degli ultras delle super commissioni; ritorni al passato, perchè tanto si è sempre fatto così, e quelli che parlano di progetti, visioni e strategie (cioè noi...) sono solo degli apprendisti stregoni...In ogni caso per carità, fate pure, largo agli altri, ai super favoriti, ossequi ai big di ritorno. Noi torniamo nel nostro, torniamo nei ranghi. Noi torniamo quelli che "lo scudetto se lo giocano Inter e Napoli tanto il Milan non può reggere e ormai e fuori dalle balle" (vero Nicola Berti?), noi torniamo quelli della scorsa estate che avevano perso 10-15 punti per le partenze del portiere e del turco, noi torniamo quelli di fine gennaio quando la Juve ha preso Vlahovic, l'Atalanta si riprenderà e il Milan che non ha preso nessuno uscirà dalle prime 4. E adesso qui torno serio: c'è voluto tanto coraggio cinque mesi fa. Niente difensore, noi abbiamo Kalulu. Tutti, nella norma, nella media, un giocatore l'avrebbero preso per tranquillizzare l'ambiente. Noi no, Lui no. Senza nessun tipo di ruffianeria, ma da quando è al Milan non c'è una sola intervista in cui Paolo Maldini abbia parlato di ex, di storia, di valori, di bandiera. Tutte le volte che prende la parola, parla di polpa, calcio, mercato, rafforzamento. Apprendere che tra Gerry Cardinale e lui è scattato subito un buon feeling, fa molto piacere. Perchè da quando è al Milan, Paolo ha preso Bennacer e Krunic quando tutti gli dicevano di non prenderli perchè erano retrocessi, ha preso Theo quando tutti gli dicevano di non prenderlo perchè tanto un terzino non serviva visto che c'era Ricardo Rodriguez, ha preso Tonali quando tutti gli ridevano in faccia perchè tanto era già dell'Inter e quando lo ha preso davvero si sono fatti una "faccia" nuova dicendo che tanto all'Inter non avrebbe fatto il titolare, ha creduto in Leao quando tutti gli dicevano che era come Niang e che era indolente, ha preso Tomori quando non sapevano cosa dirgli perchè non sapevano nemmeno chi fosse, ha per l'appunto creduto in Kalulu quando tutti gli dicevano che doveva a tutti i costi prendere un difensore. Adesso chissà cosa continueranno a dirgli e lui chissà quanto continuerà a non ascoltarli.

Ogni tanto mi capita di invidiare quelli che vivono a Narnia. Per loro c'è sempre una soluzione, una prova di forza. C'è la semifinale di coppa Italia col Milan e "loro", cioè noi, giocano in casa all'andata. Che problema c'è'... cambiamo la regola e i gol in trasferta non valgono più doppio, così non c'è più il rischio che finisca come nel 2003. C'è l'arrivo in volata per il titolo e se si arriva a pari punti vince il Milan per la regola dello scontro diretto? Ma anche qui che problema c'è...si cambia la regola e si gioca lo spareggio, cos'è questa cosa dello scontro diretto... Ecco vedi, loro sì, che sono forti politicamente, e noi invece? Noi invece ce ne freghiamo, ecco la mia risposta. Noi non vogliamo essere forti politicamente, non ce ne frega niente di esserlo. Noi abbiamo scelto di essere altro. Se esistono istituzioni disponibili ad essere dominate dal più furbo, dal più amico, dal più avvezzo e non ispirate dal più autorevole e dal più innovatore, facciano pure. Noi non sappiamo se vinceremo o non vinceremo, ma sappiamo che siamo altro. Ben altro. Noi siamo quelli che non prendiamo i giocatori per la pressione della piazza e dei media, atmosfere sia ben chiaro create ad arte perchè se sei sotto pressione sei più disponibile alle pratiche care ad un certo modo di fare. Noi siamo quelli che i ricorsi non li fanno, che gli orari di gara li commentano ma li rispettano, che certe decisioni arbitrali le deglutiscono ma non le drammatizzano, che le plusvalenze non le fanno, che i bilanci non li strozzano, che a modelli societari appesantiti da accordi e da debiti ne preferiscono uno snello e sinuoso. Noi siamo quelli che sì al giocatore funzionale e in grado di inserirsi nel gruppo e nel progetto, noi siamo quelli che no al giocatore che deve guadagnare sette, otto, nove, dieci, perchè una volta in un'altra squadra ha fatto bene. Poi se a Narnia sfornano per gli ultras delle redazioni un nome al minuto e noi invece lavoriamo cauti, intensi, pancia a terra e silenziosi, se ne faranno tutti una ragione. Invidiamo quanto sono belli, ricchi ed effimeri, ma un attimo dopo torniamo al nostro di calcio, che è quello del campo, del gioco e del futuro.