Primi ovunque: se un Milan così giovane e bello lo avesse costruito Berlusconi... Inter fuori dall'Europa: vantaggi in campionato? La favola incredibile di Paolo Rossi

11.12.2020 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Primi ovunque: se un Milan così giovane e bello lo avesse costruito Berlusconi... Inter fuori dall'Europa: vantaggi in campionato? La favola incredibile di Paolo Rossi

Praga dà una gioia alle seconde linee rossonere, ma anche soddisfazione al lavoro quotidiano che consente di mandare a Praga una squadra al limite dello sperimentale, capace di interpretare il copione con i propri mezzi e le proprie possibilità. Conquistando un primato nel girone inatteso e preziosissimo. Ottime le conferme dei singoli e dell’impianto di gioco. Mentre vi godete Hauge, in primis, ma anche qualche altra buona sensazione dalla difesa, da Tonali e dai due “Primavera” (Maldini e Colombo), io penso a Krunic che - al netto di un paio di svarioni finali quando era sfinito - ha ripreso fiducia. Comunque, ogni volta che penso al Milan così giovane e così bello, mi sale un po’ di rimpianto pensando a quanto avrebbe potuto fare Berlusconi dal 2012 in poi seguendo la linea verde con i suoi mezzi e la sua lungimiranza, ridimensionando ambizioni e programmi ma potendo iniziare un percorso che i tifosi avrebbero assecondato e sostenuto con amore: quell’amore che il Presidente aveva esaurito, ben prima dei soldi da investire...

Milanisti, juventini e non solo, si sono scatenati negli sfottimenti dopo l'eliminazione dell'Inter dall'Europa. In sottofondo, però, una litania su cui qualcuno si è soffermato: liberi da impegni infrasettimanali, da febbraio i nerazzurri avranno vantaggi in campionato? Le prime due riflessioni riguardano la struttura della squadra di Antonio Conte (molto sgradevole nel suo dopo-partita con lo Shaktar, quindi giustamente bacchettato dai media e, su Sky, da Fabio Capello e Billy Costacurta) e le ripercussioni psicologiche di un flop così cocente. L'Inter è alle prese con assenze costanti che riguardano il coronavirus, ma anche la preparazione affrettata dopo una sosta estiva estremamente ridotta. Questa è una roulette russa che investe peraltro molti club, a partire dal Milan. Al di là di questo, è l'identità di squadra che latita: sulle ali delle reazioni nervose, i nerazzurri danno il meglio di loro quando sono in svantaggio o in momenti di crisi, il che per esempio ha prodotto quella mini-striscia di 3 vittorie consecutive tra campionato e Champions una settimana fa soltanto, oltre a qualche rimonta impossibile in partite singole. Quando saltano gli schemi e bisogna andare all'arrembaggio, pescando dalla panchina tutti i cambi possibili, l'Inter ha davvero pochi rivali. Diversa è la storia quando è chiamata a fare la partita: alcuni nuovi acquisti non hanno ancora reso secondo le aspettative (Kolavrov, Vidal, Hakimi), altri non si sono mai inseriti (Eriksen), Lautaro è sottotono da mesi, la fase difensiva è sempre sotto esame. 

Prima di buttare tutto a mare, penso che la scintilla possa scoccare da un momento all'altro. Le rivali devono temere un ricompattamento dello spogliatoio e una crescita graduale, nella condizione e nelle prestazioni individuali. A prescindere dal flop in Europa e dagli eventuali vantaggi nel giocare una partita la settimana (ma con una rosa così ampia le esclusioni creano sempre qualche fastidio), sono le potenzialità nerazzurre a dover suscitare rispetto e timore sportivo nelle avversarie.

Con Paolo Rossi è assurta a leggenda una delle storie più estemporanee della storia del calcio: Pablito è diventato re universale in sole 4 partite, al Mundial del 1982 in Spagna dopo essere riuscito a usurpare il posto a Ciccio Graziani che era stato titolare nelle prime 3, tutte pareggiate. Argentina (Pablito non segnò), Brasile, Polonia e in finale la Germania,regalarono invece 4 vittorie chiare e insospettabili agli azzurri tra i quali il mattatore assoluto divenne quel centravanti toscano che aveva fatto faville nel Vicenza e nel Perugia, prima di approdare alla Juventus e al Milan, dove tra il 1981 e il 1986 non avrebbe mai più raggiunto i picchi di rendimento di quel Mondiale. Fama e gloria di Paolo, esploso già nel Mondiale argentino del 1978, sono quindi sostanzialmente legate a una decina di partite tutte in maglia azzurra, tra il 1978 e il 1982, perché la Nazionale era la sua vera squadra di appartenenza. Lo ricordo umile, simpatico, gradevole e sempre pacato nelle conversazioni calcistiche. Disponibile e amabile con la gente e con i colleghi. E questo di lui, con i suoi gol e i nostri sogni di quelle notti, porterò sempre nel cuore.